Lingue dell’antichità
Pagine sulle civiltà antiche incentrate su lingua e scrittura: storia, esempi di segni, decifrazione, fotografie. Prima vengono due panoramiche: l’albero genealogico delle scritture e un glossario.
L’albero genealogico delle scrittureDai geroglifici egiziani all’alfabeto latino, alla scrittura araba e alla devanagariLa scrittura è stata inventata in modo indipendente solo poche volte: in Mesopotamia, in Egitto (forse su impulso della Mesopotamia), in Cina e in Mesoamerica. Eppure la maggior parte degli alfabeti del mondo – il latino e il cirillico, le scritture ebraica e araba e, secondo l’opinione prevalente, le scritture dell’India – ha un unico antenato: i segni che popolazioni di lingua semitica presero in prestito dai geroglifici egiziani nel II millennio a.C.
Glossario della scritturaTipi di scrittura, segni, direzione di scrittura e le discipline che li studianoAbjad, abugida, determinativo, bustrofedo, palinsesto: le pagine sulle scritture antiche non possono fare a meno dei termini tecnici. Questo glossario li spiega con esempi, presi per lo più dalle iscrizioni e dai manoscritti descritti nelle pagine sulle singole civiltà.
Sumer e AkkadMesopotamia · ca. 3300–539 a.C.In Mesopotamia, la terra tra l’Eufrate e il Tigri, intorno al 3300 a.C. nacque una delle prime scritture del mondo. Per tre millenni la scrittura cuneiforme registrò il sumerico, una lingua senza parentele note, e l’accadico, lingua semitica parlata da babilonesi e assiri, e conservò il più antico grande poema epico, l’Epopea di Gilgamesh.
Antico EgittoIl regno sul Nilo · ca. 3100–30 a.C.L’egiziano è una delle lingue con la storia documentata più lunga: le prime iscrizioni risalgono al 3200 a.C. circa e la sua ultima fase, il copto, risuona ancora nella liturgia dei cristiani d’Egitto. I geroglifici furono decifrati nel 1822 da Jean-François Champollion; gli egittologi cechi scavano nella necropoli piramidale di Abusir da più di sessant’anni.
Elam e UrartuIran sudoccidentale e altopiano armeno · dalle tavolette protoelamiche all’amministrazione persianaL’elamico e l’urarteo non sono né lingue semitiche né indoeuropee, e non sono nemmeno imparentate tra loro. L’Iran sudoccidentale produsse scritture proprie; la più antica non è ancora stata letta e non è certo che scrivesse l’elamico. Più tardi gli elamiti scrissero in cuneiforme preso dalla Mesopotamia, e i funzionari dei re persiani tenevano ancora i loro registri in elamico. Gli urartei, intorno al lago di Van, presero il cuneiforme dall’Assiria e lasciarono iscrizioni su pareti rocciose, stele e fortezze; una di esse ricorda la fondazione della città da cui è nata Erevan.
L’India anticaIl subcontinente indiano · dai sigilli dell’Indo ai numerali indianiIl subcontinente indiano ha prodotto un sistema di segni che nessuno è ancora riuscito a leggere e una delle tradizioni orali più rigorose del mondo: gli inni del Rigveda furono tramandati a memoria per secoli. Il sanscrito, la lingua dei Veda e della grammatica di Pāṇini, condusse gli studiosi europei alla scoperta della famiglia linguistica indoeuropea. La scrittura brāhmī, in cui il re Aśoka fece incidere le sue iscrizioni nel III secolo a.C., è l’antenata della maggior parte delle scritture dell’Asia meridionale e sudorientale, e i numerali brāhmī sono gli antenati delle cifre che scriviamo oggi.
Gli ittitiIl regno di Hatti in Anatolia · circa 1650–1180 a.C.Nell’età del bronzo gli ittiti costruirono sull’altopiano anatolico un impero che rivaleggiava con l’Egitto, il Mitanni e l’Assiria. La loro lingua, l’ittita, è la lingua indoeuropea di più antica attestazione, e a decifrarla fu l’orientalista ceco Bedřich Hrozný.
