
Lingue dell’antichità
Gli slavi e la Grande Moravia
Europa centrale e Balcani · dal protoslavo ai primi libri slavi
Nell’863 i fratelli Costantino e Metodio giunsero da Bisanzio nella Grande Moravia. Costantino creò per la lingua slava una nuova scrittura, il glagolitico, e i due tradussero i libri liturgici nella lingua oggi chiamata antico slavo ecclesiastico, la prima lingua letteraria degli slavi. Dopo che i discepoli di Metodio furono cacciati dalla Moravia, la loro scrittura fu accolta in Bulgaria, dove si sviluppò il cirillico, che da lì si diffuse nella Rus’ e in tutti i Balcani; in Croazia il glagolitico sopravvisse fino all’età moderna. Il ceco, alla fine, venne scritto in alfabeto latino.
Una lingua, molti dialetti
Le lingue slave costituiscono un ramo della famiglia indoeuropea. Le loro parenti più strette sono le lingue baltiche (lituano e lettone), con cui condividono un antenato comune, il protobaltoslavo. L’antenato comune di tutte le lingue slave, il protoslavo, non è attestato per iscritto: i linguisti lo ricostruiscono confrontando le lingue posteriori, e per questo le parole ricostruite sono contrassegnate da un asterisco. Il protoslavo si frammentò in lingue distinte nella seconda metà del I millennio d.C., quando gli slavi si diffusero in gran parte dell’Europa orientale e centrale e nei Balcani.
Ancora nel IX secolo le differenze tra i dialetti slavi erano minime, ed è per questo che un’unica lingua letteraria poté servire agli slavi della Moravia, della Bulgaria e della Rus’. Oggi le lingue slave si dividono in occidentali (tra cui ceco, slovacco e polacco), orientali (russo, ucraino, bielorusso) e meridionali (sloveno, serbo, croato, bulgaro, macedone e altre). A cavallo tra XX e XXI secolo si stimava che contassero circa 315 milioni di parlanti.
Dal protoslavo alle lingue di oggi
Le forme protoslave sono ricostruite (asterisco). Le parole mostrano diversi mutamenti regolari: nessi come *ol e *or tra consonanti si invertirono a sud e a ovest (hlava, głowa), mentre a est acquisirono una vocale in più (golova); tra le principali lingue standard solo il polacco ha conservato le vocali nasali (ą, ę; ręka, pięć), sebbene con una distribuzione diversa; il ceco (come lo slovacco, l’ucraino e il bielorusso) ha trasformato g in h; l’antico slavo ecclesiastico e il russo inseriscono una l dopo m (zemlja), le lingue slave occidentali no.
| Protoslavo → antico slavo ecclesiastico | Ceco | Russo · polacco |
|---|---|---|
| *golva → glava | hlava ‘testa’ | golova (голова) · głowa |
| *gordъ → gradъ | hrad ‘castello’ | gorod (город) ‘città’ · gród ‘roccaforte’ |
| *melko → mlěko | mléko ‘latte’ | moloko (молоко) · mleko |
| *korva → krava | kráva ‘mucca’ | korova (корова) · krowa |
| *rǫka → rǫka | ruka ‘mano’ | ruka (рука) · ręka |
| *pętь → pętь | pět ‘cinque’ | pyat’ (пять) · pięć |
| *zemja → zemlja | země ‘terra’ | zemlya (земля) · ziemia |
| *dьnь → dьnь | den ‘giorno’ | den’ (день) · dzień |
La Grande Moravia
Nel IX secolo nel bacino del fiume Morava sorse uno Stato slavo, che nel secolo successivo l’imperatore bizantino Costantino VII Porfirogenito chiamò «Grande Moravia». Secondo la ricostruzione tradizionale, intorno all’833, sotto il principe Mojmír I, la regione di Nitra fu unita alla Moravia; il regno raggiunse la massima estensione sotto Svatopluk (regno 870–894). Il suo nucleo si trovava nelle attuali Moravia meridionale e orientale e Slovacchia occidentale. Il cristianesimo vi fu portato dapprima da sacerdoti provenienti dalla Francia orientale, dall’Italia e dalla Dalmazia. Lo Stato cadde sotto gli attacchi ungari tra il 902 e il 907; la data esatta è ignota.
La fortezza meglio studiata è Mikulčice-Valy, presso Hodonín. La sua acropoli di sei ettari sorgeva su un’isola della Morava, protetta da un vallo con paramento in pietra; gli archeologi vi hanno portato alla luce un palazzo e dodici chiese (le più antiche chiese in pietra sono datate, secondo stime diverse, fra l’800 circa e la prima metà del IX secolo); tra queste c’è una basilica a tre navate che misura internamente 35 × 9 m. Un altro centro era l’agglomerato di Staré Město – Uherské Hradiště. Dove si trovasse la sede principale, che una tradizione posteriore chiama Veligrad, non è noto: i principali candidati sono Mikulčice e Staré Město.

