Atlante delle lingue

Lingue dell’antichità

Persia antica

Iran · da Ciro il Grande a Firdusi

Il persiano si può seguire per iscritto lungo due millenni e mezzo: dalle iscrizioni cuneiformi dei re persiani, attraverso il medio persiano dei rilievi rupestri sasanidi, fino al persiano di oggi. Eppure l’impero achemenide parlava molte lingue. I suoi funzionari scrivevano in elamico e in aramaico, e i suoi re facevano incidere le proprie iscrizioni tre volte, in antico persiano, elamico e babilonese. Queste iscrizioni trilingui divennero la chiave per la decifrazione della scrittura cuneiforme.

Un impero di molte lingue

L’impero persiano degli Achemenidi sorse intorno al 550 a.C., quando Ciro II il Grande, sovrano della Perside (l’odierna provincia di Fars nell’Iran sud-occidentale), sconfisse i Medi. Ciro conquistò poi la Lidia in Asia Minore e, nel 539 a.C., Babilonia; suo figlio Cambise II vi aggiunse l’Egitto. Sotto Dario I (regnò 522–486 a.C.) l’impero si estendeva dall’Egitto e dall’Egeo fino alla valle dell’Indo ed era il più vasto impero del suo tempo.

Non aveva un’unica lingua di Stato. Le iscrizioni reali venivano di solito incise tre volte, in antico persiano, elamico e babilonese, e in Egitto anche in geroglifici. Gli uffici del cuore della Persia tenevano i propri registri soprattutto in elamico, mentre l’aramaico era la lingua della comunicazione scritta tra le province. Il persiano stesso, la lingua della casa regnante, veniva scritto di rado, e quasi solo sui monumenti reali.

La tomba di Ciro II il Grande (morto nel 530 a.C.) a Pasargade, la città regia di Ciro nella Perside, Iran sud-occidentale.
La tomba di Ciro II il Grande (morto nel 530 a.C.) a Pasargade, la città regia di Ciro nella Perside, Iran sud-occidentale. Foto: Truth Seeker, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

L’antico persiano

L’antico persiano appartiene al ramo iranico delle lingue indoeuropee. È una delle due lingue antico-iraniche che hanno lasciato testi continui (l’altra è l’avestico) ed è strettamente imparentato con il sanscrito. I suoi parlanti lo chiamavano ariya, ‘ario, iranico’; dalla stessa parola deriva il nome dell’Iran. L’antico persiano, il medio persiano e il persiano moderno sono tre fasi di una sola e medesima lingua.

I testi in antico persiano sono pochi. Si tratta soprattutto di iscrizioni reali da Dario I ad Artaserse III (VI–IV secolo a.C.), rinvenute in Iran, Iraq, Turchia, Armenia ed Egitto. Le iscrizioni degli ultimi Achemenidi si discostano tanto dalla lingua di Dario da essere definite ‘pre-medio persiano’. L’antico persiano prese in prestito molte parole dall’affine lingua meda, della quale non sopravvivono testi: ‘cavallo’ in antico persiano è asa, ma nelle iscrizioni compare anche il medo aspa.

Rilievo sulla scalinata orientale dell’Apadana, la sala delle udienze di Persepoli: le delegazioni delle terre sottomesse portano doni al re, qui vasi e coppe. L’Apadana fu iniziata da Dario I e completata da Serse I.
Rilievo sulla scalinata orientale dell’Apadana, la sala delle udienze di Persepoli: le delegazioni delle terre sottomesse portano doni al re, qui vasi e coppe. L’Apadana fu iniziata da Dario I e completata da Serse I. Foto: Phillip Maiwald, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

Behistun: tre lingue su una sola rupe

Dario I salì al potere nel 522 a.C. in mezzo alle rivolte scoppiate dopo la morte di Cambise II. Secondo il suo stesso racconto combatté in un solo anno diciannove battaglie contro capi che si erano proclamati re. Fece incidere la sua versione degli eventi nella parete calcarea di Behistun (oggi Bisotun; antico iranico *Bagastāna, greco Bagistanon, ‘luogo del dio (degli dèi)’), circa cento metri sopra l’antica strada da Babilonia a Ecbatana. L’iscrizione misura circa 15 × 25 metri: il testo antico persiano conta 414 righe in cinque colonne, quello elamico 260 righe in otto colonne e quello babilonese 112 righe.

