Atlante delle lingue

Lingue dell’antichità · panoramica

Glossario della scrittura

Tipi di scrittura, segni, direzione di scrittura e le discipline che li studiano

Abjad, abugida, determinativo, bustrofedo, palinsesto: le pagine sulle scritture antiche non possono fare a meno dei termini tecnici. Questo glossario li spiega con esempi, presi per lo più dalle iscrizioni e dai manoscritti descritti nelle pagine sulle singole civiltà.

Come la scrittura registra la lingua

Tutte le scritture poggiano su pochi principi. Un segno può stare per una parola intera, può registrare un suono (una sillaba, una consonante o un singolo fonema) oppure può non essere letto affatto e servire soltanto ad aiutare il lettore a interpretare i segni circostanti. Le scritture antiche combinavano per lo più questi principi, e il tipo di una scrittura dipende da quale di essi prevale.

La classificazione qui adottata segue la tipologia del linguista statunitense Peter T. Daniels, la più diffusa in linguistica. Non è l’unica: altri studiosi, per esempio Florian Coulmas, delimitano alcune categorie in modo diverso, e i confini tra i tipi sono sfumati. I termini sono raggruppati per tema, non in ordine alfabetico.

Tipi di sistemi di scrittura

Le scritture si classificano in base all’unità linguistica registrata dal loro segno di base.

Scrittura logografica (logografia)
Scrittura i cui segni (logogrammi) registrano parole o, più precisamente, morfemi, le più piccole unità dotate di significato proprio. Non esiste una scrittura puramente logografica: senza segni per i suoni non si potrebbero scrivere nomi e forme grammaticali, perciò ogni scrittura di questo tipo ha una componente fonetica.Il cinese è descritto di solito come logografico: 人 rén “persona”, 木 mù “albero”. La maggior parte dei caratteri cinesi, però, sono composti fono-semantici, con una parte di significato e una parte di suono.
Scrittura logosillabica (logosillabario)
Scrittura che combina logogrammi con segni per sillabe (sillabogrammi) e spesso con determinativi. Vi appartengono la scrittura cuneiforme, la scrittura maya e i geroglifici anatolici (luvi). I geroglifici egiziani hanno segni per consonanti anziché per sillabe e si definiscono perciò più precisamente logoconsonantici. Alcuni linguisti vi includono anche il cinese, poiché ogni carattere corrisponde a una sillaba (scrittura morfosillabica).La parola maya bʼalam “giaguaro” è attestata come logogramma BʼALAM, come sillabe bʼa-la-ma e come combinazione delle due forme.
Scrittura sillabica (sillabario)
Scrittura in cui un segno registra una sillaba, di solito consonante più vocale o una vocale sola; l’insieme dei suoi segni si chiama sillabario. A differenza di quanto avviene in un’abugida, i segni per sillabe con la stessa consonante non si somigliano. Il cuneiforme antico-persiano sta al confine: la maggior parte dei suoi segni registra una consonante con la vocale a, ma può indicare anche la consonante sola.Lineare B: 𐀒𐀜𐀰 ko-no-so = Cnosso. Il nesso kn- ha ricevuto una vocale d’appoggio e la -s finale non è stata scritta; i gruppi consonantici sono scomodi per le scritture sillabiche. Sono sillabici anche il sillabario cipriota e i kana giapponesi.
Abjad (scrittura consonantica)
Scrittura i cui segni di base registrano solo le consonanti; il lettore integra le vocali grazie alla conoscenza della lingua, oppure queste sono suggerite da lettere ausiliarie (matres lectionis) o da segni facoltativi. Come termine tecnico lo introdusse nel 1990 Peter T. Daniels; la parola araba abjad è il nome dell’antico ordine semitico delle lettere, formato dalle sue prime quattro lettere (alif, bāʾ, jīm, dāl). Le scritture fenicia, aramaica, ebraica e araba sono abjad.Il fenicio 𐤌𐤋𐤊 𐤂𐤁𐤋 mlk gbl sul sarcofago di Ahiram significa “re di Biblo”; quali vocali avessero le parole, la scrittura non lo dice.
Abugida (alfasillabario)
Scrittura in cui un segno di base registra una consonante con una vocale inerente; le altre vocali si esprimono con una modifica sistematica della forma o con un segno aggiunto. Vi appartengono la brahmi e le scritture che ne derivano (devanagari, tibetana, tamil, thailandese), come pure la scrittura etiopica. Il termine fu introdotto nel 1990 da Peter T. Daniels dal nome etiopico di quest’ordine delle lettere, አቡጊዳ (ʾa-bu-gi-dā), formato dai suoi primi quattro segni.Brahmi: 𑀓 ka, 𑀓𑀺 ki, 𑀓𑀼 ku. Scrittura etiopica: በ ba, ቡ bu, ቢ bi, ባ bā, ቤ be, ብ bə (o b senza vocale), ቦ bo.
Alfabeto
Scrittura in cui sia le consonanti sia le vocali si scrivono con lettere distinte e di pari rango. La prima scrittura di questo tipo nacque entro l’VIII secolo a.C., quando i greci adottarono l’alfabeto fenicio e usarono le lettere per consonanti assenti in greco per scrivere le vocali. Dall’alfabeto greco discendono, tra gli altri, la scrittura etrusca e attraverso di essa l’alfabeto latino, nonché le scritture copta e gotica e il cirillico. Nell’uso comune anche la scrittura fenicia si chiama alfabeto; nel senso tecnico più stretto è un abjad.Il fenicio ʾalp 𐤀 divenne l’alfa greca (Α), he divenne epsilon (Ε), ʿain omicron (Ο).
Scrittura featurale
Scrittura le cui forme delle lettere esprimono sistematicamente tratti fonetici dei suoni, come il luogo o il modo di articolazione. Il termine fu introdotto da Geoffrey Sampson (1985), soprattutto per la scrittura coreana hangul, il suo esempio più noto; alcuni studiosi (DeFrancis) rifiutano la categoria.L’hangul fu promulgato nel 1446 dal re coreano Sejong: è quindi una scrittura medievale, inclusa qui solo per confronto. Secondo la spiegazione dell’epoca, le forme delle lettere consonantiche di base imitano la posizione degli organi fonatori; un tratto aggiuntivo segnala un’articolazione più forte, per esempio l’aspirazione (la lettera per k diventa così la lettera per kʰ), e le lettere si raggruppano in blocchi sillabici.

