
Lingue dell’antichità
Gli Ebrei e gli Aramei
Il Levante · dal calendario di Gezer all’ebraico rinato
L’ebraico e l’aramaico sono due lingue semitiche affini, nelle quali è scritta la Bibbia ebraica. L’ebraico si parlava nei regni di Israele e di Giuda dell’età del ferro; l’aramaico dapprima negli Stati aramei della Siria e più tardi nelle cancellerie di grandi imperi, dall’Egitto all’Asia centrale. Dalla scrittura aramaica nacquero la scrittura quadrata ebraica e le scritture siriaca e araba. L’ebraico cessò di essere una lingua materna nella tarda antichità, ma si continuò a scriverlo, e alla fine del XIX secolo tornò a essere una lingua parlata nella vita quotidiana.
Due lingue vicine
L’ebraico e l’aramaico appartengono alle lingue semitiche nordoccidentali. L’ebraico è una lingua del ramo cananaico, strettamente imparentata con il fenicio e il moabita. Si parlava nell’età del ferro (circa 1200–586 a.C.), più tardi nei regni di Israele e di Giuda. L’aramaico costituisce un ramo a sé. Era la lingua degli Aramei, che intorno al 1000 a.C. governavano una serie di piccoli regni nell’odierna Siria e ai margini della Mesopotamia, tra cui Damasco, Hamat e Arpad.
Le due lingue si incontrano nella Bibbia ebraica: la maggior parte è scritta in ebraico, parti dei libri di Daniele e di Esdra in aramaico. Dopo la conquista babilonese di Gerusalemme nel 586 a.C. e nell’epoca persiana l’aramaico penetrò nella vita quotidiana degli Ebrei; quanto rapidamente abbia soppiantato l’ebraico è ancora discusso. In alcuni ambienti l’ebraico si parlava ancora in epoca romana. Con ogni probabilità si estinse come lingua quotidiana tra il 200 e il 400 d.C., dopo la fallita rivolta di Bar Kokhba (132–135), ma rimase la lingua della preghiera, dello studio e della letteratura.

Le più antiche iscrizioni ebraiche
Uno dei più antichi testi ebraici è ritenuto il calendario di Gezer, una tavoletta di calcare tenero trovata nel 1908 dall’archeologo irlandese R. A. Stewart Macalister a Gezer, a ovest di Gerusalemme. È datato di solito al X secolo a.C., ma la datazione è incerta perché lo scavo non fu condotto per strati. Anche la lingua è controversa: alcuni vi vedono un dialetto settentrionale dell’ebraico, altri il fenicio. Non è un vero calendario, ma un elenco di lavori agricoli per mesi e coppie di mesi: raccolta, semina, mietitura dell’orzo, potatura della vite, frutti estivi.
L’iscrizione di Siloe fu incisa nella roccia del tunnel che a Gerusalemme porta l’acqua dalla sorgente di Ghicon alla piscina di Siloe. Fu scoperta nel 1880 da un allievo sedicenne dell’architetto Conrad Schick. Le sue sei righe descrivono come gli scalpellini scavarono il tunnel da entrambe le estremità: quando mancavano tre cubiti udirono le voci dell’altra squadra, poi si incontrarono “piccone contro piccone”, e l’acqua scorse quindi per 1200 cubiti. In base alla forma delle lettere è datata intorno al 700 a.C. Il tunnel è collegato di solito con il re Ezechia di Giuda, ma l’iscrizione non nomina alcun sovrano. Nel 1890 fu staccata dalla roccia e si spezzò in più frammenti; oggi si trova nei Musei archeologici di Istanbul.

Pietre regali: Mesha e Tel Dan
La stele del re Mesha di Moab, dell’840 a.C. circa, è la più lunga iscrizione dell’età del ferro trovata nel Levante meridionale: 34 righe su un blocco di basalto alto circa un metro. È scritta in moabita, lingua molto vicina all’ebraico, in una scrittura prossima alla paleoebraica. Mesha racconta come Omri, re d’Israele, e suo figlio abbiano oppresso a lungo Moab, finché il dio Camos lo aiutò a scuoterne il dominio; menziona anche i vasi di YHWH. La stele fu trovata nel 1868 a Dibon (oggi Dhiban, in Giordania) dal missionario Frederick Klein. L’anno seguente i beduini del luogo la frantumarono; l’archeologo Charles Clermont-Ganneau ne ricompose in seguito i frammenti con l’aiuto di un calco su carta (squeeze) preso poco prima. Dal 1873 si trova al Louvre.