Il testo era destinato a circolare in tutto l’impero. In Egitto è stata trovata una traduzione aramaica su papiro risalente al regno di Dario II. Per la decifrazione del cuneiforme Behistun ebbe un ruolo molto simile a quello della Stele di Rosetta per i geroglifici; come Henry Rawlinson la copiò e come grazie a essa si riuscì a leggere il babilonese è raccontato nella pagina sulla Mesopotamia.

Il rilievo sopra l’iscrizione di Behistun (provincia di Kermanshah, Iran occidentale): Dario I, con un arco in mano, posa il piede sullo sconfitto Gaumata; dietro di lui stanno due dignitari, davanti a lui nove ribelli legati, e in alto si libra una figura alata di solito interpretata come Ahura Mazda. La scena è circondata da riquadri di testo cuneiforme.
Il rilievo sopra l’iscrizione di Behistun (provincia di Kermanshah, Iran occidentale): Dario I, con un arco in mano, posa il piede sullo sconfitto Gaumata; dietro di lui stanno due dignitari, davanti a lui nove ribelli legati, e in alto si libra una figura alata di solito interpretata come Ahura Mazda. La scena è circondata da riquadri di testo cuneiforme. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons

adam Dārayavauš xšāyaθiya vazraka xšāyaθiya xšāyaθiyānām

adam
io
Dārayavauš
Dario
xšāyaθiya
re
vazraka
grande
xšāyaθiya xšāyaθiyānām
re dei re (-ānām = genitivo plurale)
Io (sono) Dario, il gran re, re dei re…Così inizia l’iscrizione di Behistun (DB I 1); l’antico persiano qui non esprime il verbo ‘sono’. Le parole sono separate dal segno obliquo 𐏐. Il nome Dārayavauš viene interpretato come ‘colui che tiene saldo il bene’; i Greci ne fecero Dareios. Il titolo ‘re dei re’ sopravvisse all’impero di mille anni: i re sasanidi si chiamavano šāhān šāh, e xšāyaθiya divenne šāh.

Una nuova scrittura per il persiano

La scrittura antico persiana somiglia al cuneiforme mesopotamico, ma è un sistema diverso. I segni venivano incisi nella pietra e sono solo poche decine: 36 segni fonetici, otto logogrammi (segni per parole intere, il cui uso era facoltativo), un divisore di parola obliquo e i numerali. Né le forme né i valori dei segni furono ripresi dalla scrittura babilonese; la maggior parte degli studiosi considera questa scrittura un sistema nuovo creato deliberatamente. Si scrive da sinistra a destra.

Quando e per iniziativa di chi sia stata creata è oggetto di discussione. A Behistun (colonna IV, righe 88–92) Dario dice di aver fatto eseguire l’iscrizione ‘in ario’ (passo conservato integralmente nella versione elamica); molti studiosi vi vedono un riferimento alla creazione della scrittura persiana, ma il passo è di difficile interpretazione. Le brevi iscrizioni a nome di Ciro II a Pasargade e a nome degli antenati di Dario provenienti da Hamadan sono per lo più ritenute posteriori, realizzate sotto Dario. Secondo un’altra opinione (Rüdiger Schmitt), il lavoro sulla scrittura iniziò già sotto Ciro.

La scrittura fu usata quasi esclusivamente per le iscrizioni reali; l’ultimo re a servirsene fu Artaserse III (IV secolo a.C.). Dell’amministrazione quotidiana si conosce finora soltanto un isolato documento in antico persiano su una tavoletta d’argilla da Persepoli.

Segni antico persiani

  • avocale; scritta anche dopo una consonante per indicare la ā lunga
  • ivocale
  • uvocale
  • ka
  • xax come nello scozzese loch
  • ga
  • ta
  • θaθ come il th inglese
  • da
  • diforma distinta di d davanti a i
  • pa
  • ba
  • ma
  • ya
  • va
  • ra
  • ša
  • XŠlogogramma xšāyaθiya ‘re’
  • AMlogogramma Auramazdā
  • \divisore di parola
  • 1numerale
  • 10numerale

xa-ša-a-ya-θa-i-yaxšāyaθiya ‘re’: il segno xa vale anche per una x semplice, la ā lunga è indicata dal segno a e la vocale i dal segno i

I segni fonetici sono 36: tre vocali e 33 segni per una consonante seguita da vocale. Solo alcune consonanti (per esempio d, m, v) hanno forme distinte davanti a i o u; le altre hanno un unico segno. La scrittura non distingue una consonante seguita da a da una consonante priva di vocale. I segni sono resi con il carattere Noto Sans Old Persian.