I segni

Termini per i diversi tipi di segno e per i modi in cui i segni collaborano nella scrittura.

Logogramma
Segno che registra una parola intera o un morfema. Nelle traslitterazioni dei testi cuneiformi accadici e ittiti, dei geroglifici anatolici e della scrittura maya i logogrammi si scrivono di solito in maiuscolo.Il sumerogramma 𒈗 LUGAL “re” nei testi accadici e ittiti; l’antico persiano 𐏋 per xšāyaθiya “re”, il cui uso era facoltativo. Anche le cifre odierne e il segno & sono logogrammi: ognuno legge 1 nella propria lingua.
Fonogramma
Segno usato per il suo valore fonetico, indipendentemente da ciò che raffigurava in origine. Può registrare un singolo suono, una consonante, un gruppo di consonanti o una sillaba.In egiziano la civetta 𓅓 si legge m e l’increspatura dell’acqua 𓈖 n, anche quando la parola non ha nulla a che fare con civette o acqua. I fonogrammi egiziani registrano una, due o tre consonanti.
Sillabogramma
Fonogramma che registra una sillaba. I sillabogrammi sono la base delle scritture sillabiche e, accanto ai logogrammi, di quelle logosillabiche.Cuneiforme 𒈠 ma, lineare B 𐀏 ka. Il nome maya Pakal si scrive pa-ka-la; la vocale dell’ultimo segno non si pronuncia.
Determinativo (classificatore)
Segno che non si legge e serve solo ad assegnare una parola a una classe semantica: persona, divinità, città, legno. Aiuta a distinguere parole scritte con gli stessi fonogrammi e spesso segnala l’inizio o la fine di una parola.In egiziano l’uomo seduto 𓀀 dopo le parole che indicano persone e il segno della città 𓊖 dopo i toponimi; in cuneiforme 𒀭 DINGIR davanti al nome di un dio e 𒌷 URU davanti a quello di una città: 𒌷𒄩𒀜𒌅𒊭 URU Ḫa-at-tu-ša, “(la città di) Hattusa”.
Complemento fonetico
Fonogramma aggiunto a un logogramma come aiuto alla lettura. Non aggiunge alcun suono, ripete solo una parte della pronuncia e indica quale delle diverse letture possibili del logogramma sia quella intesa.Egiziano 𓄤𓆑𓂋 nfr “buono, bello”: il segno triconsonantico nfr seguito dai segni f e r. Maya PAKAL-la: il logogramma PAKAL “scudo” e la sillaba la, la cui consonante ripete la fine della parola.
Eterogramma (sumerogramma, accadogramma)
Parola scritta come si scrive in un’altra lingua, ma letta nella lingua del testo. Gli eterogrammi nascono quando insieme a una scrittura si prendono in prestito le grafie fisse delle parole.Gli scribi ittiti scrivevano il sumerogramma 𒃻 NINDA “pane” e lo leggevano in ittita; gli scribi sasanidi scrivevano la parola aramaica MLKA (in pahlavi 𐭬𐭫𐭪𐭠) “re” e la leggevano šāh.
Principio del rebus
Uso di un segno per una parola che suona uguale o simile alla parola che il segno raffigurava in origine. È così che i segni pittografici diventano fonogrammi; su questo passaggio poggia la componente fonetica della scrittura cuneiforme, egiziana e cinese.Il segno sumerico per la freccia (ti) serviva anche per til “vita”. Il nome del re Narmer è scritto sulla sua tavolozza con i segni del pesce gatto (nꜥr) e dello scalpello (mr). L’immagine cinese del frumento 來 passò a indicare la parola di suono simile “venire”.
Acrofonia
Principio per cui un segno o una lettera sta per il primo suono della parola che raffigura o da cui prende il nome.Nella scrittura protosinaitica una testa di bue (ʾalp, “bue”) stava per ʾ, una casa (bayt) per b e una linea d’acqua (mayim) per m. Anche i numerali attici sono acrofonici: Π (pente) = 5, Δ (deka) = 10.
