Atlante delle lingue

Lingue dell’antichità

Sumer e Akkad

Mesopotamia · ca. 3300–539 a.C.

In Mesopotamia, la terra tra l’Eufrate e il Tigri, intorno al 3300 a.C. nacque una delle prime scritture del mondo. Per tre millenni la scrittura cuneiforme registrò il sumerico, una lingua senza parentele note, e l’accadico, lingua semitica parlata da babilonesi e assiri, e conservò il più antico grande poema epico, l’Epopea di Gilgamesh.

La terra tra i fiumi

La parola greca Mesopotamia significa “la terra tra i fiumi”. Nel sud di questa pianura, dove l’Eufrate e il Tigri si potevano sfruttare per l’irrigazione, nel IV millennio a.C. sorsero le prime città: intorno al 3000 a.C. Uruk contava decine di migliaia di abitanti. Le città-stato sumeriche – Uruk, Ur, Lagash, Kish – si contendevano l’acqua e la terra.

Nel XXIV secolo a.C. le unificò Sargon di Akkad, fondatore del primo impero della regione. Seguirono Ur, la Babilonia del re Hammurabi, l’Assiria e l’impero neobabilonese di Nabucodonosor II; la storia indipendente della Mesopotamia si chiuse quando il re persiano Ciro conquistò Babilonia nel 539 a.C.

La ziqqurat di Ur, costruita sotto il re Ur-Nammu nel XXI secolo a.C.; il piano inferiore e le scalinate sono in gran parte ricostruiti.
La ziqqurat di Ur, costruita sotto il re Ur-Nammu nel XXI secolo a.C.; il piano inferiore e le scalinate sono in gran parte ricostruiti. Foto: Hardnfast, CC BY 3.0, Wikimedia Commons
Tavoletta contabile protocuneiforme del periodo di Jemdet Nasr (ca. 3200–3000 a.C.) da Tell Asmar. I segni pittografici erano ancora tracciati nell’argilla con una punta. Oriental Institute, Chicago.
Tavoletta contabile protocuneiforme del periodo di Jemdet Nasr (ca. 3200–3000 a.C.) da Tell Asmar. I segni pittografici erano ancora tracciati nell’argilla con una punta. Oriental Institute, Chicago. Foto: Daderot, Zunkir, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Una scrittura nata dalla contabilità

Le tavolette più antiche di Uruk, del 3300–3100 a.C. circa, sono in gran parte registri contabili dei templi: numeri di pecore, razioni di grano e di birra, lavoratori. Gli scribi tracciavano segni pittografici nell’argilla umida con una punta e imprimevano i numeri con l’estremità smussata dello stilo. A poco a poco presero a imprimere i segni con una canna tagliata, e le linee divennero cunei, da cui la scrittura prende il nome.

Nel corso dei secoli i segni si semplificarono e ruotarono di 90 gradi, tanto che oggi le immagini originarie sono difficili da riconoscere. Col tempo la scrittura imparò a rendere anche i suoni: il segno per “freccia” (in sumerico ti) poteva indicare anche la parola di suono simile til “vita”, e così le immagini divennero sillabe.

Tavoletta cuneiforme in un involucro d’argilla con impronte di sigilli cilindrici (periodo di Ur III, ca. 2100–2000 a.C.). Harvard Semitic Museum.
Tavoletta cuneiforme in un involucro d’argilla con impronte di sigilli cilindrici (periodo di Ur III, ca. 2100–2000 a.C.). Harvard Semitic Museum. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons

Il sumerico: una lingua senza parenti

Il sumerico è una lingua isolata: non è imparentato con nessuna lingua nota. È agglutinante – prefissi e suffissi si susseguono attorno alla radice – ed ergativo: il soggetto di un verbo transitivo riceve una desinenza speciale -e, diversa da quella del soggetto di un verbo intransitivo. L’ordine delle parole è soggetto – oggetto – verbo.