La missione da Salonicco
Nell’862 il principe Rastislav chiese all’imperatore bizantino Michele III un «maestro» che spiegasse la fede al suo popolo nella sua lingua; secondo l’opinione prevalente, in precedenza si era rivolto senza successo a Roma. L’imperatore e il patriarca Fozio inviarono due fratelli di Salonicco, città in cui si parlava anche lo slavo: il dotto e diplomatico Costantino (nato circa nell’827), che aveva già guidato un’ambasceria presso i cazari, e il fratello maggiore Metodio (nato circa nell’815). Nell’863 giunsero in Moravia con traduzioni già pronte.
Nell’867 i fratelli partirono per Roma passando per la Pannonia, dove li accolse il principe Kocel. Nell’868 papa Adriano II approvò la liturgia slava e fece ordinare i loro discepoli. A Roma Costantino entrò in un monastero, assunse il nome di Cirillo e vi morì il 14 febbraio 869. Metodio divenne arcivescovo con giurisdizione sulla Moravia e sulla Pannonia. Dopo essere stato tenuto prigioniero per alcuni anni dai vescovi bavaresi (870–873) tornò in Moravia; nell’880 papa Giovanni VIII confermò la liturgia slava con la bolla Industriae tuae. Secondo la sua Vita, tradusse con alcuni collaboratori quasi tutta la Bibbia. Morì il 6 aprile 885.

Il glagolitico
Per le traduzioni slave Costantino creò una nuova scrittura, oggi chiamata glagolitico (dall’antico slavo ecclesiastico glagolъ, ‘parola’, e glagolati, ‘parlare’). Non si trattava del semplice adattamento di un alfabeto esistente, ma di una scrittura con forme proprie. Secondo l’opinione prevalente, circa 24 delle 41 lettere note derivano dalla minuscola greca, la grafia corsiva dei manoscritti bizantini dell’epoca, cui fu data una forma ornamentale; l’origine delle altre è incerta, e come modelli sono state proposte le lettere ebraiche e samaritane oppure i simboli cristiani della croce, del cerchio e del triangolo.
Quante lettere avesse in origine il glagolitico non è noto. Il monaco Chrabr ne indica 38; le 41 oggi note comprendono legature aggiunte solo nel XII secolo. Le lettere avevano nomi tratti da parole slave e servivano anche come numeri, secondo l’ordine alfabetico: la lettera glagolitica ⰲ (v) vale 3, mentre la cirillica в vale 2, perché il cirillico riprese i valori numerici dall’alfabeto greco (β = 2). Il glagolitico più antico è tondeggiante; in Croazia si sviluppò in seguito una forma angolosa.
Lettere glagolitiche
- aazъ ‘io’ · numero 1 · cirillico а
- bbuky ‘lettera’ · numero 2 · cirillico б
- vvědi ‘sapere’ · numero 3 · cirillico в
- gglagoli ‘parlare’ · numero 4 · cirillico г
- ddobro ‘bene’ · numero 5 · cirillico д
- ejestь ‘è’ · numero 6 · cirillico е
- žživěte ‘vivete!’ · numero 7 · cirillico ж
- zzemlja ‘terra’ · numero 9 · cirillico з
- kkako ‘come’ · numero 40 · cirillico к
- lljudije ‘gente’ · numero 50 · cirillico л
- oonъ ‘egli’ · numero 80 · cirillico о
- sslovo ‘parola’ · numero 200 · cirillico с
- štšta (significato incerto) · numero 800 · cirillico щ
- ččrьvь ‘verme’ · numero 1000 · cirillico ч
- ъjerъ · una vocale brevissima · cirillico ъ
- ějatь (traslitterata ě) · cirillico ѣ
slovo (in cirillico слово)‘parola’; è anche il nome della lettera ⱄ (s). Le lettere da sinistra: slovo, ljudije, onъ, vědi, onъ.
I segni sono resi nella forma tondeggiante del font Noto Sans Glagolitic. Per ogni lettera sono indicati il nome in antico slavo ecclesiastico, il valore numerico e la corrispondente lettera cirillica. Per le ultime due lettere il valore numerico non è indicato.

