
Lingue dell’antichità
La Cina antica
Il bacino del Fiume Giallo · dalle ossa oracolari alla scrittura clericale
Dei quattro sistemi di scrittura che la maggior parte degli studiosi considera invenzioni indipendenti (il cuneiforme, i geroglifici egizi, i caratteri cinesi e la scrittura maya; per i geroglifici egizi è stato proposto anche uno stimolo dalla Mesopotamia), solo i caratteri cinesi sono rimasti in uso ininterrotto, per oltre tremila anni. Le loro più antiche testimonianze consistenti sono le domande che i re Shang ponevano alle ossa che si incrinavano, intorno al 1200 a.C. Da lì un percorso ininterrotto conduce, attraverso le iscrizioni su bronzo, i libri di bambù e la scrittura a sigillo dell’impero unificato, fino alla scrittura clericale della dinastia Han, le cui forme sono già vicine ai caratteri odierni.
L’ultima capitale degli Shang
Le più antiche testimonianze consistenti della scrittura cinese vengono dalla dinastia Shang (商), che secondo la datazione moderna convenzionale governò il bacino del Fiume Giallo dal 1600 al 1046 a.C. circa. La sua ultima sede fu la città i cui resti sono oggi chiamati Yinxu (殷墟, ‘rovine di Yin’), presso Anyang nella provincia dello Henan. Le iscrizioni Shang chiamano lo stato Shang e la sua capitale ‘Grande insediamento Shang’ (大邑商); il nome Yin fu loro attribuito solo sotto la successiva dinastia Zhou.
La città fu capitale nella tarda epoca Shang (circa 1250–1046 a.C.), sotto dodici re; al più tardi durante il regno del re Wu Ding svolgeva chiaramente questo ruolo. Su circa 30 km² gli archeologi hanno portato alla luce le fondamenta di palazzi e santuari, tombe reali, officine del bronzo e dell’osso, sepolture di carri e oltre centomila ossa oracolari. La tomba di Fu Hao, moglie di Wu Ding e condottiera militare, scoperta nel 1976, è l’unica tomba della famiglia reale Shang trovata inviolata. Dopo la caduta degli Shang, collocata di solito nel 1046 a.C., la città andò in rovina. Yinxu è patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2006.

La divinazione con il fuoco
Le ossa oracolari (in cinese jiagu 甲骨, ‘gusci e ossa’) sono per lo più piastroni di tartaruga (la parte piatta inferiore del guscio) e scapole di bue, che gli indovini Shang usavano per la piromanzia, la divinazione mediante il fuoco. Praticavano nell’osso o nel guscio levigato una serie di cavità, forate o scalpellate, e vi applicavano una fonte di calore intenso finché la superficie anteriore si incrinava, più o meno con la forma del carattere 卜 ‘divinare’ (moderno bǔ). Il carattere raffigura probabilmente una crepa di questo tipo; la sua pronuncia in cinese antico, *pˤok secondo Baxter e Sagart, potrebbe aver imitato il suono dell’incrinatura.
Gli indovini ponevano domande agli antenati e alle divinità sul tempo atmosferico, i raccolti, le campagne militari, la costruzione di insediamenti, le nascite e le malattie nella famiglia reale, o i sacrifici. Incidevano la domanda nell’osso, talvolta con il pronostico del re e, in rari casi, con l’esito effettivo. Una registrazione completa è rara: la maggior parte delle iscrizioni riporta solo la data, il nome dell’indovino e l’argomento. I giorni si contavano in un ciclo di sessanta giorni che combinava dieci ‘tronchi celesti’ e dodici ‘rami terrestri’. Le ossa usate venivano sepolte in fosse, talvolta a centinaia o a migliaia; una fossa scoperta nel 1936 conteneva oltre 17 000 pezzi.