Come lingua parlata il sumerico cedette il posto all’accadico intorno al passaggio tra il III e il II millennio a.C. Gli scribi continuarono tuttavia a studiarlo e a copiarlo fino alla fine della scrittura cuneiforme, un po’ come si coltivava il latino nell’Europa medievale.

lugal-e e₂ mu-un-du₃

lugal-e
re (-e = desinenza dell’agente)
e₂
casa
mu-un-du₃
(egli) costruì (-n- = “egli” come agente)
Il re costruì la casa.Questa frase modello mostra la desinenza ergativa sumerica -e sull’agente e il verbo in fondo alla frase. La parola lugal, “re”, è a sua volta composta da lu₂ “uomo” e gal “grande”; e₂-gal, “grande casa”, significa palazzo e, attraverso l’accadico ekallum, è giunta fino all’ebraico (hêḵāl, “tempio”).

Alcuni segni

  • AN / DINGIRcielo; dio; determinativo davanti ai nomi divini
  • KIterra, luogo
  • E₂casa
  • GALgrande
  • LU₂uomo
  • LUGALre
  • UDgiorno, sole
  • Aacqua; sillaba a
  • KURmonte, terra straniera
  • SAGtesta

e₂-gal“grande casa” = palazzo; in accadico ekallum

Uno stesso segno ha spesso più letture: 𒀭 si legge an “cielo”, dingir “dio”, in accadico ilu, e davanti ai nomi divini è un determinativo che non si pronuncia. I segni sono resi con il carattere Noto Sans Cuneiform.

L’accadico: la lingua della diplomazia

L’accadico è la più antica lingua semitica attestata, imparentata con l’arabo, l’ebraico e l’aramaico. Gli accadi adottarono la scrittura cuneiforme sumerica, benché non si adattasse bene alla loro lingua, e la usarono per scrivere le parole accadiche sillaba per sillaba. I dialetti principali erano il babilonese a sud e l’assiro a nord.

Nel II millennio a.C. l’accadico divenne la lingua internazionale del Vicino Oriente. I faraoni egizi corrispondevano in accadico con i sovrani di Babilonia e di Mitanni e con i vassalli di Canaan, come mostrano le lettere di Amarna, in Egitto, e persino la versione ittita del trattato di pace con l’Egitto è redatta in accadico. Nel I millennio a.C. l’aramaico lo soppiantò gradualmente nella vita quotidiana.

Una lettera di Amarna: il sovrano di Gezer scrive al faraone egizio in accadico, in caratteri cuneiformi (XIV secolo a.C.). British Museum, Londra.
Una lettera di Amarna: il sovrano di Gezer scrive al faraone egizio in accadico, in caratteri cuneiformi (XIV secolo a.C.). British Museum, Londra. Foto: Osama Shukir Muhammed Amin, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons
La parte superiore della stele con il Codice di Hammurabi (XVIII secolo a.C.): il re sta davanti a Shamash, dio del sole e della giustizia. Il testo del codice prosegue sotto il rilievo, fuori dall’inquadratura. Louvre, Parigi.
La parte superiore della stele con il Codice di Hammurabi (XVIII secolo a.C.): il re sta davanti a Shamash, dio del sole e della giustizia. Il testo del codice prosegue sotto il rilievo, fuori dall’inquadratura. Louvre, Parigi. Foto: Georgezhao, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

Il Codice di Hammurabi

Nel XVIII secolo a.C. il re babilonese Hammurabi fece incidere su una stele di basalto una raccolta di 282 leggi, secondo la numerazione degli studiosi moderni. Il codice tratta di commercio, famiglia, eredità, salari e risarcimenti e per alcuni reati applica il principio dell’equivalenza tra danno e pena: “Se un uomo ha cavato l’occhio a un altro uomo libero, gli si caverà l’occhio.” Archeologi francesi rinvennero la stele nel 1901 a Susa, in Iran, dove l’avevano portata gli elamiti come bottino; oggi si trova al Louvre.