Nel 1993 e nel 1994 la squadra di Avraham Biran a Tel Dan, nel nord di Israele, trovò tre frammenti di una stele di basalto con un’iscrizione in antico aramaico in una scrittura di tipo fenicio. Fu eretta con ogni probabilità da Hazael, re di Damasco, alla fine del IX secolo a.C. Il vincitore si vanta di aver sconfitto il re d’Israele e il re della “Casa di Davide”, bytdwd (𐤁𐤉𐤕𐤃𐤅𐤃). La maggior parte degli studiosi accetta questa lettura e considera l’iscrizione il più antico riferimento ampiamente accettato alla dinastia davidica al di fuori della Bibbia; una minoranza la contesta, perché tra byt “casa” e dwd manca il divisore di parola.
Dopo la scoperta di Tel Dan l’epigrafista francese André Lemaire propose nel 1994 di leggere “Casa di Davide” anche nella riga 31, danneggiata, della stele di Mesha. Questa lettura è controversa: un’interpretazione pubblicata nel 2019 preferisce invece il nome Balak.
Stele del IX secolo a.C.


Dalle forme fenicie alla scrittura quadrata
Tra il X e il VI secolo a.C. Israeliti e Giudei scrivevano nella scrittura paleoebraica, una forma locale dell’alfabeto fenicio di 22 lettere consonantiche. Nel VI e V secolo a.C., durante l’esilio babilonese e il dominio persiano, presso i Giudei essa fu gradualmente sostituita dalla scrittura aramaica delle cancellerie persiane. Verso il III secolo a.C. questa si era sviluppata nella scrittura quadrata ebraica, nella quale l’ebraico si scrive ancora oggi. Il Talmud (Sanh. 21b–22a) la chiama ktav ashuri, “scrittura assira”, e riporta una tradizione secondo cui fu portata dall’Assiria.
La scrittura paleoebraica, tuttavia, non scomparve del tutto. Tra i manoscritti del Mar Morto alcuni libri della Torah sono scritti in essa, come il rotolo del Levitico della grotta 11, e i ribelli di Bar Kokhba coniarono monete con iscrizioni in questa scrittura. I Samaritani la svilupparono nella scrittura samaritana, che usano ancora. L’odierna moneta israeliana da un siclo reca la parola 𐤉𐤄𐤃, Yehud (Giudea), in lettere paleoebraiche, sul modello delle monete dell’epoca persiana.
Un alfabeto in tre forme
Le stesse lettere nella scrittura paleoebraica, in quella aramaica e nella quadrata ebraica. La paleoebraica è una varietà locale della scrittura fenicia, per cui Unicode non la codifica separatamente: si scrive con i caratteri del blocco fenicio ed è resa qui con il carattere Noto Sans Phoenician. Le forme delle lettere variavano da luogo a luogo; la tabella mostra solo le forme tipiche.