La Cina anticaIl bacino del Fiume Giallo · dalle ossa oracolari alla scrittura clericaleDei quattro sistemi di scrittura che la maggior parte degli studiosi considera invenzioni indipendenti (il cuneiforme, i geroglifici egizi, i caratteri cinesi e la scrittura maya; per i geroglifici egizi è stato proposto anche uno stimolo dalla Mesopotamia), solo i caratteri cinesi sono rimasti in uso ininterrotto, per oltre tremila anni. Le loro più antiche testimonianze consistenti sono le domande che i re Shang ponevano alle ossa che si incrinavano, intorno al 1200 a.C. Da lì un percorso ininterrotto conduce, attraverso le iscrizioni su bronzo, i libri di bambù e la scrittura a sigillo dell’impero unificato, fino alla scrittura clericale della dinastia Han, le cui forme sono già vicine ai caratteri odierni.
I FeniciLa costa levantina e il Mediterraneo · circa 1200–146 a.C.I Fenici, mercanti e navigatori di Tiro, Sidone e Biblo, diffusero in tutto il Mediterraneo una scrittura di soli ventidue segni. Dall’alfabeto fenicio derivò l’alfabeto greco, e da questo le scritture latina e cirillica; attraverso l’aramaico, anche le scritture ebraica e araba. Le lettere di questo stesso testo hanno antenati fenici.
Gli Ebrei e gli ArameiIl Levante · dal calendario di Gezer all’ebraico rinatoL’ebraico e l’aramaico sono due lingue semitiche affini, nelle quali è scritta la Bibbia ebraica. L’ebraico si parlava nei regni di Israele e di Giuda dell’età del ferro; l’aramaico dapprima negli Stati aramei della Siria e più tardi nelle cancellerie di grandi imperi, dall’Egitto all’Asia centrale. Dalla scrittura aramaica nacquero la scrittura quadrata ebraica e le scritture siriaca e araba. L’ebraico cessò di essere una lingua materna nella tarda antichità, ma si continuò a scriverlo, e alla fine del XIX secolo tornò a essere una lingua parlata nella vita quotidiana.
La Grecia anticaIl mondo egeo · dai palazzi micenei all’età ellenisticaFra tutte le lingue indoeuropee vive, il greco ha la storia scritta più lunga: dalle tavolette micenee del XV–XIV secolo a.C. al greco di oggi. Fu scritto dapprima nella scrittura sillabica lineare B, decifrata nel 1952 dall’architetto Michael Ventris, e dall’VIII secolo a.C. in un alfabeto ripreso dai Fenici, il primo alfabeto a scrivere sistematicamente le vocali.
I CeltiEuropa · dalle iscrizioni leponzie all’oghamNell’antichità le lingue celtiche erano parlate dalla penisola iberica all’Asia Minore, eppure i loro parlanti sul continente non crearono mai una scrittura propria. Scrivevano con le scritture dei vicini: l’etrusca nelle Alpi, l’iberica in Spagna, la greca e la latina in Gallia. Ciò che sopravvive sono per lo più brevi iscrizioni, nomi sulle monete, un calendario e alcune tavolette di piombo con maledizioni; in Irlanda fu ideata una scrittura a tratti, l’ogham. Il nome latino della Boemia risale ai Boi celtici. Il celtico continentale si estinse, ma l’irlandese, il gallese e il bretone si parlano ancora oggi.
Gli EtruschiEtruria · dalle prime iscrizioni intorno al 700 a.C. all’estinzione della lingua intorno all’inizio dell’era volgarePrima dell’ascesa di Roma le città etrusche erano tra le più potenti d’Italia, e secondo l’opinione prevalente fu da esse che i Romani presero l’alfabeto divenuto poi la scrittura latina. L’etrusco non è una lingua indoeuropea; i suoi unici parenti attestati sono oggi ritenuti il retico delle Alpi e il lemnio dell’isola di Lemno. Le sue circa 13 000 iscrizioni si possono leggere ad alta voce, perché la scrittura deriva dall’alfabeto greco, ma si comprendono solo in parte. Il testo più lungo giunto fino a noi è sopravvissuto agli Etruschi come bende di una mummia egiziana.
Persia anticaIran · da Ciro il Grande a FirdusiIl persiano si può seguire per iscritto lungo due millenni e mezzo: dalle iscrizioni cuneiformi dei re persiani, attraverso il medio persiano dei rilievi rupestri sasanidi, fino al persiano di oggi. Eppure l’impero achemenide parlava molte lingue. I suoi funzionari scrivevano in elamico e in aramaico, e i suoi re facevano incidere le proprie iscrizioni tre volte, in antico persiano, elamico e babilonese. Queste iscrizioni trilingui divennero la chiave per la decifrazione della scrittura cuneiforme.
