
Lingue dell’antichità
Aksum
Etiopia ed Eritrea · dalle iscrizioni sudarabiche a una liturgia viva
Il regno di Aksum, nell’attuale Etiopia settentrionale e in Eritrea, controllò nei primi secoli d.C. i commerci sul Mar Rosso, coniò monete d’oro ed eresse stele di pietra alte più di venti metri. La sua lingua, il geʽez, si scriveva con una scrittura derivata da quella sudarabica, che nel IV secolo, sotto il re Ezana, acquisì i segni vocalici. Ne nacque la scrittura sillabica etiopica, usata ancora oggi per l’amarico e il tigrino, mentre il geʽez sopravvive come lingua sacra delle Chiese etiope ed eritrea.
Un regno sulla via dei commerci
Lo Stato aksumita sorse sull’altopiano del Tigray e nell’attuale Eritrea; le testimonianze archeologiche ne collocano la nascita tra il 150 a.C. e il 150 d.C. La capitale era Aksum, collegata al mare dal porto di Adulis. La prima menzione si trova nel Periplo del Mare Eritreo, una guida per mercanti della metà del I secolo, che nomina Aksum e Adulis e indica l’avorio e la tartaruga come principali merci d’esportazione.
La rotta tra l’Egitto romano e l’India passava per il Mar Rosso, e Aksum si arricchì grazie a essa. Nel III secolo il profeta Mani, fondatore del manicheismo, annoverava Aksum tra i quattro grandi regni del mondo, insieme a Roma, alla Persia e a “Silis”, di solito identificata con la Cina. Negli anni Venti del VI secolo il re Kaleb conquistò Himyar, nell’Arabia meridionale. Dal VII secolo il regno decadde: l’espansione araba lo tagliò fuori dai commerci mediterranei e la coniazione cessò. Lo Stato ebbe fine in circostanze poco chiare intorno al 960.

I precursori sudarabici
Prima di Aksum, nella stessa regione esisteva un regno noto dalle sue iscrizioni come Dʿmt (Daʿamat), con centro probabilmente a Yeha. Il suo tempio in stile sabeo, datato per confronto con gli edifici sudarabici a circa il VII secolo a.C., è considerato il più antico edificio ancora in piedi dell’Etiopia. Le iscrizioni della metà del I millennio a.C. sono scritte in sabeo, la lingua del regno sudarabico di Saba nell’odierno Yemen, e in scrittura sudarabica.
La vecchia idea secondo cui la civiltà etiopica sarebbe stata fondata da immigrati sabei è stata abbandonata: nella zona vivevano già in precedenza popolazioni di lingua semitica, e l’influsso sabeo è oggi ritenuto limitato. Esso lasciò però un segno duraturo nella scrittura. La scrittura sudarabica (in arabo musnad) è consonantica e non annota le vocali; corre di solito da destra a sinistra, talvolta in bustrofedico, e separa le parole con una barra verticale. Da essa si sviluppò la scrittura etiopica.


La lingua geʽez
Il geʽez, chiamato nella letteratura scientifica anche etiopico classico, è una lingua semitica. Appartiene alle lingue semitiche d’Etiopia, e in particolare al loro ramo settentrionale insieme al tigrino e al tigré; l’amarico appartiene al ramo meridionale. Non deriva dal sabeo. Secondo l’opinione prevalente, tuttavia, non è nemmeno l’antenato comune delle moderne lingue semitiche d’Etiopia, ma si separò precocemente da una lingua madre comune non attestata.
Come le altre lingue semitiche, il geʽez si fonda su radici consonantiche e ha plurali interni (fratti), che cambiano le vocali all’interno della parola: bet “casa” – ʾabyāt “case”, faras “cavallo” – ʾafrās, kokab “stella” – kawākəbt. L’ordine abituale delle parole è verbo – soggetto – oggetto, e l’oggetto prende la desinenza -a: takala bəʾsi ʿəḍa “l’uomo piantò un albero”. Il possesso si esprime con lo stato costrutto, come in ebraico: walda nəguś “il figlio del re”. Tipiche delle lingue semitiche d’Etiopia sono le consonanti eiettive, pronunciate con la glottide chiusa, e le velari labializzate (kʷ, gʷ).