| paleoebraico (fenicio) | aramaico imperiale | scrittura quadrata ebraica | lettera |
|---|---|---|---|
| 𐤀 | 𐡀 | א | alef, ʾ |
| 𐤁 | 𐡁 | ב | bet, b |
| 𐤂 | 𐡂 | ג | gimel, g |
| 𐤃 | 𐡃 | ד | dalet, d |
| 𐤄 | 𐡄 | ה | he, h |
| 𐤅 | 𐡅 | ו | vav, w |
| 𐤉 | 𐡉 | י | yod, y |
| 𐤊 | 𐡊 | כ | kaf, k |
| 𐤌 | 𐡌 | מ | mem, m |
| 𐤏 | 𐡏 | ע | ayin, ʿ |
| 𐤓 | 𐡓 | ר | resh, r |
| 𐤔 | 𐡔 | ש | shin, š |
| 𐤕 | 𐡕 | ת | tav, t |
L’alfabeto ebraico
- ʾalef
- bbet; oggi anche v
- ggimel
- ddalet
- hhe
- wvav; oggi v
- zzayin
- ḥhet
- ṭtet
- yyod
- kkaf; oggi anche kh
- llamed
- mmem
- nnun
- ssamekh
- ʿayin
- ppe; oggi anche f
- ṣtsadi; oggi ts
- qqof
- rresh
- š, śshin e sin
- ttav
ʿbryt · ʿivrit“ebraico (lingua)”; la lettera yod indica qui la vocale i, mentre la prima i non è scritta affatto
L’alfabeto ebraico ha 22 lettere, tutte per consonanti; si scrive da destra a sinistra e non distingue maiuscole e minuscole. Cinque lettere hanno una forma speciale in fine di parola: ך (kaf), ם (mem), ן (nun), ף (pe), ץ (tsadi). Le lettere alef, he, vav e yod indicano anche le vocali (in latino matres lectionis). Sotto ogni lettera compaiono la sua traslitterazione scientifica e il nome; nella pronuncia odierna bet, kaf e pe si leggono in alcune posizioni, di solito dopo vocale, v, kh e f. Le lettere sono rese con il carattere Noto Serif Hebrew.
L’aramaico, lingua degli imperi
L’aramaico si diffuse ben oltre gli Stati aramei. L’impero neoassiro, che li sottomise nel IX e VIII secolo a.C., lo adottò nella propria amministrazione, e così la lingua dei vinti divenne la lingua comune dell’intero impero. Dopo di esso lo usò l’impero neobabilonese, e gli Achemenidi vi amministrarono il loro regno dall’Egitto alla Battriana, come mostra la pagina sulla Persia. Gli studiosi chiamano questa forma ufficiale e uniforme della lingua aramaico imperiale.
Come l’aramaico stesse diventando la lingua della diplomazia lo mostra il racconto biblico dell’assedio assiro di Gerusalemme nel 701 a.C.: i funzionari giudei chiedono all’inviato assiro di parlare loro in aramaico, che essi capiscono, e non in giudaico, alla portata d’orecchio del popolo che sta sulle mura (2 Re 18,26). Secondo questo racconto, la gente comune di Gerusalemme allora non capiva l’aramaico.
Ai tempi di Gesù la maggior parte degli Ebrei della Giudea e della Galilea parlava aramaico; l’ebraico era la lingua del culto e dello studio e in alcuni ambienti si parlava ancora. Secondo l’opinione prevalente Gesù parlava il dialetto galilaico dell’aramaico. I Vangeli, scritti in greco, conservano alcune sue parole aramaiche, come talitha kum, “fanciulla, alzati” (Mc 5,41); se e quanto spesso usasse anche l’ebraico o il greco è discusso. In aramaico sono scritte anche ampie parti del Talmud e i targumim, traduzioni aramaiche della Bibbia.
L’aramaico non si è estinto. Lingue neoaramaiche sono parlate ancora dai cristiani assiri, da alcuni ebrei iracheni e dai mandei, e nella cittadina siriana di Maaloula e in due villaggi vicini sia da musulmani sia da cristiani. Le due maggiori, il sureth (neoaramaico assiro) e il turoyo (surayt), hanno circa un quarto di milione di parlanti ciascuna. Tutte le lingue neoaramaiche sono in pericolo.

I manoscritti del Mar Morto
Tra il novembre 1946 e il febbraio 1947 alcuni pastori beduini, tra cui Muhammed edh-Dhib, trovarono in una grotta presso Qumran, sulla riva nordoccidentale del Mar Morto, delle giare contenenti rotoli. Entro il 1956 beduini e archeologi avevano esplorato nella zona undici grotte, che restituirono i resti di 981 manoscritti diversi. Per lo più si tratta di piccoli frammenti; i rotoli quasi completi sono meno di una dozzina.
