
Lingue dell’antichità
Corea: caratteri cinesi e hangul
La penisola coreana · dalla stele del re Gwanggaeto (414) all’affermazione dello hangul come scrittura nazionale alla fine del XIX secolo
Per oltre mille anni i coreani scrissero con i caratteri cinesi, sia in cinese classico sia nella propria lingua, che adattavano ai caratteri grazie agli ingegnosi sistemi idu, hyangchal e gugyeol. In Corea fu prodotto il più antico libro conservato stampato con caratteri mobili di metallo. Nel 1446 il re Sejong promulgò una nuova scrittura, oggi chiamata hangul: le sue consonanti riproducono la forma degli organi della fonazione, le sue vocali derivano dal cielo, dalla terra e dall’uomo, e le sue lettere si raggruppano in sillabe. I letterati confuciani la disprezzarono per quattro secoli; oggi è motivo di orgoglio nazionale.
La scrittura cinese nella penisola
La scrittura giunse nella penisola coreana dalla Cina. Le più antiche testimonianze archeologiche di iscrizioni cinesi in Corea risalgono al III secolo a.C., quando vi arrivavano migranti cinesi in fuga dalle guerre della Cina settentrionale; a Pyongyang è stata trovata una spada con un’iscrizione cinese datata al 222 a.C. Dal 108 a.C. al 313 d.C. il nord della penisola fu sotto l’amministrazione cinese della dinastia Han e dei suoi successori. Il coreano rimase la lingua parlata; il cinese era soltanto scritto.
Nel periodo dei Tre Regni, con Goguryeo a nord, Baekje a sud-ovest e Silla a sud-est, il cinese classico divenne la lingua della cultura e del governo. La cronaca Samguk sagi del 1145 colloca le prime testimonianze scritte nel 375 a Baekje e nel 545 a Silla. Insieme alla lettura si diffuse il buddhismo, adottato secondo la tradizione a Goguryeo nel 372, a Baekje nel 384 e a Silla nel 527. I letterati di Baekje erano ricercati in Giappone come maestri di scrittura cinese.
Il più antico testo coreano in cinese classico (hanmun) datato con sicurezza è la stele del re Gwanggaeto il Grande (regno 391–413), eretta nel 414. La fece innalzare suo figlio, il re Jangsu, presso la tomba del padre vicino all’allora capitale di Goguryeo, oggi nei pressi della città di Ji'an in Cina. I suoi 1775 caratteri narrano l’origine della dinastia e le campagne del defunto re. La stele fu riscoperta alla fine del XIX secolo, e parte dell’iscrizione è oggi illeggibile.
In coreano i caratteri cinesi si chiamano hanja, “caratteri Han”. Il cinese classico rimase la lingua della cultura coreana fino alla fine del XIX secolo: dal 958 al 1894 vi si svolgevano gli esami per il servizio civile (gwageo), e in cinese classico furono scritte le cronache coreane e gli annali ufficiali della dinastia Joseon.


Il coreano in caratteri cinesi
Il cinese classico differisce profondamente dal coreano. Le parole cinesi sono brevi e invariabili, e l’ordine delle parole è soggetto–verbo–oggetto; il coreano è una lingua agglutinante, che attacca alle radici serie di suffissi per il caso, il tempo e la cortesia, e il verbo si trova alla fine della frase. Per scrivere la propria lingua i coreani dovettero usare i caratteri in modo diverso: o per il loro significato, leggendoli come una parola coreana, o soltanto per il loro suono.
Il più antico di questi sistemi si chiama idu (吏讀, “lettura dei funzionari”). Il testo seguiva l’ordine delle parole coreano; le parole piene si scrivevano in cinese, le desinenze e le particelle coreane con caratteri scelti per il loro suono o per la loro lettura coreana. La coppia 不冬, letteralmente “non inverno”, non si leggeva quindi in cinese ma in coreano come andʌl (scritto con la vocale obsoleta ㆍ), “non fa”, corrispondente al moderno 않는다 anneunda. La tradizione attribuisce l’idu al letterato del VII secolo Seol Chong, ma grafie simili sono attestate già prima. L’idu serviva soprattutto a funzionari e scrivani per i documenti amministrativi; fu abolito ufficialmente solo nel 1894.