Parole semitiche
Le parole geʽez hanno spesso stretti corrispondenti in ebraico e in arabo; la parentela si vede soprattutto nelle consonanti della radice:
| Geʽez | significato | ebraico / arabo |
|---|---|---|
| ቤት bet | casa | bayit / bayt |
| ስም səm | nome | šēm / ism |
| አብ ʾab | padre | ʾāb / ʾab |
| እድ ʾəd | mano | yād / yad |
| ርእስ rəʾs | testa | rōʾš / raʾs |
| ወልድ wald | figlio | yeled “bambino” / walad “bambino, figlio” |
| ኮከብ kokab | stella | kôkāb / kawkab |
| ሰላም salām | pace, saluto | šālôm / salām |
| አሐዱ ʾaḥadu | uno | ʾeḥād / ʾaḥad |
| ንጉሥ nəguś | re | – (da qui il titolo etiopico negus) |
Vocali attaccate alle consonanti
Le più antiche testimonianze del geʽez usavano una scrittura senza vocali, con segni quasi identici alle forme di base della scrittura successiva. La stele di Hawulti a Matara, in Eritrea, è spesso considerata l’esempio più antico conosciuto, anche se la sua datazione è incerta. I re di Aksum facevano incidere iscrizioni sia in questa scrittura sia in quella sudarabica. Nel IV secolo, sotto il re Ezana, compaiono le prime iscrizioni con le vocali indicate in modo completo. La vocale veniva attaccata al segno della consonante con una piccola modifica della forma: un tratto aggiunto, un anellino o una piegatura. L’alfabeto divenne così un’abugida, una scrittura in cui ogni segno rappresenta una consonante seguita da una determinata vocale.
Ogni consonante ha sette forme, dette ordini. Il primo ordine, quello di base, si legge con la vocale a, gli altri con u, i, ā, e, ə e o. Il sesto ordine serve anche per la consonante priva di vocale, cosicché il nome della lingua, ግዕዝ, Gəʿəz, si scrive con tre segni del sesto ordine. Perché e sotto quale influsso siano nati i segni vocalici non è noto. È stato ipotizzato un influsso delle scritture indiane, che funzionano in modo simile e che gli aksumiti potevano conoscere grazie ai commerci con l’India; la tradizione etiope attribuisce l’invenzione a Frumenzio. A differenza del modello sudarabico, la scrittura etiopica si scrive da sinistra a destra.
Sette ordini e segni di base
- la1º ordine: forma di base
- lu2º ordine
- li3º ordine
- lā4º ordine
- le5º ordine
- lə / l6º ordine: ə o nessuna vocale
- lo7º ordine
- ha
- ma
- sa
- qaeiettiva kʼ
- ba
- na
- ʾaocclusiva glottidale
- ka
- wa
- ʿaʿayin faringale
- za
- ga
gə-ʿə-zGəʿəz, il nome della lingua: tre segni del sesto ordine, g, ʿ e z senza vocale o con ə
La traslitterazione segue la grammatica di Lambdin (a, ā); l’Encyclopaedia Aethiopica scrive le stesse vocali come ä e a. Attenzione ai nomi Unicode: il sesto ordine si chiama per esempio ETHIOPIC SYLLABLE LE, il quinto LEE. I segni sono resi con il carattere Noto Serif Ethiopic.
Lettere da Saba
Delle 29 lettere della scrittura sudarabica, 24 corrispondono a lettere etiopiche con lo stesso suono. Molte forme sono cambiate solo di poco; i segni etiopici sono qui riportati nel primo ordine (con la vocale a):
| sudarabico | etiopico | suono |
|---|---|---|
| 𐩠 | ሀ | h |
| 𐩡 | ለ | l |
| 𐩣 | መ | m |
| 𐩧 | ረ | r |
| 𐩨 | በ | b |
| 𐩩 | ተ | t |
| 𐩬 | ነ | n |
| 𐩱 | አ | ʾ |
| 𐩫 | ከ | k |
| 𐩥 | ወ | w |
| 𐩲 | ዐ | ʿ |
| 𐩴 | ገ | g |
Ezana, Frumenzio e la croce
Ezana regnò dagli anni Venti del IV secolo fino a circa il 360 ed è uno dei re di Aksum meglio documentati. Secondo lo storico della Chiesa Rufino, i ragazzi Frumenzio ed Edesio di Tiro furono portati come schiavi alla corte aksumita dopo che la loro nave aveva fatto scalo in un porto del Mar Rosso e gli abitanti del luogo ne avevano ucciso l’equipaggio. I due fratelli contribuirono all’educazione del giovane erede e favorirono il cristianesimo. Frumenzio chiese in seguito al patriarca Atanasio di Alessandria un vescovo per Aksum e fu egli stesso consacrato, secondo la tradizione nel 328, secondo altri tra il 340 e il 346. Divenne il primo vescovo d’Etiopia.