Legatura
Due o più segni uniti in un’unica unità grafica. Negli alfabeti la legatura è di solito un’abbreviazione scribale o un espediente tipografico; nelle scritture derivate dalla brahmi è il modo regolare di scrivere i gruppi consonantici.Il segno & è nato da una legatura delle lettere latine e e t (et, “e”). In devanagari k e ṣa si uniscono nell’unico segno क्ष kṣa.
Digramma
Coppia (o terna) di lettere che insieme scrivono un unico suono. A differenza della legatura, le lettere restano graficamente separate.Il ceco ch; nell’ortografia ceca digrafica più antica anche cz per č. Il latino scriveva ph, th, ch per il greco φ, θ, χ.
Virāma
Segno delle abugida derivate dalla brahmi che annulla la vocale inerente di una consonante, così che il segno registri la consonante sola. Si usa soprattutto in fine di parola; i gruppi consonantici all’interno della parola si scrivono di norma come legature. Il sanscrito virāma significa “arresto”.Devanagari: क ka → क् k, वाक् vāk “parola”. Nella brahmi più tarda: 𑀓 ka → 𑀓𑁆 k (le iscrizioni di Ashoka non usavano ancora il virāma).
Mater lectionis (pl. matres lectionis)
Lettera consonantica usata in un abjad per indicare una vocale; in latino “madre della lettura”. In ebraico e in aramaico svolgono questa funzione le lettere he, waw e yod, e talvolta aleph. Il loro uso aumentò gradualmente nel corso del I millennio a.C.Il nome Davide si scrive דוד nei libri di Samuele e in forma più piena דויד nelle Cronache, con yod per la vocale i.
Diacritico
Segno aggiunto a un segno di base che ne modifica o ne precisa il valore. Nelle scritture antiche i diacritici compaiono soprattutto come aggiunte successive, come i punti vocalici dell’ebraico e del siriaco o gli accenti del greco.Tra il VII e il X secolo i masoreti aggiunsero alle consonanti del testo biblico ebraico punti e trattini per le vocali: דָּוִד (Davide). La tradizione attribuisce gli accenti greci al grammatico alessandrino Aristofane di Bisanzio (ca. 200 a.C.). L’accento acuto ceco e l’háček (quest’ultimo sviluppatosi da un punto solo nel XVI secolo) si rifanno all’ortografia descritta nel trattato anonimo De orthographia bohemica (ca. 1406–1412), attribuito tradizionalmente, ma senza certezza, a Jan Hus.
Numerali e notazione posizionale
I numerali sono segni per i numeri. Nella notazione posizionale il valore di una cifra dipende dalla sua posizione nel numero, perciò la notazione ha bisogno di un segno per il posto vuoto (zero). La notazione posizionale è nata in modo indipendente almeno due volte, nel sistema sessagesimale babilonese e in quello vigesimale (modificato) dei maya; erano posizionali anche le bacchette da calcolo cinesi. Il sistema decimale posizionale con lo zero che usiamo oggi compare in India intorno al VI secolo d.C. I numerali egiziani, greci, romani e quelli della brahmi più antica non erano posizionali: avevano segni distinti per decine, centinaia e ordini superiori.Un uno babilonese poteva significare 1, 60 o 1/60, e un segno per il posto vuoto comparve solo nel I millennio a.C. Il maya 𝋡 sopra 𝋭 vale 1 × 20 + 13 = 33, con una conchiglia per lo zero. Il più antico segno dello zero datato con sicurezza nella stessa India si trova in un’iscrizione di Gwalior dell’876.