La poesia usava lo hyangchal (鄕札, “lettere locali”), in cui interi versi coreani erano scritti con caratteri cinesi, in parte per il significato e in parte per il suono. Si sono conservati venticinque canti scritti in questo modo, detti hyangga: quattordici nella cronaca Samguk yusa, compilata dal monaco Iryeon nel XIII secolo, e undici nella biografia del monaco Gyunyeo (923–973) del 1075. Nel canto Seodongyo, per esempio, una principessa è scritta 善化公主主隱: i primi quattro caratteri si leggono in sino-coreano Seonhwa gongju, “principessa Seonhwa”, mentre 主 (“signore”) si legge secondo la sua glossa coreana come il suffisso onorifico -nim, e 隱 è usato soltanto per il suo suono come particella del tema -eun.
Il terzo sistema, il gugyeol (口訣), era un ausilio alla lettura dei testi cinesi: tra le frasi del testo classico si inserivano le desinenze grammaticali coreane, spesso in forme semplificate dei caratteri. La coppia 爲尼, per esempio, non si leggeva in cinese ma in coreano come hani, “fa, e quindi”: il primo carattere per il suo significato coreano “fare”, il secondo per il suo suono. Il gugyeol ricorda il modo giapponese di leggere i testi cinesi (kanbun) e rimase in uso fino all’inizio del XX secolo. Tutti e tre i sistemi richiedevano però una buona padronanza dei caratteri cinesi e rimasero quindi appannaggio delle persone istruite.
Ottantamila matrici e caratteri di metallo
La Corea fu una pioniera della stampa. Sotto la dinastia Goryeo (918–1392) fu realizzato il Tripitaka Koreana, in coreano Palman Daejanggyeong, “il Tripitaka in ottantamila matrici”: il canone buddhista in cinese, inciso a rovescio su matrici di legno per la stampa. Dopo che i mongoli ebbero distrutto la prima edizione del canone, la corte ne fece incidere una nuova durante le invasioni mongole del XIII secolo, secondo la datazione consueta nel 1237–1248. Dal 1398 le matrici, 81 258 in tutto, sono custodite nel tempio di montagna di Haeinsa. I loro depositi sono patrimonio mondiale dell’UNESCO, e le matrici stesse sono iscritte nel registro Memoria del mondo.
Ancora più notevole è la stampa a caratteri mobili di metallo. Secondo le fonti scritte, in Corea i caratteri di metallo erano in uso già nella prima metà del XIII secolo, ma quelle stampe non si sono conservate. Il più antico libro conservato stampato con caratteri mobili di metallo è il Jikji, per intero Baegun hwasang chorok buljo jikji simche yojeol, un’antologia di detti di maestri zen (in coreano seon) compilata dal monaco Baegun. Secondo il colofone fu stampato dai suoi discepoli nel 1377 nel tempio di Heungdeoksa presso Cheongju, circa tre quarti di secolo prima che Johannes Gutenberg completasse la sua Bibbia.
Dei due volumi originali sopravvive soltanto il secondo, e senza il primo foglio. Alla fine del XIX secolo il diplomatico francese Victor Collin de Plancy lo portò via dalla Corea; oggi appartiene alla Biblioteca nazionale di Francia a Parigi, e nel 2001 è stato iscritto nel registro Memoria del mondo. A differenza dell’Europa, però, in Corea i caratteri di metallo non divennero la base di una stampa di massa: la scrittura cinese richiedeva migliaia di caratteri diversi, e la stampa serviva soprattutto alla corte e ai monasteri.

Jikji



Il re Sejong
Sejong (1397–1450), quarto re della dinastia Joseon, regnò dal 1418 al 1450 ed è ancora oggi considerato in Corea il più grande sovrano della sua storia. Nel 1420 ricostituì la Sala dei Saggi (Jiphyeonjeon), un’istituzione regia di studiosi che gli storici moderni paragonano a un think tank. Il suo regno vide il primo calendario autenticamente coreano, grandi compendi di medicina e di agricoltura e nuovi strumenti astronomici.