Le stime del totale variano: si citano almeno 160 000 pezzi, mentre un conteggio recente ha individuato circa 13 000 ossa con poco più di 130 000 iscrizioni in collezioni in Cina e in circa quattordici altri paesi. Le iscrizioni più antiche risalgono al regno del re Wu Ding. La durata del suo regno è discussa, ma la datazione al radiocarbonio di 26 ossa della sua epoca dà il 1254–1197 a.C. L’inizio dei testi cinesi continui si colloca quindi di solito intorno al 1250–1200 a.C.


Dalla medicina alla storia
La domanda dei collezionisti scatenò ondate di scavi clandestini, e decine di migliaia di pezzi lasciarono la zona di Anyang. La provenienza delle ‘ossa di drago’ fu ricondotta al villaggio di Xiaotun, fuori Anyang, e nel 1910 lo studioso Luo Zhenyu lo identificò come il sito dell’ultima capitale Shang; il missionario canadese James Menzies giunse alla stessa conclusione. Nel 1917 Wang Guowei ricostruì dalle iscrizioni oracolari i nomi dei re Shang e dimostrò che la loro successione corrispondeva all’elenco delle Memorie di uno storico (Shiji) di Sima Qian. La dinastia Shang, della cui storicità alcuni studiosi dubitavano all’epoca, divenne storia documentata.
Gli scavi sistematici a Yinxu furono avviati nel 1928 dall’Istituto di storia e filologia dell’Academia Sinica; dal 1929 al 1937 li diresse l’archeologo Li Ji, e dal 1950 li prosegue l’Istituto di archeologia dell’Accademia cinese delle scienze sociali. Dong Zuobin suddivise le iscrizioni in cinque periodi in base agli indovini, rendendo possibile datarle. Il missionario americano Frank H. Chalfant coniò nel 1906 l’espressione inglese ‘inscriptions upon bone and tortoise shell’; la sua traduzione cinese, abbreviata in jiaguwen (甲骨文), divenne il nome abituale della scrittura.
Caratteri che durano da tre millenni
Secondo la leggenda la scrittura fu inventata da Cangjie, storiografo del mitico Imperatore Giallo; si diceva che avesse quattro occhi e che, quando creò i caratteri, gli dèi e gli spiriti piansero e dal cielo piovve miglio. La storia documentata della scrittura comincia con le ossa oracolari. La loro scrittura è già pienamente sviluppata e registra una lingua continua, perciò deve aver avuto alle spalle una lunga evoluzione, forse di diversi secoli. Non ne sono state trovate però testimonianze più antiche: i segni sulla ceramica e sulle ossa neolitiche in genere non compaiono in sequenze, e nessun legame con la scrittura Shang è stato dimostrato.
La scrittura cinese è logografica: un carattere scrive una parola, o più precisamente un morfema, che in cinese antico era di solito una sola sillaba. Già sulle ossa i caratteri pittografici stanno accanto a caratteri presi in prestito per parole di suono simile e a composti con una parte semantica e una fonetica. Un’analisi dei caratteri delle ossa oracolari conta circa il 23% di pittogrammi, il 32% di composti semantici, l’11% di prestiti fonetici e il 27% di composti fono-semantici. La scrittura non era ancora standardizzata: lo stesso carattere poteva essere rovesciato, ruotato di 90° o scritto con componenti diverse.
Sulle ossa si distinguono circa 4000–5000 caratteri diversi. Secondo varie stime ne è stato letto tra un quarto e un terzo, all’incirca 1000–1500, e diverse altre centinaia sono in discussione. Eppure i caratteri decifrati coprono gran parte del lessico fondamentale del cinese moderno: la scrittura che da essi si è sviluppata è rimasta in uso ininterrotto fino a oggi. Gli Shang scrivevano anche con pennello e inchiostro, probabilmente soprattutto su fasci di listelli di bambù, come suggeriscono i caratteri 冊 ‘fascio di listelli’ e 聿 ‘mano che regge un pennello’, anche se di quell’epoca non se ne sono conservati. Probabilmente da qui deriva anche la scrittura in colonne dall’alto in basso.