Direzione e disposizione

In che verso si legge un testo, come sono disposti i segni sulla superficie e come si suddivide il testo.

Direzione di scrittura
L’ordine in cui si susseguono segni e righe. Il fenicio, l’aramaico, l’ebraico e l’arabo, e la kharosthi derivata dall’aramaico, si scrivono da destra a sinistra; l’alfabeto greco dopo l’epoca arcaica, l’alfabeto latino, la brahmi e il cuneiforme antico-persiano da sinistra a destra. Gli etruschi scrivevano per lo più da destra a sinistra.I geroglifici egiziani si scrivevano per lo più da destra a sinistra, ma anche da sinistra a destra e in colonne; la direzione si riconosce dalle figure di persone e animali, rivolte verso l’inizio della riga.
Bustrofedo
Alternanza della direzione da una riga all’altra: una riga da sinistra a destra, la successiva da destra a sinistra. Il nome greco significa “come gira il bue nell’aratura”. Nelle righe invertite anche le singole lettere sono spesso speculari.Il codice di leggi di Gortina a Creta (V sec. a.C.), l’iscrizione del Lapis Niger nel Foro Romano, alcune iscrizioni sudarabiche. Anche le righe delle iscrizioni geroglifiche luvie si alternano.
Scrittura in colonne
I segni sono disposti uno sotto l’altro e le colonne una accanto all’altra. Il cinese si scriveva tradizionalmente dall’alto in basso in colonne ordinate da destra a sinistra, probabilmente per influsso delle strette listelle di bambù su cui si scriveva.I geroglifici egiziani stanno spesso in colonne. I segni maya sono raggruppati in blocchi quadrati, e i blocchi si leggono a coppie di colonne, da sinistra a destra e dall’alto in basso.
Cartiglio
Ovale allungato chiuso a un’estremità da una barra, con cui gli egizi racchiudevano due dei nomi regali, il nome di trono e il nome di nascita del sovrano. Ai decifratori dei geroglifici indicava dove cercare i nomi.Thomas Young dimostrò che i cartigli della Stele di Rosetta contengono il nome di Tolomeo. Champollion li confrontò con i cartigli di Tolomeo e Cleopatra sull’obelisco di File e ricavò il valore di numerosi segni.
Scriptio continua
Scrittura senza spazi né altri separatori tra le parole (in latino “scrittura continua”). Era la norma nel greco classico e più tardi anche nei manoscritti latini, benché le più antiche iscrizioni greche e latine separassero le parole. Gli spazi tra le parole si diffusero in Europa a partire dai manoscritti irlandesi e anglosassoni del VII e VIII secolo.L’iscrizione di Duenos, in latino arcaico, è scritta da destra a sinistra senza spazi; nemmeno le iscrizioni di Ashoka separano sistematicamente le parole.
Divisore di parole
Segno posto tra le parole che svolge la funzione dello spazio odierno: un tratto verticale, un punto, due punti o un cuneo obliquo.Il cuneo obliquo antico-persiano 𐏐; il tratto verticale fenicio 𐤟 sul sarcofago di Ahiram; un punto o due punti nelle iscrizioni etrusche dal VI sec. a.C.; un tratto verticale nella scrittura sudarabica; un punto a metà altezza della riga (·), l’interpunto, nelle iscrizioni latine.
Punteggiatura
Segni che suddividono un testo in frasi, versi e sezioni. Le scritture antiche conoscevano la punteggiatura solo in forma rudimentale e non la usavano in modo coerente.Gli scribi egizi scrivevano in rosso i titoli, l’inizio delle sezioni e le date, proprio come i manoscritti medievali, i cui titoli rossi si chiamano rubriche (dal latino ruber, “rosso”). La tradizione attribuisce ad Aristofane di Bisanzio un sistema di punti a diverse altezze per la prosa greca.