Le fonti non dicono quando sia iniziato il lavoro sulla nuova scrittura. Nel 12º mese del 1443 secondo il calendario coreano (tra la fine di dicembre del 1443 e la fine di gennaio del 1444) la scrittura, probabilmente già quasi completa, fu presentata alla corte. La maggior parte degli studiosi ritiene che Sejong abbia partecipato in modo significativo e personale alla sua creazione; se ne sia stato l’unico autore, come affermano i documenti dell’epoca, è oggetto di discussione. Il re stesso si interessava di lingue, prendeva lezioni di cinese parlato e seguiva il lavoro dell’Ufficio degli interpreti.
Già nel 2º mese del 1444 un gruppo di studiosi della Sala dei Saggi guidato da Choe Mal-li presentò al re una dura protesta. A loro giudizio la nuova scrittura allontanava la Corea dalla civiltà cinese, alla quale secondo i principi confuciani doveva deferenza, e soltanto i barbari scrivevano con lettere fonetiche proprie. Gli storici aggiungono preoccupazioni di rango sociale: la conoscenza dei caratteri cinesi era un privilegio e un segno distintivo dell’élite. Sejong respinse le obiezioni, affermando che la scrittura era stata creata per sollecitudine verso i sudditi e quindi in spirito confuciano, e fece imprigionare per un giorno Choe Mal-li e gli altri firmatari.
Nel 9º mese del 1446 la scrittura fu promulgata ufficialmente nel testo Hunminjeongeum (訓民正音), “I suoni corretti per l’istruzione del popolo”, che in un primo tempo era anche il nome della scrittura stessa. Il breve testo di base fu scritto secondo la tradizione da Sejong in persona; un ampio commento (Haerye), che spiega le forme delle lettere e le regole del loro uso, fu aggiunto da un gruppo di studiosi guidato da Jeong In-ji. L’edizione con il commento andò in seguito perduta e ricomparve solo nel 1940; oggi è un tesoro nazionale della Corea del Sud ed è iscritta nel registro Memoria del mondo dal 1997.


gukji eoeum iho jungguk, yeo munja bulsang yutong
- 國之語音 gukji eoeum
- i suoni della lingua del (nostro) paese
- 異乎中國 iho jungguk
- differiscono da quelli del Regno di Mezzo (Cina)
- 與文字 yeo munja
- con i caratteri (cinesi)
- 不相流通 bulsang yutong
- non corrispondono tra loro
I suoni della lingua del nostro paese differiscono da quelli della Cina e non corrispondono ai caratteri.La frase iniziale della prefazione di Sejong, visibile nella fotografia della prima pagina dello Hunminjeongeum. È scritta in cinese classico; la trascrizione riporta la lettura coreana moderna (sino-coreana) dei caratteri. La prefazione prosegue: molte persone del popolo non possono quindi esprimere ciò che vorrebbero dire; “Me ne sono afflitto e ho ideato ventotto nuove lettere, che desidero tutti esercitino con agio e trovino comode per l’uso quotidiano.” Nel XV secolo il testo si leggeva inserendo desinenze coreane; la più antica traduzione coreana conosciuta (Eonhae) si trova nel Worin seokbo del 1459.
Organi della fonazione, cielo, terra e uomo
Lo Hunminjeongeum Haerye spiega nei particolari come furono ricavate le forme delle lettere. Le cinque consonanti di base raffigurano gli organi della fonazione nel momento in cui si produce il suono: ㄱ la radice della lingua che chiude la gola, ㄴ la lingua che tocca il palato superiore, ㅁ la bocca, ㅅ un dente e ㅇ la gola. Le altre consonanti ne derivano aggiungendo un tratto per un suono “più forte”: da ㄱ g si ottiene l’aspirata ㅋ k, da ㄴ n si ottiene ㄷ d e poi ㅌ t, da ㅁ m si ottengono ㅂ b e ㅍ p, da ㅅ s si ottengono ㅈ j e ㅊ ch. I suoni articolati nello stesso punto della bocca hanno così lettere di forma simile.
Le vocali derivano da tre elementi della cosmologia cinese: il punto ㆍ è rotondo come il cielo, la linea orizzontale ㅡ piatta come la terra, e la verticale ㅣ sta eretta come un essere umano. Le altre vocali sono combinazioni di questi: ㅏ a è ㅣ con un punto a destra, ㅓ eo con un punto a sinistra, ㅗ o è ㅡ con un punto sopra, ㅜ u con un punto sotto. La suddivisione delle vocali in “chiare” e “scure” rispecchia l’armonia vocalica del coreano dell’epoca. Gli studiosi moderni attribuiscono poco peso ad altre spiegazioni filosofiche, come i legami tra i suoni e i cinque elementi.