Origine pittografica di alcuni caratteri
- personarén; una figura di profilo
- donnanǚ; una figura inginocchiata
- boccakǒu
- occhiomù; un occhio messo in verticale
- solerì; un cerchio con un punto o un tratto
- lunayuè; una falce
- montagnashān; tre cime
- acquashuǐ; un corso d’acqua che scorre
- pioggiayǔ; gocce che cadono dal cielo
- alberomù; un tronco con rami e radici
- cavallomǎ; un cavallo messo in verticale
- carrochē; un carro visto dall’alto
mù‘lavarsi i capelli’: la parola suonava uguale, o molto simile, a 木 mù ‘albero’, perciò si scriveva con quel carattere più l’elemento semantico 氵 ‘acqua’. Allo stesso modo 淋 lín ‘versare’ fu formato da 林 lín ‘bosco’. Questi composti fono-semantici costituiscono oggi la maggior parte dei caratteri.
I caratteri sono mostrati nella moderna forma tradizionale, resi con Noto Serif TC; le letture sono nel cinese standard moderno (pinyin). Unicode non codifica ancora le forme delle ossa oracolari o dei bronzi (la scrittura a sigillo è stata accettata per Unicode 18.0), perciò il loro aspetto lo mostrano le fotografie. Alcuni caratteri, come 目 e 馬, furono probabilmente ruotati di 90° per adattarsi agli stretti listelli di bambù e rimasero così.
Parole dalle iscrizioni oracolari
Molti caratteri delle ossa oracolari si scrivono e si leggono ancora oggi, solo in una forma più tarda. Le letture sono moderne; l’asterisco indica una forma ricostruita del cinese antico.
| carattere | lettura moderna | significato |
|---|---|---|
| 卜 | bǔ | divinare (cinese antico *pˤok); forse il disegno di una crepa |
| 貞 | zhēn | nelle divinazioni ‘porre una domanda’ all’oracolo; oggi ‘casto, leale’ |
| 王 | wáng | re |
| 雨 | yǔ | pioggia, piovere; argomento frequente delle divinazioni |
| 來 | lái | venire; in origine il disegno di una pianta di frumento (preso in prestito per una parola di suono simile) |
| 商 | shāng | Shang, il nome dello stato e della sua capitale |
Iscrizioni oracolari



Iscrizioni nel bronzo
Oltre alle ossa, gli Shang e dopo di loro gli Zhou lasciarono scritte su vasi rituali di bronzo: calderoni ding, campane e altri. Le iscrizioni su bronzo (jinwen 金文, ‘scrittura sul metallo’) erano dapprima incise nella forma di argilla e fuse insieme al vaso; più tardi venivano anche incise sul bronzo finito. Circa 12 000 bronzi conservati recano iscrizioni. Le iscrizioni Shang sono brevi, da uno a sei caratteri e al massimo quaranta, e spesso riportano soltanto il nome del clan e l’antenato a cui il vaso è dedicato. Sotto gli Zhou occidentali (circa 1046–771 a.C.) sono comuni cento caratteri o più: ricordano nomine a cariche, doni del re e campagne militari. Le forme dei caratteri sono più pittoriche che sulle ossa, perché nell’argilla morbida era più facile scrivere che nell’osso duro.
L’iscrizione più lunga che si conosca è sul Mao Gong ding (毛公鼎) del regno del re Xuan: 500 caratteri in 32 righe verticali secondo il Museo nazionale del Palazzo (Qiu Xigui ne conta 498). In essa il re incarica il duca di Mao di servirlo fedelmente, ricorda come i fondatori della dinastia, Wen e Wu, ricevettero il Mandato del Cielo, ed elenca doni generosi; il duca conclude con i suoi ringraziamenti e dedica il calderone ai suoi discendenti. Fu trovato nel 1843 nel distretto di Qishan, nello Shaanxi, passò per molte mani, fu portato a Taiwan nel 1949 e si trova oggi nel Museo nazionale del Palazzo di Taipei.
Dal periodo delle Primavere e degli Autunni (VIII–V secolo a.C.) la scrittura si sviluppò in modo diverso in ciascuno stato, così che nel periodo dei Regni combattenti le forme usate nel Chu, nel Qin e a oriente differivano notevolmente.