Discipline e fonti

Discipline, metodi di lavoro e materiali su cui si sono conservati i testi antichi.

Epigrafia
Disciplina che legge, data, pubblica e interpreta le iscrizioni su materiali durevoli: pietra, metallo, ceramica. I manoscritti su papiro o pergamena sono oggetto della paleografia e della papirologia.Gli editti di Ashoka su rocce e colonne, l’iscrizione di Behistun di Dario I, il codice di leggi di Gortina.
Paleografia
Studio delle antiche scritture a mano: l’evoluzione delle forme delle lettere, le abbreviazioni e le consuetudini degli scribi. Permette di leggere un manoscritto e di stimare dalla sua scrittura quando e dove sia stato scritto.Il libro di lino etrusco (Liber linteus) è datato in base alla scrittura al 250 a.C. circa; la datazione al radiocarbonio indica un lino più antico.
Traslitterazione e trascrizione
La traslitterazione rende un testo segno per segno, così che se ne possa ricostruire la grafia originale. La trascrizione registra come una parola si leggeva o si pronunciava. Le traslitterazioni seguono convenzioni fisse: maiuscole per i logogrammi, trattini tra i segni sillabici e numeri in pedice che distinguono segni diversi con la stessa lettura.L’antico persiano 𐎧𐏁𐎠𐎹𐎰𐎡𐎹 si traslittera xa-ša-a-ya-θa-i-ya e si trascrive xšāyaθiya “re”. Il sumerico e₂ “casa” e du₃ “costruire” portano un indice perché più segni hanno lo stesso suono. Gli egittologi leggono l’egiziano nfr come nefer, ma la e inserita è solo una pronuncia convenzionale.
Iscrizione bilingue e plurilingue (bilingue, trilingue)
Iscrizione con un testo uguale o simile in due o più lingue o scritture. Per i decifratori è preziosissima quando una delle versioni si può leggere.La Stele di Rosetta (196 a.C.) reca due lingue, egiziano e greco, in tre scritture: geroglifici, demotico e alfabeto greco. L’iscrizione di Behistun di Dario I è trilingue: antico persiano, elamico e babilonese. Sono bilingui anche i cippi fenicio-greci di Malta, l’iscrizione luvio-fenicia di Karatepe e le lamine etrusco-fenicie di Pyrgi.
Decifrazione
Stabilire come si leggono i segni di una scrittura sconosciuta e comprendere la lingua che registrano. Le due cose non vanno necessariamente insieme: una scrittura può essere leggibile mentre la sua lingua è sconosciuta, o viceversa.La lineare B fu decifrata nel 1952 da Michael Ventris; si scoprì che registrava il greco. Le tavolette ittite si potevano leggere perché il cuneiforme era noto, ma la lingua fu compresa solo da Bedřich Hrozný (1915). La lineare A si può leggere a grandi linee, ma la sua lingua è sconosciuta. La scrittura dell’Indo resta indecifrata.
Tavoletta d’argilla
Tavoletta di argilla umida in cui i segni venivano impressi con una canna tagliata (cuneiforme) o incisi con una punta (le scritture lineari egee). Le tavolette di solito venivano solo essiccate e solo talvolta cotte, perciò molte si sono conservate grazie agli incendi.Le tavolette in lineare B di Cnosso e di Pilo furono cotte dagli incendi che distrussero i palazzi. L’archivio delle Fortificazioni di Persepoli, di Dario I, contiene decine di migliaia di tavolette e frammenti.
Papiro
Materiale scrittorio ricavato dal midollo del papiro del Nilo, una pianta palustre: le strisce venivano disposte in due strati incrociati, pressate ed essiccate, e i fogli si incollavano in rotoli.Il più antico rotolo noto, non scritto, proviene dalla tomba del funzionario Hemaka della I dinastia; i più antichi papiri scritti, dal porto di Wadi al-Jarf, risalgono al regno del re Cheope. L’inglese paper (“carta”) deriva dal greco papyros, e il greco biblos, “papiro, libro”, è legato al nome di Biblo.