L’antico slavo ecclesiastico
La lingua in cui i fratelli tradussero si basava, secondo l’opinione prevalente, sul dialetto degli slavi della regione di Salonicco, cioè sullo slavo meridionale; in Moravia assunse tratti slavi occidentali. L’antico slavo ecclesiastico è la più antica lingua slava attestata per iscritto e quindi il principale testimone del protoslavo. Conserva le vocali nasali ę e ǫ, le vocali brevissime ъ e ь (gli jer), il numero duale e i tempi passati aoristo e imperfetto.
Dell’epoca della missione morava non sopravvive alcun manoscritto. I linguisti lavorano quindi sulle copie più antiche, del X e dell’XI secolo, il cosiddetto canone; circa due terzi di esse sono in glagolitico. La più antica è generalmente considerata il Messale di Kiev: sette piccoli fogli di pergamena (circa 14,5 × 10,5 cm) con parte della messa di rito romano, scritti non oltre la seconda metà del X secolo (la prima pagina è posteriore, circa 1100). Presenta tratti slavi occidentali e fu probabilmente prodotto in Boemia o in Moravia; il testo che copia può risalire al periodo della Grande Moravia. Fu acquistato a Gerusalemme nel XIX secolo dall’archimandrita Antonin (Kapustin). Nel 1979 lo slavista croato Josip Hamm lo dichiarò un falso di patrioti cechi del XIX secolo, ma l’opinione prevalente lo ritiene autentico.

Dalla Moravia alla Bulgaria
Dopo la morte di Metodio il suo avversario, il vescovo Wiching di Nitra, convinse papa Stefano V a proibire la liturgia slava, e nell’886 i discepoli di Metodio furono espulsi dalla Moravia; alcuni furono venduti come schiavi. Clemente, Naum e Angelario trovarono rifugio in Bulgaria presso il principe Boris I, che era stato battezzato nell’864/865 e desiderava una liturgia in slavo, indipendente dal clero bizantino. Secondo la sua Vita, Clemente istruì a Ocrida circa 3500 allievi in sette anni (886–893); la scuola di Ocrida rimase fedele al glagolitico fino al XII secolo. Naum operò a Pliska e a Preslav, dove nell’893 il principe Simeone I trasferì la capitale.
Fu a Preslav che prese forma la scrittura che oggi porta il nome di Cirillo: il cirillico. La maggior parte degli studiosi ritiene che sia stato creato dai discepoli di Costantino e Metodio alla fine del IX o all’inizio del X secolo a partire dall’onciale greca, con lettere prese dal glagolitico per i suoni che mancavano al greco. La tradizione lo attribuisce a Clemente di Ocrida, ma ciò è incerto. Le più antiche iscrizioni cirilliche compaiono nella zona di Preslav, tra cui la più antica iscrizione cirillica datata (Krepča, 921). Dalla Bulgaria la scrittura in antico slavo ecclesiastico si diffuse tra i serbi e nella Rus’ di Kiev. Da quando la Bulgaria è entrata nell’Unione europea, nel 2007, il cirillico è la terza scrittura ufficiale dell’Unione, accanto al latino e al greco.