Le lettere non si scrivono in fila come nell’alfabeto latino, ma si raggruppano in blocchi sillabici grosso modo quadrati, come i caratteri cinesi: una consonante iniziale, una vocale alla sua destra o sotto di essa ed eventualmente una consonante finale in basso. Quando una sillaba inizia per vocale, una ㅇ muta occupa il posto della consonante. Le attuali 19 consonanti iniziali, 21 vocali e 27 consonanti finali possono formare 11 172 sillabe, delle quali solo circa duemila sono di uso comune. Nel coreano medio, punti a sinistra della sillaba indicavano anche l’altezza tonale: nessun punto per il tono basso, un punto per il tono alto, due punti per il tono ascendente. Questa notazione cadde in disuso nel XVI secolo.
Nel 1985 il linguista britannico Geoffrey Sampson definì lo hangul una “scrittura featurale”, le cui forme codificano sistematicamente tratti fonologici; lo hangul è l’esempio più noto di questa categoria. Altri obiettano che solo una parte delle lettere è costruita in questo modo e che chi legge non si serve della logica delle forme. Se un’altra scrittura abbia ispirato gli studiosi di Sejong è oggetto di discussione; l’ipotesi che ha attirato più attenzione, avanzata da Gari Ledyard, è un influsso della scrittura ʼPhags-pa usata dall’amministrazione mongola. È probabile che i caratteri cinesi abbiano ispirato la forma dei blocchi sillabici.
Le lettere di base e le loro forme
- g / kla radice della lingua che chiude la gola (consonante velare)
- kㄱ con un tratto in più: un suono “più forte”, aspirato
- nla lingua che tocca il palato superiore
- d / tㄴ con un tratto in più
- tㄷ con un altro tratto: aspirazione
- mla bocca
- b / pㅁ con tratti in più
- pla corrispondente aspirata di ㅂ
- sun dente (un incisivo)
- jㅅ con un tratto in più
- chㅈ con un altro tratto: aspirazione
- – / ngla gola; oggi muta all’inizio di sillaba, ng alla fine (in origine ng aveva una lettera propria, ㆁ)
- hla lettera della gola ㅇ con tratti in più
- r / lnon derivata aggiungendo tratti; lo Haerye la annovera tra le lettere “di forma diversa”
- ʌ (?)il cielo, perciò rotonda; vocale obsoleta di pronuncia controversa, conservata come suono distinto solo nel jeju
- eula terra, perciò piatta
- il’uomo, perciò eretta
- aㅣ con un punto a destra (oggi un trattino)
- eoㅣ con un punto a sinistra
- oㅡ con un punto sopra
- uㅡ con un punto sotto
- yaun secondo punto aggiunge una y iniziale
han + geul → hangeulLa parola 한글 hangeul, “scrittura Han”; han è uno dei nomi coreani della Corea, e geul significa “scrittura”. Nel blocco 한 la consonante ㅎ sta in alto a sinistra, la vocale verticale ㅏ alla sua destra e la finale ㄴ in basso; nel blocco 글 la vocale orizzontale ㅡ sta sotto l’iniziale ㄱ, con la finale ㄹ sotto di essa.
La spiegazione delle forme segue lo Hunminjeongeum Haerye (1446). Le lettere sono riportate nella forma moderna, con i valori nella romanizzazione riveduta; per ㄱ, ㄷ e ㅂ il primo valore vale all’inizio di sillaba, il secondo alla fine. L’ortografia attuale non usa più la vocale obsoleta ㆍ né la lettera ㆁ, ma Unicode le codifica. Lo hangul moderno ha 24 lettere di base, 14 consonanti e 10 vocali; da esse si formano le consonanti doppie come ㄲ kk e le vocali composte come ㅐ ae.