L’Epopea di Gilgamesh

La storia di Gilgamesh, re di Uruk, del suo amico Enkidu e della sua vana ricerca dell’immortalità è una delle prime grandi opere letterarie. La versione più completa è quella babilonese standard in dodici tavolette, nota soprattutto dalla biblioteca del re assiro Assurbanipal a Ninive (VII secolo a.C.).

Nel 1872 George Smith del British Museum lesse sulla tavoletta XI il racconto di un diluvio sorprendentemente simile alla storia biblica di Noè e suscitò sensazione. L’epopea è stata tradotta in ceco dall’assiriologo Lubor Matouš.

La tavoletta XI dell’Epopea di Gilgamesh con il racconto del diluvio, dalla biblioteca del re Assurbanipal a Ninive (VII secolo a.C.). British Museum, Londra.
La tavoletta XI dell’Epopea di Gilgamesh con il racconto del diluvio, dalla biblioteca del re Assurbanipal a Ninive (VII secolo a.C.). British Museum, Londra. Foto: CC0, Wikimedia Commons
George Smith (1840–1876), lo studioso autodidatta del British Museum che nel 1872 lesse il racconto del diluvio su una tavoletta di Ninive.
George Smith (1840–1876), lo studioso autodidatta del British Museum che nel 1872 lesse il racconto del diluvio su una tavoletta di Ninive. Foto: Osama Shukir Muhammed Amin, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Contare per sessanta

Gli scribi mesopotamici contavano in base sessanta. Ne derivano i sessanta minuti dell’ora, i sessanta secondi del minuto e i 360 gradi del cerchio. I matematici babilonesi risolvevano problemi di secondo grado e conoscevano le relazioni tra i lati del triangolo rettangolo più di mille anni prima di Pitagora, come mostra la tavoletta Plimpton 322.

La tavoletta Plimpton 322 (periodo paleobabilonese, ca. 1800 a.C.) con colonne di numeri sessagesimali legati ai triangoli rettangoli. Columbia University, New York.
La tavoletta Plimpton 322 (periodo paleobabilonese, ca. 1800 a.C.) con colonne di numeri sessagesimali legati ai triangoli rettangoli. Columbia University, New York. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons
L’iscrizione di Behistun del re persiano Dario I (ca. 520 a.C.) su una parete rocciosa dell’Iran occidentale: lo stesso testo in antico persiano, elamico e babilonese.
L’iscrizione di Behistun del re persiano Dario I (ca. 520 a.C.) su una parete rocciosa dell’Iran occidentale: lo stesso testo in antico persiano, elamico e babilonese. Foto: Korosh.091, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

La decifrazione: la rupe di Behistun

La chiave della decifrazione fu l’iscrizione del re persiano Dario I su una parete rocciosa a Behistun, nell’Iran occidentale: lo stesso testo in tre lingue e tre tipi di cuneiforme – antico persiano, elamico e babilonese. La scrittura antico-persiana, con poche decine di segni, fu affrontata per la prima volta da Georg Friedrich Grotefend già nel 1802, sulla base di copie delle iscrizioni di Persepoli. Negli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento Henry Rawlinson copiò l’iscrizione con grande fatica, spesso da scale appoggiate su una stretta cengia; il testo babilonese, il meno accessibile, fu calcato su carta nel 1847 da un ragazzo curdo appeso alle corde.

La versione babilonese mostrò che uno stesso segno poteva avere più letture e che la scrittura mescolava sillabe e segni per parole; vi contribuì molto il sacerdote irlandese Edward Hincks. Nel 1857 Rawlinson, Hincks, William Henry Fox Talbot e Julius Oppert ricevettero, indipendentemente l’uno dall’altro, da tradurre la stessa iscrizione del re assiro Tiglatpileser I, scoperta da poco. Le loro traduzioni concordavano e confermarono così la decifrazione dell’accadico.