Le iscrizioni di Ezana documentano il cambiamento di fede. Le più antiche invocano il dio Mahrem, nelle versioni greche Ares, le più tarde “il Signore del Cielo”; la versione greca di un’iscrizione tarda definisce il re servo di Cristo. Intorno al 340 la mezzaluna e il disco sulle monete di Ezana furono sostituiti dalla croce. Una lettera del 356/357 dell’imperatore romano Costanzo II, indirizzata a Ezana e a suo fratello Sazana, chiedeva che Frumenzio fosse sostituito da un vescovo ariano; la richiesta non ebbe successo.
La pietra di Ezana, oggi custodita sotto una tettoia ad Aksum, riporta per tre volte il resoconto di una campagna contro i beja: in greco e in geʽez, scritto sia in scrittura etiopica sia in scrittura sudarabica. Secondo l’opinione prevalente, anche la versione sudarabica è in geʽez e si limita a imitare forme sabee.


Oro con leggende greche
Aksum cominciò a coniare monete proprie intorno al 270, sotto il re Endybis, unico Stato dell’Africa subsahariana del suo tempo a farlo. Emetteva monete d’oro, d’argento e di bronzo. Le monete d’oro, usate anche nel commercio estero, recano quasi sempre leggende in greco, come “re degli aksumiti”; sull’argento e sul bronzo il geʽez sostituì gradualmente il greco. Monete aksumite sono state trovate fino a Cesarea in Palestina e nell’India meridionale.
Alcune monete portano un breve motto, in greco τοῦτο ἀρέσῃ τῇ χώρᾳ, “possa questo piacere al paese”, più tardi anche in geʽez. Le monete di Ezana con la croce sono, secondo l’opinione prevalente, tra le primissime monete a raffigurare la croce cristiana. La coniazione terminò probabilmente nel VII secolo.
Dalla mezzaluna alla croce



La Bibbia in geʽez
Il cristianesimo inaugurò un’epoca di traduzioni. La maggior parte dei testi del periodo aksumita sono traduzioni cristiane dal greco: i Vangeli, l’intera Bibbia e raccolte di norme e scritti ecclesiastici. La Bibbia etiope conta 81 libri, tra cui opere che le altre Chiese non hanno accolto, come il Libro dei Giubilei e il Libro di Enoch. Enoch si è conservato per intero soltanto in geʽez.
I più antichi manoscritti conosciuti in geʽez sono due vangeli del monastero di Abba Garima, nel Tigray. La tradizione li attribuisce a san Garima, uno dei cosiddetti Nove Santi, che secondo la tradizione giunse in Etiopia nel 494. Gli studiosi europei li datavano un tempo addirittura a circa il 1100, ma la datazione al radiocarbonio li ha collocati nel 390–570 (Garima 2) e nel 530–660 (Garima 1). Garima 2 è quindi tra i più antichi vangeli miniati conservati al mondo.


qāla barakat za-Henok za-kama bāraka ḫəruyāna wa-ṣādəqāna …
- qāla barakat
- parola di benedizione (qāla = “parola” allo stato costrutto)
- za-Henok
- di Enoch
- za-kama
- con la quale
- bāraka
- egli benedisse
- ḫəruyāna
- gli eletti
- wa-ṣādəqāna
- e i giusti
La parola di benedizione di Enoch, con la quale egli benedisse gli eletti e i giusti …L’inizio del Libro di Enoch. Le parole sono separate dal segno ፡, simile ai due punti. La desinenza -a indica sia l’oggetto (ḫəruyāna) sia il primo membro di uno stato costrutto (qāla). La congiunzione wa- “e” ha la stessa origine dell’arabo wa- e dell’ebraico wə-; barakat “benedizione” corrisponde all’arabo baraka e all’ebraico bərākā, ṣādəq “giusto” all’ebraico ṣaddîq.