I rotoli risalgono a un periodo compreso tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C. Circa il 40 % sono copie di libri della futura Bibbia ebraica, circa il 30 % altri scritti giudaici dell’epoca, il resto testi di un particolare gruppo religioso, secondo l’opinione prevalente gli Esseni. La maggior parte è scritta in ebraico nella scrittura quadrata, alcuni in aramaico (per esempio l’Apocrifo della Genesi) e pochi in greco. Quasi tutti si trovano oggi nel Santuario del Libro del Museo d’Israele a Gerusalemme; alcuni, tra cui il Rotolo di rame, sono al Museo della Giordania ad Amman.

Il Grande rotolo di Isaia
Il rotolo più noto è il Grande rotolo di Isaia (1QIsaᵃ) dalla grotta 1: 17 fogli di pergamena cuciti in una striscia lunga circa 7,34 m, con 54 colonne di testo. Contiene l’intero Libro di Isaia, salvo piccole parti danneggiate, e in base alla grafia risale al 125–100 a.C. circa. È quindi più antico di circa mille anni dei manoscritti ebraici di Isaia noti prima della scoperta.
Il suo testo concorda nel complesso con il successivo testo masoretico, ma se ne discosta in più di 2600 punti. Si tratta per lo più di differenze minori: ortografia, ordine delle parole, singolare e plurale. Lo scriba indicava le vocali con le lettere vav e yod più spesso di quanto faccia il testo masoretico. Il rotolo fu acquistato per Israele nel 1954 dall’archeologo Yigael Yadin.

Dai rotoli di Qumran


I masoreti e i segni vocalici
La scrittura ebraica annotava soltanto le consonanti, indicando le vocali tutt’al più con le lettere alef, he, vav e yod. Finché l’ebraico fu una lingua viva, questo bastava. Quando non fu più una lingua materna, la corretta lettura del testo sacro dovette essere assicurata in altro modo. Fu opera dei masoreti, studiosi e scribi attivi tra il VII e l’XI secolo a Tiberiade, a Gerusalemme e in Mesopotamia. Introdussero punti e trattini sopra e sotto le lettere (niqqud) e segni di accento, che si aggiungono al testo senza modificarlo, e scrissero ai margini note sull’ortografia, la masora. Tra i diversi sistemi prevalse quello tiberiense.
Il modello della tradizione tiberiense è il Codice di Aleppo. Intorno al 920 lo scriba Shlomo ben Buya’a ne copiò il testo consonantico, e Aaron ben Moshe ben Asher, il più eminente dei masoreti di Tiberiade, aggiunse i segni vocalici, gli accenti e la masora. Anche Maimonide lo riconobbe come autorevole. Per quasi sei secoli il codice fu custodito nella Sinagoga centrale di Aleppo. La sinagoga fu data alle fiamme durante i disordini antiebraici del 1947, e quando il codice giunse in Israele nel 1958 restavano solo 294 dei circa 487 fogli stimati; mancava la maggior parte della Torah. Che cosa sia accaduto ai fogli mancanti non è chiaro. Il più antico manoscritto completo della Bibbia ebraica è perciò il Codice di Leningrado dell’inizio dell’XI secolo.
bərēʾšît bārāʾ ʾĕlōhîm ʾēt haššāmayim wəʾēt hāʾāreṣ
- bərēʾšît
- in principio (bə- “in” + rēʾšît “principio”, da rōʾš “testa”)
- bārāʾ
- creò
- ʾĕlōhîm
- Dio (plurale nella forma, ma il verbo è singolare)
- ʾēt
- segnale del complemento oggetto determinato, non si traduce
- haššāmayim
- i cieli (ha- è l’articolo determinativo)
- wəʾēt hāʾāreṣ
- e la terra (wə- “e”)
In principio Dio creò il cielo e la terra.Il primo versetto della Bibbia (Gen 1,1) con i segni vocalici tiberiensi, senza i segni di accento. Il verbo precede il soggetto, come è consueto nella narrazione biblica. La prima parola, bereshit, è anche il nome ebraico del Libro della Genesi. I rotoli della Torah destinati al culto si scrivono ancora oggi senza i segni vocalici, con le sole consonanti: בראשית ברא אלהים את השמים ואת הארץ
Il Codice di Aleppo


Le figlie della scrittura aramaica
La scrittura aramaica si diffuse insieme alla lingua aramaica, e dalle sue forme locali nacque un’intera famiglia di scritture. I Nabatei, la cui capitale era Petra, scrivevano l’aramaico in una loro forma della scrittura dal II secolo a.C.; la loro lingua parlata era, secondo l’opinione prevalente, l’arabo. Dalla grafia corsiva nabatea si sviluppò dal IV secolo d.C. la scrittura araba. A Palmira, nel deserto siriano, si scriveva nella scrittura palmirena; se ne conoscono oltre 3000 iscrizioni, datate dal 44 a.C. al 274 d.C.