Roma anticaLazio e Impero romano · dalle prime iscrizioni alle lingue romanzeIl latino nacque come parlata di un piccolo territorio intorno a Roma. Con la potenza romana si diffuse in tutta l’Italia e nella metà occidentale dell’impero, divenne la lingua del diritto, dell’esercito e in seguito della Chiesa e dei dotti, e dalla sua forma parlata nacquero il francese, lo spagnolo, l’italiano, il portoghese, il romeno e le altre lingue romanze. L’alfabeto che i Romani ripresero dagli Etruschi si usa oggi per più di tremila lingue.
Armeni e georgianiIl Caucaso · dall’alfabeto di Maštoc’ alle tre scritture georgianeAll’inizio del V secolo due popoli cristiani del Caucaso meridionale si dotarono di scritture proprie. L’alfabeto armeno, ideato secondo la tradizione intorno al 405 dal monaco Mesrop Maštoc’, e la scrittura georgiana, la cui origine è tuttora discussa, sono in uso ininterrotto da più di millecinquecento anni. Le lingue che trascrivono non sono imparentate: l’armeno costituisce un ramo a sé all’interno della famiglia indoeuropea, mentre il georgiano appartiene alla piccola famiglia cartvelica, per la quale non è stata dimostrata alcuna parentela con altre lingue.
I Germani e le runeEuropa settentrionale e centrale · rune dal II secolo, una Bibbia gotica dal IVI Germani scrissero dapprima in rune, una scrittura di 24 lettere che con ogni probabilità prese forma nei primi due secoli d.C. sul modello di uno degli alfabeti del Mediterraneo. Incidevano rune su armi, gioielli e, più tardi, pietre; le iscrizioni più antiche datate con sicurezza vengono dalle torbiere danesi del II secolo. Nel IV secolo il vescovo goto Wulfila ideò un alfabeto proprio, basato su quello greco, per tradurre la Bibbia, e il gotico divenne così la prima lingua germanica con testi di una certa ampiezza. L’inglese, il tedesco, il neerlandese e le lingue nordiche discendono tutti dalla parlata dei primi Germani.
AksumEtiopia ed Eritrea · dalle iscrizioni sudarabiche a una liturgia vivaIl regno di Aksum, nell’attuale Etiopia settentrionale e in Eritrea, controllò nei primi secoli d.C. i commerci sul Mar Rosso, coniò monete d’oro ed eresse stele di pietra alte più di venti metri. La sua lingua, il geʽez, si scriveva con una scrittura derivata da quella sudarabica, che nel IV secolo, sotto il re Ezana, acquisì i segni vocalici. Ne nacque la scrittura sillabica etiopica, usata ancora oggi per l’amarico e il tigrino, mentre il geʽez sopravvive come lingua sacra delle Chiese etiope ed eritrea.
Corea: caratteri cinesi e hangulLa penisola coreana · dalla stele del re Gwanggaeto (414) all’affermazione dello hangul come scrittura nazionale alla fine del XIX secoloPer oltre mille anni i coreani scrissero con i caratteri cinesi, sia in cinese classico sia nella propria lingua, che adattavano ai caratteri grazie agli ingegnosi sistemi idu, hyangchal e gugyeol. In Corea fu prodotto il più antico libro conservato stampato con caratteri mobili di metallo. Nel 1446 il re Sejong promulgò una nuova scrittura, oggi chiamata hangul: le sue consonanti riproducono la forma degli organi della fonazione, le sue vocali derivano dal cielo, dalla terra e dall’uomo, e le sue lettere si raggruppano in sillabe. I letterati confuciani la disprezzarono per quattro secoli; oggi è motivo di orgoglio nazionale.
I Göktürk e la scrittura dell’OrkhonLa steppa mongola e la Siberia meridionale · iscrizioni runiche dell’VIII–X secoloSu stele di pietra nella steppa mongola i Göktürk lasciarono i più antichi testi continui in una lingua turca. La loro scrittura runica, che procede da destra a sinistra, ha per molte consonanti due lettere, a seconda che la parola contenga vocali anteriori o posteriori. Le iscrizioni dell’VIII secolo narrano l’ascesa, la caduta e la restaurazione di un impero della steppa. Furono decifrate nel 1893 dal linguista danese Vilhelm Thomsen, e la loro lingua, il turco più antico attestato, è vicina agli antenati delle lingue parlate oggi da circa 200 milioni di persone.