Ganjnameh presso Hamadan (l’antica Ecbatana): due riquadri con iscrizioni trilingui di Dario I (in alto a sinistra) e di Serse I (a destra). A parte il nome e la genealogia del re, entrambi recano lo stesso testo in antico persiano, elamico e babilonese.
Ganjnameh presso Hamadan (l’antica Ecbatana): due riquadri con iscrizioni trilingui di Dario I (in alto a sinistra) e di Serse I (a destra). A parte il nome e la genealogia del re, entrambi recano lo stesso testo in antico persiano, elamico e babilonese. Foto: Adam Jones, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons
La Porta di tutte le nazioni a Persepoli, costruita sotto Serse I (regnò 486–465 a.C.). L’ingresso è sorvegliato da tori alati con testa umana, e la porta reca un’iscrizione trilingue di Serse.
La Porta di tutte le nazioni a Persepoli, costruita sotto Serse I (regnò 486–465 a.C.). L’ingresso è sorvegliato da tori alati con testa umana, e la porta reca un’iscrizione trilingue di Serse. Foto: Ggia, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

I funzionari scrivevano in elamico e in aramaico

Nel marzo 1933 gli archeologi dell’Università di Chicago guidati da Ernst Herzfeld trovarono decine di migliaia di tavolette d’argilla e frammenti in due stanze del muro di fortificazione nord-orientale di Persepoli. Questo Archivio delle Fortificazioni copre gli anni 509–493 a.C. (dal 13° al 28° anno di regno di Dario) e registra consegne di grano, vino, birra, frutta e bestiame e razioni per operai, sacerdoti e viaggiatori. Oltre 15 000 documenti sono in elamico, meno di mille in aramaico, e circa 5000 tavolette recano solo impronte di sigilli; è stata trovata una tavoletta ciascuna in greco, antico persiano, babilonese e frigio. Richard Hallock pubblicò 2087 tavolette elamiche nel 1969, e il lavoro sull’archivio prosegue.

L’elamico, lingua di un antico regno dell’Iran sud-occidentale, non ha alcuna parentela dimostrata con lingue conosciute. I nomi e le parole iraniche che compaiono nelle tavolette elamiche e aramaiche sono tra le fonti indirette più ricche per l’antico persiano e per altri dialetti antico-iranici.

In tutto l’impero, tuttavia, la principale lingua scritta era l’aramaico. Era già diventato una lingua franca sotto l’impero assiro, e gli Achemenidi lo usarono nella corrispondenza ufficiale dall’Egitto alla Battriana. La maggior parte dei testi proviene dall’Egitto, per esempio dall’isola nilotica di Elefantina, sede di una guarnigione militare: contratti, lettere e opere letterarie, come la Storia del saggio Ahiqar.

Tavolette d’argilla e frammenti dell’Archivio delle Fortificazioni di Persepoli, conservati all’Oriental Institute dell’Università di Chicago. Su diverse di esse è visibile un testo cuneiforme; la maggior parte dei documenti dell’archivio è in elamico.
Tavolette d’argilla e frammenti dell’Archivio delle Fortificazioni di Persepoli, conservati all’Oriental Institute dell’Università di Chicago. Su diverse di esse è visibile un testo cuneiforme; la maggior parte dei documenti dell’archivio è in elamico. Foto: Pfa16, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Papiri aramaici da Elefantina