Il discendente più influente fu la scrittura siriaca. Il siriaco, il dialetto aramaico di Edessa (oggi Şanlıurfa, in Turchia), vi è scritto dal I secolo d.C. e divenne la lingua di gran parte del cristianesimo orientale; il suo testo fondamentale è la traduzione della Bibbia detta Peshitta, “la semplice”. I cristiani di tradizione siriaca lo portarono fino in India e in Cina. La scrittura siriaca ha tre forme principali (l’estrangela, il serto occidentale e la scrittura orientale) e indica le vocali con punti o, in occidente, con piccole lettere greche.
Dall’aramaico deriva anche la scrittura mandaica, e così, attraverso il sogdiano, le scritture antico-uigura e mongola. Le scritture pahlavi iraniche e la kharoshthi indiana continuano l’aramaico delle cancellerie persiane, come mostrano le pagine sulla Persia e sull’India; se anche la scrittura indiana brahmi ne derivi è controverso.
Una parola in molte scritture
La parola semitica mlk, “re”, nelle scritture discese dall’alfabeto fenicio. Tutte si scrivono da destra a sinistra e annotano soprattutto le consonanti. La -ā finale in aramaico, scritta con la lettera alef, è la desinenza della forma determinata (“il re”).
| grafia | scrittura | lettura |
|---|---|---|
| 𐤌𐤋𐤊 | fenicia e paleoebraica | mlk |
| ࠌࠋࠊ | samaritana (dalla paleoebraica) | mlk |
| 𐡌𐡋𐡊𐡀 | aramaica imperiale | malkā |
| מֶלֶךְ | quadrata ebraica, con segni vocalici | melekh |
| 𐡬𐡫𐡪𐡠 | palmirena | malkā |
| 𐢓𐢑𐢏𐢀 | nabatea | malkā |
| ܡܠܟܐ | siriaca | malkā |
| ملك | araba (dalla nabatea) | malik |
Palmira e un libro siriaco


L’ebraico torna a essere parlato
L’ebraico si estinse come lingua materna nella tarda antichità, ma non smise mai di essere scritto. Per secoli gli Ebrei vi scrissero preghiere e poesia religiosa, opere giuridiche e filosofiche e lettere, e lo usarono per comunicare tra comunità di diversa lingua materna. Nel XVIII e XIX secolo lo riprese l’Illuminismo ebraico (Haskalah): i suoi autori volevano scrivere una letteratura moderna in ebraico biblico, ma si scontrarono con la mancanza di parole per il mondo contemporaneo.
La rinascita dell’ebraico come lingua parlata è legata al nome di Eliezer Ben-Yehuda (1858–1922). Secondo la tradizione, ancora a Parigi tenne con alcuni amici la prima conversazione moderna in ebraico, e nel 1881 si trasferì a Gerusalemme. In casa parlava soltanto ebraico; suo figlio Itamar Ben-Avi (nato nel 1882) è spesso definito il primo parlante nativo dell’ebraico moderno. Ben-Yehuda pubblicò giornali in ebraico, coniò parole nuove e cominciò a compilare un grande dizionario dell’ebraico.