Giappone: caratteri cinesi e kanaLe isole giapponesi · dalle prime iscrizioni del V secolo alle scrittrici del periodo HeianI giapponesi presero la scrittura dalla Cina, anche se la loro lingua non è imparentata con il cinese. All’inizio scrivevano in cinese, usando i caratteri in funzione puramente fonetica soltanto nei nomi; poi impararono a leggere i testi cinesi come giapponese e svilupparono l’uso fonetico dei caratteri in un modo completo di scrivere il giapponese, detto man'yōgana. Da esso nacquero nel IX secolo due sillabari: lo hiragana, fluido, dalla scrittura corsiva, e il katakana, angoloso, da frammenti di caratteri. Le dame di corte del periodo Heian scrissero in hiragana opere come il Genji monogatari. Il giapponese moderno combina i caratteri cinesi con entrambi i kana, il che ne fa uno dei sistemi di scrittura più complessi del mondo.
Gli slavi e la Grande MoraviaEuropa centrale e Balcani · dal protoslavo ai primi libri slaviNell’863 i fratelli Costantino e Metodio giunsero da Bisanzio nella Grande Moravia. Costantino creò per la lingua slava una nuova scrittura, il glagolitico, e i due tradussero i libri liturgici nella lingua oggi chiamata antico slavo ecclesiastico, la prima lingua letteraria degli slavi. Dopo che i discepoli di Metodio furono cacciati dalla Moravia, la loro scrittura fu accolta in Bulgaria, dove si sviluppò il cirillico, che da lì si diffuse nella Rus’ e in tutti i Balcani; in Croazia il glagolitico sopravvisse fino all’età moderna. Il ceco, alla fine, venne scritto in alfabeto latino.
I mayaMesoamerica · dalle prime iscrizioni alla caduta di NojpeténI maya hanno lasciato l’unica scrittura precolombiana delle Americhe di cui si sappia che era in grado di registrare qualsiasi cosa si potesse dire, e l’unica in gran parte decifrata. Migliaia di iscrizioni su stele, templi e ceramiche narrano di re, guerre e dèi, e i quattro libri sopravvissuti contengono tavole astronomiche. Furono decifrate solo nella seconda metà del XX secolo, e oggi più di sei milioni di persone parlano lingue maya.
Gli aztechi: il nahuatl e la scrittura pittograficaMessico centrale · dalla fondazione tradizionale di Tenochtitlan (1325) al Codice fiorentinoGli aztechi di Tenochtitlan parlavano il nahuatl classico; le varietà moderne del nahuatl sono parlate oggi da più di un milione e mezzo di persone. Scrivevano per immagini: i libri dipinti registravano annali, tributi e il calendario divinatorio, e i nomi di luoghi e persone venivano composti come rebus. Fino a che punto ciò equivalesse a mettere per iscritto il parlato è ancora discusso. Dopo la conquista del 1521 il nahuatl cominciò a essere scritto in alfabeto latino e diede vita a quella che è probabilmente la più ricca letteratura scritta dell’America indigena. Per confronto, la pagina esamina anche i khipu degli inca, registrazioni fatte di cordicelle annodate.
Gli inca: il quechua e il khipuLe Ande · dalle conquiste di Pachacuti (1438) alla cronaca di Guaman Poma (circa 1615)Nel XV secolo gli inca costruirono, a partire da Cusco, il più grande impero dell’America precolombiana, il Tawantinsuyu. Lo governavano in quechua, una lingua che si stava diffondendo nelle Ande già molto prima di loro, e tenevano le loro registrazioni sui khipu, fasci di cordicelle annodate. Che i khipu conservassero numeri in un sistema decimale è certo; se registrassero anche il parlato è ancora una questione aperta. Dopo la conquista spagnola il quechua cominciò a essere scritto in alfabeto latino, e nel 1584 comparve, accanto allo spagnolo e all’aymara, nella Doctrina Christiana, generalmente considerata il primo libro stampato in America meridionale. Secondo i censimenti fino al 2017, oggi parlano quechua poco meno di sette milioni di persone.