Una traduzione aramaica dell’iscrizione di Behistun su papiro da Elefantina in Egitto, dal regno di Dario II (fine del V secolo a.C.).
Una traduzione aramaica dell’iscrizione di Behistun su papiro da Elefantina in Egitto, dal regno di Dario II (fine del V secolo a.C.). Foto: Jona Lendering, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons
Papiro con la Storia del saggio Ahiqar in aramaico, V secolo a.C., da Elefantina in Egitto. Museo Egizio e Collezione dei Papiri di Berlino, esposto al Neues Museum.
Papiro con la Storia del saggio Ahiqar in aramaico, V secolo a.C., da Elefantina in Egitto. Museo Egizio e Collezione dei Papiri di Berlino, esposto al Neues Museum. Foto: Osama Shukir Muhammed Amin, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons
Il Cilindro di Ciro: un’iscrizione cuneiforme babilonese (accadica) di Ciro II, successiva alla conquista di Babilonia nel 539 a.C. Argilla cotta, lungo circa 22 cm. British Museum, Londra.
Il Cilindro di Ciro: un’iscrizione cuneiforme babilonese (accadica) di Ciro II, successiva alla conquista di Babilonia nel 539 a.C. Argilla cotta, lungo circa 22 cm. British Museum, Londra. Foto: Prioryman, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

Il medio persiano e le scritture derivate dall’aramaico

Alessandro Magno prese Persepoli nel 330 a.C. e i suoi palazzi andarono in fiamme; l’Archivio delle Fortificazioni sopravvisse sotto le mura crollate. Dopo i successori di Alessandro, i Seleucidi, l’Iran fu governato dai Parti (Arsacidi) e dal 224 d.C. dai Sasanidi, che, come prima di loro gli Achemenidi, provenivano dalla Perside. La lingua del loro impero era il medio persiano, discendente diretto dell’antico persiano con una grammatica molto più semplice.

Il cuneiforme non era più in uso. Le lingue iraniche si scrivevano con scritture derivate dall’aramaico, note collettivamente come pahlavi. Molte parole comuni vi erano scritte in aramaico ma lette in iranico: l’aramaico 𐡌𐡋𐡊𐡀 malkā ‘re’ era scritto dai Sasanidi nelle loro iscrizioni come 𐭬𐭫𐭪𐭠 (MLKA) ma pronunciato šāh; la parola per ‘pane’ si scriveva come l’aramaico LḤMʾ e si leggeva nān. Tali parole si chiamano eterogrammi (in medio persiano huzwārišn) e somigliano ai sumerogrammi dell’accadico e dell’ittita.

La più importante iscrizione sasanide è il resoconto di Shapur I delle sue guerre contro Roma sulle pareti della torre Kaʿba-ye Zartosht a Naqsh-e Rostam, scoperto nel 1936–1939. Come Behistun è trilingue, solo che le lingue sono diverse: medio persiano (35 righe), partico (30 righe) e greco (70 righe). Tra l’altro, Shapur afferma di aver catturato con le proprie mani l’imperatore Valeriano.

Due delle quattro tombe rupestri dei re achemenidi a Naqsh-e Rostam, presso Persepoli. Sotto le tombe si trovano rilievi di re sasanidi.
Due delle quattro tombe rupestri dei re achemenidi a Naqsh-e Rostam, presso Persepoli. Sotto le tombe si trovano rilievi di re sasanidi. Foto: Laurens R. Krol, CC BY 4.0, Wikimedia Commons
Rilievo del trionfo di Shapur I su Roma a Naqsh-e Rostam (III secolo d.C.). Un romano si inginocchia davanti al re e Shapur ne tiene un altro per il polso; di solito vi si riconoscono gli imperatori Filippo l’Arabo e Valeriano, ma l’identificazione delle figure è controversa.
Rilievo del trionfo di Shapur I su Roma a Naqsh-e Rostam (III secolo d.C.). Un romano si inginocchia davanti al re e Shapur ne tiene un altro per il polso; di solito vi si riconoscono gli imperatori Filippo l’Arabo e Valeriano, ma l’identificazione delle figure è controversa. Foto: Diego Delso, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

L’Avesta: testi sacri messi per iscritto secoli dopo

L’Avesta è la raccolta dei testi sacri dello zoroastrismo, composti in avestico, la seconda lingua antico-iranica. La sua parte più antica, le Gatha attribuite allo stesso Zarathustra, è per lingua molto vicina al Rigveda indiano. La loro datazione è controversa: gli studi più vecchi le collocavano nel VI secolo a.C., mentre oggi prevalgono datazioni al II o all’inizio del I millennio a.C.

I testi furono tramandati oralmente per secoli. Furono messi per iscritto solo sotto i Sasanidi, probabilmente nel V o VI secolo d.C., e a questo scopo fu creata una scrittura apposita. Si basa sul pahlavi dei libri ma ha 53 caratteri e, a differenza del pahlavi, registra con precisione le vocali, affinché i testi sacri potessero essere recitati correttamente, come in 𐬀𐬵𐬎𐬭𐬀 ahura ‘signore’. Si scrive da destra a sinistra.