Henry Creswicke Rawlinson (1810–1895), l’ufficiale e orientalista britannico che copiò l’iscrizione di Behistun.
Henry Creswicke Rawlinson (1810–1895), l’ufficiale e orientalista britannico che copiò l’iscrizione di Behistun. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons

Studiosi cechi

Bedřich Hrozný, che decifrò l’ittita, diresse nel 1925 gli scavi di Kültepe, in Turchia, e vi trovò oltre mille tavolette di mercanti paleoassiri. Alla loro edizione si dedicò l’assiriologo Lubor Matouš, autore della traduzione ceca dell’Epopea di Gilgamesh.

Arte e architettura

Lo Stendardo di Ur, lato della guerra (XXVI secolo a.C.): mosaico di conchiglia, lapislazzuli e calcare dal Cimitero reale di Ur. British Museum, Londra.
Lo Stendardo di Ur, lato della guerra (XXVI secolo a.C.): mosaico di conchiglia, lapislazzuli e calcare dal Cimitero reale di Ur. British Museum, Londra. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons
Il sigillo cilindrico di Hashhamer, governatore di Ishkun-Sin, che lo raffigura davanti al re Ur-Nammu in trono (XXI secolo a.C.), con un’impronta moderna. British Museum, Londra.
Il sigillo cilindrico di Hashhamer, governatore di Ishkun-Sin, che lo raffigura davanti al re Ur-Nammu in trono (XXI secolo a.C.), con un’impronta moderna. British Museum, Londra. Foto: Steve Harris, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons
La Porta di Ishtar di Babilonia, costruita sotto Nabucodonosor II (VI secolo a.C.), ricostruita nel Pergamonmuseum di Berlino.
La Porta di Ishtar di Babilonia, costruita sotto Nabucodonosor II (VI secolo a.C.), ricostruita nel Pergamonmuseum di Berlino. Foto: Avi1111 dr. avishai teicher, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Cronologia

  1. ca. 3300–3100 a.C.Le più antiche tavolette protocuneiformi di Uruk.
  2. ca. 2600 a.C.Il Cimitero reale di Ur; i primi testi letterari in sumerico.
  3. XXIV sec. a.C.Sargon di Akkad fonda il primo impero.
  4. XXI sec. a.C.La terza dinastia di Ur; la ziqqurat di Ur.
  5. XVIII sec. a.C.Hammurabi di Babilonia e il suo codice.
  6. XIV sec. a.C.Le lettere di Amarna: l’accadico come lingua della diplomazia.
  7. VII sec. a.C.La biblioteca di Assurbanipal a Ninive.
  8. VI sec. a.C.Nabucodonosor II; la Porta di Ishtar a Babilonia.
  9. 539 a.C.Il re persiano Ciro conquista Babilonia.
  10. I sec. d.C.Le ultime tavolette cuneiformi datate (testi astronomici).
  11. 1802Grotefend inizia a decifrare il cuneiforme antico-persiano.
  12. 1857La prova della Royal Asiatic Society conferma la decifrazione dell’accadico.
  13. 1872George Smith legge il racconto del diluvio.

Le lingue della Mesopotamia sul globo

Tocca per mostrare una lingua sul globo:

Fonti e letture consigliate

  • Irving Finkel, Jonathan Taylor: Cuneiform. British Museum Press 2015.
  • Marc Van De Mieroop: A History of the Ancient Near East, ca. 3000–323 BC. Wiley-Blackwell, 3rd ed. 2016.
  • Dietz Otto Edzard: Sumerian Grammar. Brill 2003.
  • John Huehnergard: A Grammar of Akkadian. Eisenbrauns, 3rd ed. 2011.
  • Epos o Gilgamešovi (l’Epopea di Gilgamesh in ceco). Traduzione di Lubor Matouš. Praga.
  • Cuneiform Digital Library Initiative (CDLI); Electronic Text Corpus of Sumerian Literature (ETCSL).
  • Glottolog 5 (le lingue e la loro classificazione).

Illustrazione: Atlante delle lingue. Fotografie: Wikimedia Commons, con autori e licenze indicati accanto a ogni immagine. Testo: Atlante delle lingue, in base alla letteratura scientifica citata sopra.

Torna al globo