Eonmun: la scrittura delle donne e dei monaci
Sejong cercò di introdurre la nuova scrittura nell’amministrazione, negli esami e nelle scuole, ma con cautela e con successo limitato. La prima grande opera in hangul fu lo Yongbieocheonga (Canti dei draghi che volano in cielo), 125 canti in lode degli antenati della dinastia regnante, stampato nel 1447. Seguirono testi buddhisti, tra cui inni attribuiti dalla tradizione a Sejong stesso. Dopo la morte del re lo hangul fu di nuovo escluso da molti ambiti.
Le persone istruite continuarono a scrivere in cinese classico e chiamavano la nuova scrittura eonmun (諺文), “scrittura volgare”, un nome che assunse un tono spregiativo. Nel XV secolo lo hangul era usato soprattutto a Seul, intorno alla corte; si diffuse fuori dalla capitale solo nel XVI secolo. Tra i suoi primi utenti vi furono le donne, alle quali era negata un’istruzione confuciana e che spesso imparavano la scrittura in casa, e i monasteri buddhisti. Nel 1504 il tiranno Yeonsangun, venuto a sapere che critiche al suo governo circolavano in hangul, ne fece perseguitare l’uso.
Lo hangul sopravvisse tuttavia. Nel XVI secolo lo studiavano gli studiosi dell’Ufficio degli interpreti, e nel XVII secolo fiorì la letteratura popolare in hangul, compresi i versi sijo e il romanzo Hong Gildong jeon, attribuito dalla tradizione a Heo Gyun (l’attribuzione è controversa). Nello stesso tempo cambiò l’ortografia: alcune lettere, come ㅿ e ㆆ, caddero in disuso entro la fine del XVI secolo, ㅇ e ㆁ si fusero e la notazione dei toni scomparve. Lo hangul divenne la scrittura delle lettere private, delle letture popolari e delle donne, mentre la Corea ufficiale e colta scriveva in cinese.

Una scrittura nazionale
La svolta arrivò alla fine del XIX secolo. Quando negli anni Settanta dell’Ottocento la Corea si aprì al mondo esterno, lo hangul cominciò a essere visto come un simbolo nazionale e fu chiamato anche gungmun (國文), “scrittura nazionale”. Il missionario scozzese John Ross, nel suo sillabario del 1877, per primo separò le parole con spazi e scrisse in orizzontale. Il 21 novembre 1894, nell’ambito della riforma Gabo, il governo dichiarò lo hangul la scrittura preferita per i documenti ufficiali; nello stesso anno terminarono gli esami in cinese classico e l’uso ufficiale dell’idu. Nel 1896 iniziò a uscire il giornale Dongnip Sinmun (The Independent), scritto soltanto in hangul.
Il nome hangul, “scrittura Han”, entrò in uso intorno al 1910, secondo la versione prevalente su iniziativa del linguista Ju Si-gyeong. Sotto il dominio giapponese (1910–1945) la lingua e la scrittura coreane furono represse in varia misura. La Società di ricerca sulla lingua coreana istituì la Giornata dello hangul nel 1926; ribattezzata Società della lingua coreana, pubblicò nel 1933 l’Ortografia unificata dello hangul, su cui si basa l’ortografia di entrambi gli attuali Stati coreani; tra l’altro pose fine all’uso della vocale ㆍ. Nel 1942 i suoi membri furono arrestati in massa e torturati.
Nel 1940 fu ritrovata una copia dello Hunminjeongeum con il commento, a lungo ritenuta perduta; oggi è chiamata copia Gansong, dal nome del suo collezionista. Dopo la liberazione e la divisione del paese nel 1945, entrambi gli Stati raggiunsero l’alfabetizzazione generale in hangul. In Corea del Nord la scrittura si chiama dal 1949 Chosŏn'gŭl, “scrittura coreana”, dal nome nordcoreano della Corea, Chosŏn; la Corea del Sud usa il nome hangul. Le due versioni hanno le stesse lettere e differiscono soprattutto per l’ordine alfabetico e per alcune regole ortografiche.