L’immagine di un uomo che fa rivivere la lingua da solo è però semplificata. Secondo lo stesso Ben-Yehuda, dieci anni dopo il suo arrivo solo quattro famiglie di Gerusalemme parlavano esclusivamente ebraico. Decisive si rivelarono le scuole degli insediamenti agricoli degli immigrati, dove dagli anni Ottanta del XIX secolo si insegnava in ebraico e dove i bambini fecero dell’ebraico la propria lingua. Nel 1913 la “guerra delle lingue” giunse al culmine sulla questione se il futuro istituto tecnico di Haifa avrebbe insegnato in tedesco o in ebraico, e nel 1922 l’ebraico divenne una delle tre lingue ufficiali della Palestina mandataria britannica. La sua pronuncia si basò sulla tradizione sefardita. Oggi l’ebraico è lingua ufficiale di Israele, parlato da circa nove milioni di persone, circa cinque milioni delle quali come lingua materna.
Parole che conosciamo
Diverse parole ebraiche e aramaiche sono giunte all’inglese e ad altre lingue europee attraverso la Bibbia greca e latina, oppure attraverso lo yiddish:
| ebraico / aramaico | significato | in inglese |
|---|---|---|
| אָמֵן ʾāmēn | certamente, così sia | amen |
| הַלְלוּ־יָהּ halləlû-yāh | lodate Yah (il Signore) | hallelujah |
| שַׁבָּת šabbāt | riposo, il settimo giorno | sabbath |
| מָשִׁיחַ māšîaḥ | unto (tradotto in greco come christos) | messiah |
| שָׂטָן śāṭān | avversario, accusatore | satan |
| רַבִּי rabbî | mio maestro | rabbi |
| כָּשֵׁר kāšēr | adatto, conforme | kosher (tramite lo yiddish) |
| גֹּלֶם gōlem | materia informe, embrione (Sal 139,16) | golem (dalla leggenda praghese) |
| אַבָּא ʾabbāʾ | in aramaico padre | abba; tramite il greco e il latino abbot |
| מָמוֹנָא māmônāʾ | in aramaico ricchezza | mammon |
Cronologia
- X secolo a.C. (?)Il calendario di Gezer; sia la datazione sia la lingua sono controverse.
- circa 840 a.C.La stele del re Mesha di Moab.
- fine del IX secolo a.C.La stele in antico aramaico di Tel Dan.
- 732 a.C.Gli Assiri conquistano Damasco; l’aramaico si diffonde come lingua dell’amministrazione assira.
- 701 a.C.L’assedio assiro di Gerusalemme; a quest’epoca circa risale l’iscrizione di Siloe.
- 586 a.C.I Babilonesi conquistano Gerusalemme; inizia l’esilio babilonese.
- 539–330 a.C.La Giudea sotto il dominio persiano; l’aramaico imperiale è lingua ufficiale dall’Egitto alla Battriana.
- circa 125–100 a.C.Il Grande rotolo di Isaia.
- 132–135La rivolta di Bar Kokhba; monete con iscrizioni paleoebraiche.
- 200–400 d.C.L’ebraico cessa di essere una lingua parlata quotidianamente.
- circa 920Il Codice di Aleppo, con i segni vocalici tiberiensi.
- 1526A Praga viene stampata l’illustrata Haggadah di Praga.
- 1881Eliezer Ben-Yehuda si trasferisce a Gerusalemme.
- 1922L’ebraico diventa lingua ufficiale della Palestina mandataria.
- 1946–1956I rotoli vengono scoperti in undici grotte presso Qumran.
- 1947La sinagoga di Aleppo viene incendiata; quando il codice ricomparve in Israele nel 1958, mancavano circa due quinti dei suoi fogli.
Le lingue sul globo
Tocca una lingua per mostrarla sul globo:
Fonti e letture consigliate
- Angel Sáenz-Badillos: A History of the Hebrew Language. Cambridge University Press 1993.
- Holger Gzella: A Cultural History of Aramaic: From the Beginnings to the Advent of Islam. Brill 2015.
- Joseph Naveh: Early History of the Alphabet. Magnes Press 1982.
- Emanuel Tov: Textual Criticism of the Hebrew Bible. Fortress Press, 3rd ed. 2012.
- James C. VanderKam: The Dead Sea Scrolls Today. Eerdmans, 2nd ed. 2010.
- Jacob Weingreen: A Practical Grammar for Classical Hebrew. Clarendon Press, 2nd ed. 1959.
- Glottolog 5 (lingue e loro classificazione).