Il Mao Gong ding



Libri di bambù
Il principale supporto scrittorio della Cina antica erano stretti listelli di bambù o di legno, scritti con il pennello e legati insieme con cordicelle. Nessuno si è conservato da prima del periodo dei Regni combattenti (475–221 a.C.); i più antichi conosciuti provengono da tombe di quell’epoca.
Nell’ottobre del 1993 circa 800 listelli di bambù furono trovati nella tomba 1 di Guodian, presso Jingmen nella provincia dello Hubei, non lontano da Ying, la capitale dello stato di Chu. La tomba è datata intorno al 300 a.C. I testi, scritti nella grafia di Chu, comprendono i più antichi manoscritti conosciuti di parti del Daodejing e diverse opere filosofiche prima ignote.
Nel dicembre del 1975 la tomba 11 di Shuihudi, nel distretto di Yunmeng, restituì circa 1155 listelli, deposti intorno al 217 a.C. Scritti da uno scriba dei Qin, contengono leggi, regolamenti amministrativi e manuali dello stato di Qin. La loro scrittura è già più angolosa e diritta della scrittura a sigillo ed è considerata una forma antica della scrittura clericale.

Un impero, una scrittura
Nel 221 a.C. il re di Qin sconfisse l’ultimo degli stati rivali e assunse il titolo di Primo Imperatore, Qin Shi Huang. Con il suo cancelliere Li Si unificò le leggi, i pesi e le misure, lo scartamento degli assi dei carri, la moneta e la scrittura. Proclamarono come norma imperiale la scrittura del piccolo sigillo (xiaozhuan 小篆), sviluppatasi nel Qin dalla scrittura degli Zhou; Li Si eliminò la maggior parte delle varianti dei caratteri e proibì le scritture locali degli stati conquistati. Alcuni studiosi sostengono che la tendenza verso forme standard fosse già in atto e che Li Si l’abbia portata a compimento. Secondo i commentari cinesi compilò anche un manuale di caratteri, il Cangjiepian; nella sua forma Han, fuso con altri due manuali Qin, contava circa 3300 caratteri e si conserva solo in parte.
Dal 213 a.C., secondo la tradizione, l’imperatore su consiglio di Li Si fece bruciare la maggior parte dei libri, risparmiando le opere di astrologia, agricoltura, medicina, divinazione e storia dei Qin. L’impero stesso finì nel 206 a.C., ma la scrittura unificata gli sopravvisse.

La scrittura clericale
Accanto alla scrittura ufficiale a sigillo, lo stato di Qin scriveva anche in forme più popolari e angolose. Da queste si sviluppò la scrittura clericale (lishu 隸書): le sue linee arrotondate si spezzarono in tratti diritti e il carattere pittorico dei segni si attenuò. Le fonti Han ne attribuivano l’invenzione agli scrivani dei Qin o a un funzionario carcerario, Cheng Miao, ma oggi si ritiene che si sia sviluppata gradualmente durante il periodo dei Regni combattenti; i listelli di Shuihudi ne mostrano una forma antica. Sotto la dinastia Han (202 a.C. – 220 d.C.) divenne la scrittura principale, e alla fine degli Han orientali era maturata nello stile bafen, con caratteri larghi e schiacciati e tratti ondulati che si sollevano alla fine.
Dalla scrittura clericale nacquero in seguito la semicorsiva e la scrittura regolare (kaishu 楷書), che ancora oggi si stampa e si scrive. La scrittura clericale offuscò così le origini pittoriche dei caratteri, e le sue forme sono già vicine a quelle odierne.
Tra il 175 e il 183 d.C., su petizione dello studioso Cai Yong e di altri, la corte fece incidere i classici confuciani su 46 stele di pietra erette presso l’Accademia imperiale di Luoyang, perché i testi non potessero più essere alterati. Le stele contenevano circa 200 000 caratteri, ciascuna era alta circa 2,5 m e larga 1 m, e riportavano i sette classici allora riconosciuti, tra cui il Libro dei mutamenti, il Libro delle odi e i Dialoghi. Dopo la caduta degli Han furono in gran parte distrutte; se ne conservano solo frammenti.