La Giornata dello hangul
La data esatta della promulgazione non è nota. La postfazione al commento dello Hunminjeongeum è datata ai “primi dieci giorni” del 9º mese del 1446; prendendo il decimo giorno si ottiene il 9 ottobre. La Giornata dello hangul fu celebrata per la prima volta il 4 novembre 1926; la data cambiò poi, fissandosi sul 9 ottobre nel 1945, quando la si poté basare sullo Haerye ritrovato. In Corea del Sud la Giornata dello hangul (Hangeullal) è festa nazionale; non lo fu dal 1991 al 2012, e il suo ripristino fu celebrato nel dicembre 2012. La Corea del Nord celebra la Giornata dell’alfabeto coreano il 15 gennaio, richiamandosi alla presentazione della scrittura alla corte a cavallo tra il 1443 e il 1444. Nella Giornata dello hangul del 2009 fu inaugurata in piazza Gwanghwamun a Seul una statua in bronzo del re Sejong, e da allora la piazza è il luogo principale delle celebrazioni.

Le celebrazioni della Giornata dello hangul


Gli hanja oggi
Lo hangul sostituì i caratteri cinesi solo nel XX secolo. A lungo si usò una scrittura mista: le parole sino-coreane, cioè prese a prestito dal cinese o formate da radici cinesi, in caratteri, e le radici e le desinenze coreane in hangul. Secondo la maggior parte delle stime le parole sino-coreane costituiscono più della metà dei lemmi dei dizionari (dal 50 al 65 per cento secondo Ho-min Sohn); le stime lessicografiche variano tuttavia, e i critici che richiamano l’attenzione sulle molte parole inutilizzate dei dizionari più vecchi ne indicano soltanto il 30 per cento circa. Si tratta soprattutto di termini tecnici e astratti.
In Corea del Nord i caratteri cinesi non si usano nei testi dal 1949, anche se vengono insegnati nelle scuole. La Corea del Sud oscillò a lungo tra abolirli e mantenerli: nel 1968 il governo annunciò un piano quinquennale per eliminarli dalle scuole e dall’uso ufficiale, e quattro anni dopo l’insegnamento dei caratteri tornò come materia facoltativa. Oggi nelle scuole secondarie si insegnano come materia facoltativa 1800 caratteri di base. I giornali passarono per lo più allo hangul negli anni Novanta; i caratteri restano nei titoli come abbreviazioni (中 Cina, 韓 Corea, 美 USA, 日 Giappone), nei nomi di persona, nei documenti ufficiali e nei dizionari, dove distinguono parole che suonano uguali.
Una parola, sei significati
Le parole sino-coreane omofone si confondono facilmente in hangul, perché il coreano standard, a differenza del cinese, non ha toni. I dizionari indicano perciò i caratteri di ogni lemma. Tutte e sei queste parole si leggono 수도 sudo:
| caratteri | composizione | significato |
|---|---|---|
| 首都 | 首 “testa” + 都 “sede, città” | capitale |
| 水道 | 水 “acqua” + 道 “via” | acquedotto, corso d’acqua |
| 修道 | 修 “coltivare” + 道 “via, il Dao” | disciplina spirituale, ascesi |
| 隧道 | 隧 “passaggio sotterraneo” + 道 “via” | galleria |
| 水稻 | 水 “acqua” + 稻 “riso” | riso coltivato in risaia |
| 囚徒 | 囚 “imprigionare” + 徒 “persona, compagno” | prigioniero |
Coreano e jeju
Il coreano è parlato da circa 81 milioni di persone (Ethnologue, 2020). È la lingua ufficiale di entrambi gli Stati coreani ed è parlato anche da grandi comunità in Cina, dove lo hangul è una scrittura ufficiale della prefettura autonoma coreana di Yanbian, in Giappone, negli Stati Uniti e in Asia centrale. Appartiene alla piccola famiglia delle lingue coreaniche. La maggior parte dei linguisti respinge oggi i precedenti tentativi di classificarlo tra le lingue altaiche, e nemmeno la parentela con il giapponese, sostenuta da alcuni studiosi, è stata dimostrata. La patria dei suoi antenati è di solito cercata in Manciuria.
Il coreano antico dei Tre Regni e di Silla unificato è noto solo frammentariamente, dalle grafie in caratteri cinesi. Il coreano medio è di solito datato al 918–1592; anche la sua fase antica è nota solo frammentariamente, ma la fase tarda, dal 1446, è documentata nei particolari grazie allo hangul. Aveva un accento tonale, che la scrittura di Sejong annotava con punti. Il coreano moderno è una lingua agglutinante con ordine delle parole soggetto–oggetto–verbo e un elaborato sistema di livelli di cortesia, in cui la desinenza verbale esprime il rapporto di chi parla con chi ascolta. Le due lingue standard differiscono in alcuni tratti: il Nord, per esempio, conserva la r iniziale nelle parole sino-coreane, così “lavoro” è 로동 rodong al Nord e 노동 nodong al Sud.