L’Avesta sasanide andò perduto; sopravvivono solo le parti usate nella liturgia, e il più antico manoscritto conservato risale al 1323. A far conoscere l’Avesta all’Europa fu Abraham Hyacinthe Anquetil-Duperron, che ottenne manoscritti dai parsi, gli zoroastriani iranici dell’India, e ne pubblicò una traduzione francese nel 1771.

Un manoscritto dell’Avesta nella Bodleian Library di Oxford (MS J2): l’inizio delle Gatha, Yasna 28.1. La scrittura avestica si legge da destra a sinistra.
Un manoscritto dell’Avesta nella Bodleian Library di Oxford (MS J2): l’inizio delle Gatha, Yasna 28.1. La scrittura avestica si legge da destra a sinistra. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons

Il neopersiano in alfabeto arabo

Nel 651 l’impero sasanide cadde sotto gli eserciti arabi, e l’arabo divenne la lingua della religione e dell’amministrazione. Il persiano non scomparve. Dal IX secolo si scrive in alfabeto arabo, ampliato con lettere per suoni che mancano all’arabo (p, č, ž, g). Prese in prestito molte parole arabe, secondo la stima di John R. Perry circa un quinto del lessico quotidiano, ma nella grammatica e nel lessico di base continua il medio persiano. La scrittura pahlavi sopravvisse solo nella letteratura religiosa zoroastriana.

La poesia neopersiana nacque alle corti delle dinastie iraniche nel IX e X secolo. Tra il 977 e il 1010 Firdusi di Tus rielaborò in versi la storia dei re iranici nello Shahnameh, il ‘Libro dei re’, un poema epico di oltre 50 000 distici. Attinse a una versione in prosa che era in gran parte una traduzione della cronaca medio persiana Khwaday-Namag di epoca sasanide. Il persiano divenne poi una lingua di cultura e di governo dall’Anatolia all’India. Oggi lo parlano circa 130 milioni di persone; in Iran (farsi) e in Afghanistan (dari) si scrive in alfabeto arabo, in Tagikistan in cirillico.

Il Libro dei re

Una pagina del manoscritto di Beirut dello Shahnameh di Firdusi con parte della storia di Alessandro Magno (Iskandar), circa 1250–1350. Bibliothèque Orientale, Università Saint-Joseph, Beirut.
Una pagina del manoscritto di Beirut dello Shahnameh di Firdusi con parte della storia di Alessandro Magno (Iskandar), circa 1250–1350. Bibliothèque Orientale, Università Saint-Joseph, Beirut. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons
Rustam combatte contro Shaghad, miniatura da un manoscritto dello Shahnameh, Shiraz, circa 1520. Shangri La Museum of Islamic Art, Culture & Design, Honolulu.
Rustam combatte contro Shaghad, miniatura da un manoscritto dello Shahnameh, Shiraz, circa 1520. Shangri La Museum of Islamic Art, Culture & Design, Honolulu. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons

Una lingua, due millenni e mezzo

Parole delle iscrizioni antico persiane con le loro forme medio e neopersiane. Alcune mostrano anche la loro parentela indoeuropea con l’inglese o il latino:

antico persianomedio → neopersianosignificato
brātābrād(ar) → barādarfratello (affine all’inglese brother)
pitāpidar → pedarpadre (affine all’inglese father)
nāmanām → nāmnome (affine all’inglese name)
māhamāh → māhluna, mese (affine all’inglese moon, month)
martiyamard → mardpersona, uomo; in origine ‘mortale’ (cfr. latino mors ‘morte’)
xšāyaθiyašāh → šāhre
vazrakawuzurg → bozorggrande
dastadast → dastmano
draugadrōw → dorūġmenzogna; nell’iscrizione di Behistun i ribelli ‘mentirono’
asaasp → asb (dal medo aspa)cavallo

La decifrazione dal versante persiano

L’Europa conosceva le iscrizioni cuneiformi di Persepoli dal XVII secolo. Copie fedeli furono pubblicate da Jean Chardin (1711) e da Carsten Niebuhr, che visitò Persepoli nel 1765 (le sue copie furono pubblicate nel 1778) e distinse nelle iscrizioni tre scritture diverse. La più semplice, con poche decine di segni, era l’antico persiano.