Pergamena
Pelle animale (di vitello, pecora, capra) liberata dal pelo, tesa ed essiccata, non conciata. È più resistente del papiro e si presta bene alla scrittura su entrambi i lati. Prende il nome da Pergamo, in Asia Minore; il racconto secondo cui vi sarebbe stata inventata quando l’Egitto smise di esportare papiro è considerato una leggenda, poiché le pelli erano usate per scrivere già prima.La maggior parte dei manoscritti del Mar Morto è su pergamena, come il Codex Argenteus con la traduzione gotica della Bibbia.
Ostrakon (pl. ostraka)
Coccio di terracotta o scheggia di calcare scritti a inchiostro o graffiti. Non costava nulla e serviva quindi per appunti, conti, lettere ed esercizi scolastici.Gli scribi egizi usavano abitualmente gli ostraka. Ad Atene, nelle votazioni sull’esilio, si scrivevano i nomi su cocci; circa 190 cocci con il nome di Temistocle furono scritti da appena quattordici mani.
Rotolo e codice
Il rotolo è una striscia di papiro, pergamena o altro materiale arrotolata, che si legge svolgendola gradualmente. Il codice è formato da fogli piegati e cuciti insieme sul dorso, come un libro moderno. Il codice si diffuse nell’Impero romano a partire dal I secolo d.C., soprattutto tra i cristiani, e nel corso del IV e V secolo soppiantò il rotolo.I manoscritti del Mar Morto e i manoscritti buddhisti del Gandhara su corteccia di betulla sono rotoli; il Vergilius Vaticanus (ca. 400 d.C.) è un codice. I codici maya sono in realtà piegati a fisarmonica, ma il nome codice si è imposto.
Palinsesto
Manoscritto il cui testo originale è stato raschiato o lavato via per poter scrivere di nuovo sulla costosa pergamena. Il testo più antico spesso traspare e si può leggere alla luce ultravioletta o con riprese a diverse lunghezze d’onda.Il Palinsesto di Archimede: una copia del X secolo di opere di Archimede fu sovrascritta nel XIII secolo come libro di preghiere. Solo esso conserva il trattato noto come Metodo; il filologo danese Johan Ludvig Heiberg vi riconobbe Archimede nel 1906.
Abecedario
Iscrizione o testo d’esercizio che elenca le lettere di un alfabeto in un ordine fisso. Gli abecedari mostrano quanto sia antico l’ordine delle lettere.Tavolette d’esercizio di Ugarit (XIV–XIII sec. a.C.) elencano le lettere cuneiformi 𐎀𐎁𐎂𐎃𐎄 (ʾa, b, g, ḫ, d) quasi nello stesso ordine del successivo alfabeto fenicio.

Fonti e letture consigliate

  • Peter T. Daniels, William Bright (eds.): The World’s Writing Systems. Oxford University Press 1996.
  • Florian Coulmas: Writing Systems. An Introduction to Their Linguistic Analysis. Cambridge University Press 2003.
  • Henry Rogers: Writing Systems. A Linguistic Approach. Blackwell 2005.
  • Ignace J. Gelb: A Study of Writing. University of Chicago Press 1952, 2nd ed. 1963.
  • Peter T. Daniels: Fundamentals of Grammatology. Journal of the American Oriental Society 110, 1990.
  • Geoffrey Sampson: Writing Systems. Hutchinson / Stanford University Press 1985.

Illustrazione: Atlante delle lingue. Fotografie: Wikimedia Commons, con autori e licenze indicati accanto a ogni immagine. Testo: Atlante delle lingue, in base alla letteratura scientifica citata sopra.

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