Sull’isola di Jeju, al largo della costa meridionale, si parla il jeju. È strettamente imparentato con il coreano, ma i parlanti delle due lingue non si capiscono tra loro, e Glottolog lo classifica perciò come lingua a sé della famiglia coreanica. Solo il jeju conserva un suono distinto per la vocale obsoleta ㆍ. È parlato soprattutto dalla generazione più anziana, e dal 2010 l’UNESCO lo classifica come lingua in pericolo critico.

Parole coreane nel mondo
Alcune parole coreane si sono diffuse in altre lingue, soprattutto con l’ondata di interesse per la cultura coreana a cavallo tra XX e XXI secolo:
| coreano | significato | in inglese |
|---|---|---|
| 김치 gimchi | verdure fermentate, il più delle volte cavolo cinese con peperoncino | kimchi |
| 태권도 taegwondo | 跆拳道, “la via del calcio e del pugno”, un’arte marziale | taekwondo |
| 한글 hangeul | la scrittura coreana | Hangul |
| 불고기 bulgogi | “carne al fuoco”, manzo marinato alla griglia | bulgogi |
| 소주 soju | 燒酒, “liquore bruciato”, un distillato | soju |
| 재벌 jaebeol | 財閥, grande conglomerato industriale a conduzione familiare | chaebol |
| 한복 hanbok | abito tradizionale coreano | hanbok |
| 한류 hallyu | 韓流, “corrente coreana”, la popolarità della cultura pop coreana all’estero | hallyu |
| 만화 manhwa | 漫畫, fumetti; in giapponese gli stessi caratteri si leggono manga | manhwa |
Cronologia
- 414Viene eretta la stele del re Gwanggaeto, il più antico testo coreano in cinese classico datato con sicurezza.
- 958Goryeo introduce gli esami per il servizio civile in cinese classico.
- 1237–1248Viene inciso il Tripitaka Koreana (datazione consueta).
- 1377Il Jikji viene stampato con caratteri di metallo nel tempio di Heungdeoksa.
- 1392Fondazione della dinastia Joseon.
- 1398Le matrici del Tripitaka Koreana vengono trasferite nel tempio di Haeinsa.
- 1418Sejong sale al trono.
- 1443/1444La nuova scrittura viene presentata alla corte (12º mese del 1443 secondo il calendario coreano).
- 1444Choe Mal-li e altri studiosi protestano contro la nuova scrittura.
- 1446La scrittura viene promulgata nello Hunminjeongeum (9º mese).
- 1447Viene stampato lo Yongbieocheonga, la prima grande opera in hangul.
- 1504Yeonsangun perseguita l’uso dello hangul.
- 21 nov. 1894Riforma Gabo: lo hangul diventa la scrittura preferita dei documenti ufficiali; fine degli esami e dell’idu.
- 1926La Società di ricerca sulla lingua coreana istituisce la Giornata dello hangul (allora il 4 novembre).
- 1940Viene ritrovata una copia dello Hunminjeongeum con il commento (Haerye).
- 1949La Corea del Nord smette di usare i caratteri cinesi nei testi.
Coreano e jeju sul globo
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Fonti e letture consigliate
- Gari K. Ledyard: The Korean Language Reform of 1446. Singu munhwasa, Seoul 1998.
- Young-Key Kim-Renaud (ed.): The Korean Alphabet. Its History and Structure. University of Hawai‘i Press, 1997.
- Ki-Moon Lee, S. Robert Ramsey: A History of the Korean Language. Cambridge University Press, 2011.
- Sungdai Cho, John Whitman: Korean. A Linguistic Introduction. Cambridge University Press, 2019.
- Peter H. Lee (ed.): A History of Korean Literature. Cambridge University Press, 2003.
- Vladimír Glomb, Vladimír Pucek: Klasická korejština (Coreano classico). Università Carlo di Praga, Facoltà di Lettere, 2013.
- Glottolog 5 (le lingue e la loro classificazione).