La scrittura Han nella pietra


Sei tipi di caratteri
Intorno al 100 d.C. lo studioso Xu Shen completò il dizionario Shuowen Jiezi (說文解字, secondo l’interpretazione tradizionale ‘spiegare i caratteri semplici e analizzare quelli composti’); suo figlio lo presentò alla corte nel 121. Secondo la postfazione contiene 9353 voci e 1163 varianti, e ogni voce è data nella scrittura del piccolo sigillo. Fu il primo dizionario a ordinare i caratteri in sezioni in base a una componente comune, i cosiddetti radicali; Xu Shen ne definì 540, da 一 ‘uno’ a 亥 (l’ultimo dei rami terrestri).
Nella postfazione Xu Shen fu il primo a definire e illustrare i ‘sei principi’ (liushu 六書) con cui la tradizione classifica i caratteri: immagini di cose (xiangxing 象形, come 日 e 月), segni indicativi per idee astratte (zhishi 指事, come i numerali scritti con tratti, o ‘sopra’ e ‘sotto’ indicati al di sopra e al di sotto di una linea), composti semantici (huiyi 會意, come 看 ‘guardare’, una mano sopra un occhio), composti fono-semantici (xingsheng 形聲), i cosiddetti affini derivati (zhuanzhu 轉注, il gruppo meno compreso) e prestiti (jiajie 假借). 來 è un prestito: il disegno del frumento venne usato per ‘venire’ perché le parole suonavano simili, e per il frumento fu creato un nuovo carattere, 麥.
I composti fono-semantici hanno una parte semantica che indica l’ambito di significato e una parte fonetica che suonava come la parola da scrivere; Xu Shen li descrive con la formula ‘da X, suono Y’. Costituiscono la maggior parte dei caratteri: un’analisi di 3500 caratteri comuni del cinese moderno ne individua circa il 58%, mentre sulle ossa oracolari erano circa un quarto. Xu Shen non conosceva né le ossa oracolari né la maggior parte dei bronzi, e gli studi successivi hanno corretto molte delle sue analisi. L’edizione più letta oggi è la versione commentata di Duan Yucai del 1815.

Il cinese antico e la lingua classica
La lingua delle iscrizioni dall’epoca Shang all’incirca fino alla dinastia Han si chiama cinese antico. L’opinione prevalente la colloca nella famiglia sino-tibetana, insieme al tibetano, al birmano e a molte lingue dell’Himalaya e del Sud-est asiatico. Le parole erano per lo più monosillabiche; William Baxter e Laurent Sagart propongono che alcune avessero una breve sillaba minore prima della sillaba piena, come nel khmer moderno. La maggior parte delle ricostruzioni recenti descrive il cinese antico come privo di toni: questi sorsero più tardi dalle consonanti in fine di sillaba.
Poiché i caratteri non registrano direttamente la pronuncia, questa deve essere ricostruita. Il punto di partenza è il dizionario di rime Qieyun del 601 d.C., che riflette il cinese medio; le sue categorie si confrontano con le rime del Libro delle odi (Shijing, inizio del I millennio a.C.) e con le componenti fonetiche dei caratteri. Le ricostruzioni differiscono nei dettagli e restano ipotesi; si contrassegnano con un asterisco, come 來 *mə.rˤək ‘venire’ e 麥 *mˤrˤək ‘frumento’ in Baxter e Sagart (2014).