I più antichi evangeliari


Boemia: Sázava ed Emmaus
La liturgia slava sopravvisse anche in Boemia nel X e nell’XI secolo; secondo la leggenda, Metodio battezzò il principe ceco Bořivoj. Una redazione ceca dell’antico slavo ecclesiastico, con tratti del ceco dell’epoca, è attestata dai Frammenti glagolitici di Praga, da leggende e da glosse. Il suo ultimo centro fu il monastero di Sázava, sorto intorno al 1032 dall’eremo di san Procopio. Il duca Spytihněv II espulse i monaci slavi nel 1056, Vratislao II li richiamò nel 1061 e Bretislao II li espulse definitivamente alla fine del 1096 (la data tradizionale è il 1097). I libri slavi del monastero furono poi distrutti.
Nel 1347 Carlo IV fondò il monastero di Emmaus (Na Slovanech) nella Città Nuova di Praga e vi fece venire benedettini dalla Croazia che usavano il glagolitico angoloso. Qui, nel 1395, fu completata la parte glagolitica dell’Evangeliario di Reims; una nota nel manoscritto attribuisce la parte cirillica a san Procopio. Il libro lasciò Praga, probabilmente durante le guerre hussite, ricomparve a Costantinopoli e nel 1574 fu donato dal cardinale Carlo di Lorena alla cattedrale di Reims, dove i re di Francia giuravano su di esso durante le cerimonie di incoronazione. L’ultimo manoscritto glagolitico di Emmaus risale al 1450–1452. Nel 1926 Leoš Janáček mise in musica un testo della messa in antico slavo ecclesiastico nella sua Messa glagolitica.

Il glagolitico croato
Il glagolitico sopravvisse più a lungo in Croazia, soprattutto sulla costa e nelle isole del Quarnaro e della Dalmazia. Il suo monumento più noto è la lapide di Baška, del 1100 circa, ritrovata il 15 settembre 1851 nel pavimento della chiesa di Santa Lucia a Jurandvor, sull’isola di Krk. Faceva parte di una recinzione presbiteriale e la sua iscrizione ricorda una donazione del re Zvonimir a un’abbazia benedettina; è la prima attestazione autoctona del nome dei croati. La sua scrittura si colloca nel passaggio dal glagolitico tondeggiante a quello angoloso e comprende alcune lettere latine e cirilliche.
Il clero croato sosteneva che il glagolitico fosse stato creato da san Girolamo; questa leggenda, nota a papa Innocenzo IV nel 1248, contribuì a difendere la liturgia slava all’interno della Chiesa di rito romano. Nel 1483 uscì il primo messale glagolitico a stampa. A Krk i notai scrivevano ancora in glagolitico all’inizio del XIX secolo, e in alcuni luoghi esso rimase in uso liturgico fino al XX secolo.

Nella Rus’: Ostromir e la corteccia di betulla
I libri in antico slavo ecclesiastico giunsero nella Rus’ di Kiev dopo la sua cristianizzazione alla fine del X secolo, per lo più già scritti in cirillico. Il più antico libro datato della Rus’ è il Vangelo di Ostromir, scritto nel 1056–1057 dal diacono Gregorio per Ostromir, posadnik di Novgorod. Conta 294 fogli di pergamena ed è scritto in una variante locale dello slavo ecclesiastico: lo scriba, per esempio, non distingueva più la vocale nasale ǫ da u, conformemente alla propria pronuncia.
Come si parlasse davvero nella Rus’ lo mostrano le lettere su corteccia di betulla. La prima fu ritrovata a Novgorod il 26 luglio 1951 da Nina Akulova; entro il 2018 ne erano state ritrovate più di 1200, di cui 1113 a Novgorod, dove il terreno umido e isolato dall’aria le ha preservate dalla decomposizione. Le lettere venivano incise nella corteccia con uno stilo. Per lo più sono comuni messaggi privati e commerciali nel dialetto dell’antica Novgorod dell’XI–XV secolo; tra le più note vi sono gli esercizi scolastici e i disegni di un ragazzo di nome Onfim, del XIII secolo.
Libri e messaggi della Rus’