Una lingua morta, una liturgia viva
Non si sa con certezza quando il geʽez abbia cessato di essere una lingua parlata nella vita quotidiana; le stime vanno all’incirca dal X al XIV secolo. Fu sostituito dall’amarico a sud e dal tigrino e dal tigré a nord. Rimase tuttavia la lingua scritta dello Stato e della Chiesa fino al XIX secolo, un po’ come il latino nell’Europa medievale. Nel XIV e XV secolo, quando ormai non era più parlato, la letteratura in geʽez fiorì: si scrissero traduzioni dall’arabo, vite di santi e cronache regie.
Nel XIV secolo Yeshaq, un dignitario ecclesiastico di Aksum, compilò il Kebra Nagast, “La gloria dei re”, la storia della regina di Saba, del re Salomone e del loro figlio Menelik, dal quale la dinastia salomonide d’Etiopia rivendicava la propria discendenza. Intorno al 1450 fu tradotto in geʽez il codice di leggi Fetha Nagast, che rimase in vigore fino alla costituzione del 1931.
Oggi il geʽez è la lingua liturgica delle Chiese ortodosse etiope ed eritrea, delle Chiese cattoliche di rito orientale dei due paesi e degli ebrei etiopi (Beta Israel). La scrittura etiopica, chiamata in amarico e in tigrino fidal (fidäl nella consueta trascrizione scientifica dell’amarico), si usa per l’amarico, per il tigrino in Eritrea e in Etiopia, per il tigré e per diverse altre lingue, comprese alcune non semitiche.
Manoscritti più tardi




Cronologia
- circa VII sec. a.C.Tempio in stile sabeo a Yeha.
- metà del I mill. a.C.Iscrizioni in sabeo in scrittura sudarabica nel regno di Dʿmt.
- circa 150 a.C. – 150 d.C.Nascita dello Stato aksumita (secondo le testimonianze archeologiche).
- metà del I sec.Il Periplo del Mare Eritreo menziona Aksum e Adulis.
- inizio del III sec.Il re GDRT interviene nell’Arabia meridionale; gli si attribuisce quella che è probabilmente la più antica iscrizione regia conservata in geʽez.
- circa 270Prime monete aksumite (re Endybis).
- anni Venti del IV sec. – circa 360Regno di Ezana; le prime iscrizioni con le vocali.
- 328, oppure 340–346Frumenzio è consacrato primo vescovo di Aksum.
- circa 340Sulle monete di Ezana la croce sostituisce la mezzaluna e il disco.
- 390–660I vangeli di Abba Garima (datazione al radiocarbonio).
- anni Venti del VI sec.Il re Kaleb conquista Himyar nell’Arabia meridionale.
- VII sec.Declino del regno; fine della coniazione.
- circa 960Fine del regno di Aksum.
- XIV sec.Il Kebra Nagast; il geʽez è ormai solo lingua scritta e liturgica.
- 1937Gli italiani portano la stele di Aksum a Roma.
- 2005–2008La stele torna ad Aksum e viene rialzata.
Le lingue sul globo
Tocca una lingua per vederla sul globo:
Fonti e letture consigliate
- Stuart Munro-Hay: Aksum: An African Civilisation of Late Antiquity. Edinburgh University Press, 1991.
- David W. Phillipson: Foundations of an African Civilisation: Aksum and the Northern Horn, 1000 BC – AD 1300. James Currey, 2012.
- Thomas O. Lambdin: Introduction to Classical Ethiopic (Geʽez). Scholars Press, 1978.
- Gene Gragg: Geʽez (Aksum). In: Roger D. Woodard (ed.): The Cambridge Encyclopedia of the World’s Ancient Languages. Cambridge University Press, 2004.
- Wolf Leslau: Comparative Dictionary of Geʽez (Classical Ethiopic). Harrassowitz, 1987.
- Glottolog 5 (le lingue e la loro classificazione).