Dalla lingua dei testi del tardo periodo Zhou e dell’epoca Han nacque il cinese classico (wenyan 文言). Fu scritto per duemila anni, anche mentre il cinese parlato se ne allontanava sempre di più. Dal II secolo d.C. si diffuse in Vietnam, Corea, Giappone e nelle isole Ryūkyū, dove per lungo tempo fu l’unica lingua scritta; la sua posizione è spesso paragonata a quella del latino nell’Europa medievale. Ogni paese lo leggeva con la propria pronuncia, i giapponesi per esempio con il metodo kanbun. In Cina fu sostituito dal cinese vernacolare scritto dopo la rivoluzione letteraria legata al Movimento del 4 maggio del 1919. Poiché molte parole un tempo distinte oggi suonano uguali, un testo classico letto ad alta voce è difficile da seguire: negli anni Trenta il linguista Yuen Ren Chao lo dimostrò con una poesia in cui ogni sillaba si pronuncia oggi shi e differisce solo per il tono.
Zǐ yuē: xué ér shí xí zhī, bù yì yuè hū?
- 子 zǐ
- il Maestro (Confucio)
- 曰 yuē
- disse
- 學 xué
- imparare
- 而 ér
- e (congiunzione)
- 時 shí
- al momento opportuno
- 習 xí
- ripassare, esercitare
- 之 zhī
- lo (pronome)
- 不亦…乎 bù yì … hū
- non è forse …? (domanda retorica)
- 說 yuè
- gioia (più tardi scritto 悅)
‘Il Maestro disse: Imparare e al momento opportuno ripetere ciò che si è imparato, non è forse una gioia?’La frase d’apertura dei Dialoghi (Lunyu), una raccolta di detti di Confucio e dei suoi discepoli, mostra quanto sia concisa la lingua classica: quasi ogni carattere è una parola a sé, e la grammatica è affidata all’ordine delle parole e alle particelle. Il carattere 說, altrimenti ‘parlare, spiegare’, qui si legge yuè e sta per la parola ‘rallegrarsi’, più tardi scritta 悅. I Dialoghi erano anche tra i classici incisi sulle stele di Xiping.
Cronologia
- circa 1250–1200 a.C.Sotto il re Wu Ding vengono realizzate a Yinxu le più antiche iscrizioni su ossa oracolari.
- circa 1046 a.C.Gli Zhou sconfiggono gli Shang (data convenzionale).
- circa 800 a.C.Il Mao Gong ding, con la più lunga iscrizione su bronzo conosciuta.
- circa 300 a.C.I testi su bambù di Guodian, i più antichi manoscritti conosciuti di parti del Daodejing.
- 221 a.C.I Qin unificano la Cina; la scrittura del piccolo sigillo diventa la norma imperiale.
- circa 217 a.C.Listelli con le leggi dei Qin vengono sepolti in una tomba a Shuihudi.
- 213 a.C.Secondo la tradizione, inizia il rogo dei libri.
- 202 a.C. – 220 d.C.Dinastia Han; la scrittura clericale diventa la scrittura principale.
- circa 100 d.C.Xu Shen completa il dizionario Shuowen Jiezi.
- 175–183I classici su pietra di Xiping a Luoyang.
- 1899Wang Yirong riconosce un’antica scrittura sulle ‘ossa di drago’.
- 1917Wang Guowei ricostruisce dalle iscrizioni la genealogia dei re Shang.
- 1928Iniziano gli scavi sistematici a Yinxu.
- 1975Scoperta dei listelli di bambù di Shuihudi.
- 1993Scoperta dei testi su bambù di Guodian.
- 2006Yinxu viene iscritta nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Il cinese sul globo
Tocca una lingua per mostrarla sul globo:
Fonti e letture di approfondimento
- Qiu Xigui: Chinese Writing. Trans. Gilbert L. Mattos and Jerry Norman. Society for the Study of Early China, Berkeley 2000.
- David N. Keightley: Sources of Shang History. The Oracle-Bone Inscriptions of Bronze Age China. University of California Press 1978.
- William G. Boltz: The Origin and Early Development of the Chinese Writing System. American Oriental Society, New Haven 1994.
- William H. Baxter, Laurent Sagart: Old Chinese. A New Reconstruction. Oxford University Press 2014.
- Jerry Norman: Chinese. Cambridge University Press 1988.
- Glottolog 5 (lingue e loro classificazione).