Il ceco in alfabeto latino
Il latino era già stato in precedenza la principale lingua scritta in Boemia, e dopo la fine della liturgia slava a Sázava rimase l’unica; il ceco veniva scritto in alfabeto latino, come già intorno al 1000 i manoscritti di Frisinga, in una lingua vicina allo sloveno. Le prime testimonianze sono singole parole ceche, per lo più nomi di persona e di luogo, in documenti latini. La più antica frase ceca conservata è generalmente considerata una nota aggiunta all’inizio del XIII secolo all’atto di fondazione del capitolo di Litoměřice (l’atto stesso è datato 1057 e contiene già singole parole ceche, per lo più toponimi).
L’alfabeto latino non aveva lettere per molti suoni cechi, e gli scribi ricorrevano quindi a digrammi, gruppi di lettere che usavano in modo incoerente. Il trattato De orthographia Bohemica dell’inizio del XV secolo, tradizionalmente attribuito a Jan Hus (la paternità è incerta), propose di indicare le consonanti molli con un punto sopra la lettera e le vocali lunghe con un accento acuto; il punto si trasformò poi nello háček. I segni diacritici sul modello ceco furono adottati, tra gli altri, dagli alfabeti latini croato e sloveno e dal lituano. In Slovacchia il latino e il ceco servirono a lungo come lingue scritte; lo slovacco standard fu codificato solo da Anton Bernolák alla fine del XVIII secolo e da Ľudovít Štúr negli anni Quaranta dell’Ottocento.
L’eredità di Cirillo e Metodio resta parte della tradizione ceca. La loro festa, il 5 luglio, è giorno festivo nella Repubblica Ceca, e Velehrad è il loro principale luogo di pellegrinaggio.

Cronologia
- VI sec.Gli storici bizantini scrivono per la prima volta in modo dettagliato degli slavi (Sklavenoi).
- ca. 833Mojmír I unisce la regione di Nitra alla Moravia.
- 862Rastislav chiede un maestro all’imperatore Michele III.
- 863Costantino e Metodio giungono in Moravia; il glagolitico.
- 868Papa Adriano II approva la liturgia slava.
- 14 feb. 869Costantino (Cirillo) muore a Roma.
- 885–886Muore Metodio (6 aprile 885); i suoi discepoli sono espulsi dalla Moravia e si recano in Bulgaria.
- 893Simeone I trasferisce la capitale a Preslav, la cui scuola sviluppa il cirillico.
- 902–907La caduta della Grande Moravia.
- X sec.Il Messale di Kiev, generalmente considerato il più antico manoscritto in antico slavo ecclesiastico.
- ca. 1032Fondazione del monastero di Sázava; la liturgia slava vi dura fino al 1096/1097.
- 1056–1057Il Vangelo di Ostromir.
- ca. 1100La lapide di Baška a Krk.
- 1395A Emmaus, a Praga, viene completata la parte glagolitica dell’Evangeliario di Reims.
- 1483Il primo libro glagolitico a stampa, un messale croato.
- 1951A Novgorod viene ritrovata la prima lettera su corteccia di betulla.
Le lingue slave sul globo
Tocca una lingua per vederla sul globo:
Fonti e letture consigliate
- Horace G. Lunt: Old Church Slavonic Grammar. Mouton de Gruyter, 7th ed. 2001.
- Alexander M. Schenker: The Dawn of Slavic: An Introduction to Slavic Philology. Yale University Press, 1995.
- Francis Dvornik: Byzantine Missions among the Slavs: SS. Constantine-Cyril and Methodius. Rutgers University Press, 1970.
- Vladimír Vavřínek: Cyril a Metoděj mezi Konstantinopolí a Římem [Cirillo e Metodio tra Costantinopoli e Roma]. Vyšehrad, 2013.
- Josef Vajs: Rukověť hlaholské paleografie [Manuale di paleografia glagolitica]. Orbis, 1932.
- Glottolog 5 (le lingue e la loro classificazione).