Nel 1802 Friedrich Münter intuì che un gruppo di segni ripetuto spesso significava ‘re’. Nello stesso anno Georg Friedrich Grotefend, insegnante di scuola a Gottinga, annunciò di aver trovato nelle iscrizioni i nomi di Dario, di suo padre Istaspe e di suo figlio Serse. Aveva supposto che le iscrizioni achemenidi fossero costruite come quelle dei re sasanidi (‘X, gran re, re dei re, figlio di Y’), che Antoine Isaac Silvestre de Sacy aveva letto in precedenza. Individuò correttamente il valore di soli otto segni, e gli studiosi respinsero il suo lavoro. La conferma arrivò nel 1823, quando Champollion lesse un’iscrizione geroglifica con il nome di Serse su un vaso di alabastro e Antoine-Jean Saint-Martin mostrò che la sua versione cuneiforme conteneva le stesse parole.

La decifrazione fu completata da Eugène Burnouf, Christian Lassen e Henry Rawlinson, che nel 1846–1847 pubblicò il testo antico persiano completo dell’iscrizione di Behistun. L’antico persiano divenne allora la chiave per le versioni elamica e babilonese e quindi per il cuneiforme nel suo complesso. Brani dell’iscrizione di Behistun e di altri testi antico-iranici furono tradotti in ceco dall’iranista Otakar Klíma (Sláva a pád starého Íránu, 1977; Oběti ohňům, 1985).

Cronologia

  1. circa 550 a.C.Ciro II sconfigge i Medi; nasce l’impero achemenide.
  2. 539 a.C.Ciro conquista Babilonia; il Cilindro di Ciro.
  3. 522 a.C.Dario I sale al trono; poco dopo fa incidere l’iscrizione di Behistun.
  4. 509–493 a.C.Tavolette elamiche e aramaiche dell’Archivio delle Fortificazioni di Persepoli.
  5. V sec. a.C.Papiri aramaici da Elefantina.
  6. 330 a.C.Alessandro Magno incendia Persepoli; fine dell’impero achemenide.
  7. 224 d.C.I Sasanidi salgono al potere; il medio persiano è la lingua di Stato.
  8. dopo il 260L’iscrizione trilingue di Shapur sulla Kaʿba-ye Zartosht.
  9. circa V–VI sec.Viene creata la scrittura avestica e l’Avesta è messo per iscritto.
  10. 651Caduta dell’impero sasanide dopo la conquista araba.
  11. IX sec.Il neopersiano in alfabeto arabo.
  12. 1010Firdusi completa lo Shahnameh.
  13. 1323Il più antico manoscritto conservato dell’Avesta.
  14. 1802Grotefend legge i nomi dei re achemenidi.
  15. 1847Rawlinson pubblica il testo antico persiano di Behistun.
  16. 1933Scoperta dell’Archivio delle Fortificazioni di Persepoli.

Le lingue iraniche sul globo

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Fonti e letture consigliate

  • Roland G. Kent: Old Persian. Grammar, Texts, Lexicon. American Oriental Society, 2nd ed. 1953.
  • Rüdiger Schmitt: Die altpersischen Inschriften der Achaimeniden. Reichert, 2009.
  • Pierre Briant: From Cyrus to Alexander. A History of the Persian Empire. Eisenbrauns, 2002.
  • Amélie Kuhrt: The Persian Empire. A Corpus of Sources from the Achaemenid Period. Routledge, 2007.
  • Otakar Klíma: Sláva a pád starého Íránu (Gloria e caduta dell’antico Iran). Orbis, Praga 1977 (collana Stopy, fakta, svědectví).
  • Otakar Klíma: Oběti ohňům. Výběr z památek staroíránské a středoíránské literatury (Offerte ai fuochi. Una scelta dalla letteratura antico e medio iranica). Odeon, Praga 1985.
  • Glottolog 5 (le lingue e la loro classificazione).

Illustrazione: Atlante delle lingue. Fotografie: Wikimedia Commons, con autori e licenze indicati accanto a ogni immagine. Testo: Atlante delle lingue, in base alla letteratura scientifica citata sopra.

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