
Lingue dell’antichità
Gli ittiti
Il regno di Hatti in Anatolia · circa 1650–1180 a.C.
Nell’età del bronzo gli ittiti costruirono sull’altopiano anatolico un impero che rivaleggiava con l’Egitto, il Mitanni e l’Assiria. La loro lingua, l’ittita, è la lingua indoeuropea di più antica attestazione, e a decifrarla fu l’orientalista ceco Bedřich Hrozný.
Un impero sull’altopiano anatolico
Il cuore dell’impero ittita si trovava nell’ansa del fiume Kızılırmak, l’antico Halys. Gli ittiti lo chiamavano terra di Hatti, dal nome dei suoi abitanti precedenti, gli hattici, la cui lingua, non imparentata con l’ittita, sopravvive in testi religiosi. Intorno al 1650 a.C. il re Labarna trasferì la sua sede a Hattusa e assunse il nome di Hattusili, “l’uomo di Hattusa”.
L’impero raggiunse il suo apogeo nel XIV e XIII secolo a.C. Controllava gran parte dell’Anatolia e la Siria settentrionale, e i suoi re corrispondevano da pari a pari con i faraoni d’Egitto e con i sovrani di Babilonia. Hattusa arrivò a coprire circa 180 ettari, cinta da mura con porte, templi e la cittadella reale di Büyükkale.

La più antica lingua indoeuropea scritta
Gli ittiti chiamavano la loro lingua nešili, “la lingua della città di Neša” (Kanesh, l’odierna Kültepe). I primi nomi e le prime parole ittite compaiono già tra il XX e il XVIII secolo a.C. nei documenti dei mercanti assiri di Kanesh; i testi continui di Hattusa risalgono al periodo tra il XVII e il XIII secolo a.C. L’ittita è quindi di parecchi secoli più antico dei primi testi greci scritti in lineare B.
L’ittita appartiene al ramo anatolico dell’indoeuropeo, insieme al luvio, al palaico e ai più tardi licio, lidio e cario. Sono tutte lingue estinte. Il ramo anatolico fu il primo a separarsi dalle altre lingue indoeuropee, il che lo rende eccezionalmente prezioso per la linguistica comparativa.

Cuneiforme su tavolette d’argilla
Gli scribi ittiti adottarono la scrittura cuneiforme dalla Mesopotamia paleobabilonese, probabilmente attraverso la Siria settentrionale. Scrivevano con uno stilo di canna sull’argilla umida e poi facevano essiccare o cuocere le tavolette. Il repertorio ittita conta circa 375 segni, buona parte dei quali con valore sillabico.
La scrittura combinava tre tipi di segni. I segni sillabici scrivevano le parole ittite sillaba per sillaba. I sumerogrammi e gli accadogrammi erano parole riprese dalla scrittura sumerica e accadica ma lette in ittita, un po’ come leggiamo “&” come “e”. I determinativi non si leggevano affatto: indicavano soltanto la categoria della parola: dio, città, legno, uomo.
Alcuni segni
- asillaba
- masillaba
- nusillaba
- zasillaba
- wasillaba
- tarsillaba
- LUGALsumerogramma “re”
- NINDAsumerogramma “pane”
- DINGIRdeterminativo davanti al nome di un dio
- URUdeterminativo davanti al nome di una città
URU Ḫa-at-tu-šala città di Hattusa – il determinativo URU non si legge
I segni sono resi con un comune font Unicode che usa le forme mesopotamiche; sulle tavolette ittite avevano un aspetto un po’ diverso.

La decifrazione: Bedřich Hrozný
Dal 1906 l’archeologo tedesco Hugo Winckler portò alla luce a Boğazköy l’archivio dei re ittiti. Migliaia di tavolette si potevano leggere ad alta voce, perché il cuneiforme era noto, ma nessuno ne capiva la lingua. Già nel 1902 il linguista norvegese Jørgen Alexander Knudtzon aveva dedotto da due lettere trovate ad Amarna, in Egitto, che si trattava di una lingua indoeuropea, ma la sua tesi non fu accolta e lo stesso Knudtzon in seguito la ritirò.
Bedřich Hrozný, nato a Lysá nad Labem in Boemia, studiò le tavolette a Istanbul nel 1914 e proseguì il lavoro a Vienna. Annunciò la decifrazione in una conferenza a Berlino il 24 novembre 1915 e nell’articolo “Die Lösung des hethitischen Problems”; nel 1917 pubblicò la prima grammatica, Die Sprache der Hethiter. Fondò la sua dimostrazione sulla morfologia e sulle corrispondenze fonetiche; una frase in particolare divenne celebre:
nu NINDA-an e-ez-za-at-te-ni wa-a-tar-ma e-ku-ut-te-ni
- nu
- e (Hrozný: ora)
- NINDA-an
- pane (accusativo)
- ezzatteni
- mangerete
- wātar-ma
- acqua, però
- ekutteni
- berrete
Ora mangerete pane, l’acqua invece la berrete.Il sumerogramma NINDA significava pane. Il verbo ezza- ricordò a Hrozný il latino edo e il tedesco essen (“mangiare”), e la parola wātar l’inglese water e il tedesco Wasser. Dalle forme delle parole concluse poi che l’ittita era una lingua indoeuropea.

Hrozný dopo la decifrazione
Hrozný divenne professore all’Università Carlo di Praga, dove fondò il Seminario di studi cuneiformi e di storia dell’Antico Oriente; nel 1939–1940 ne fu rettore. Nel 1925 diresse gli scavi cecoslovacchi a Kültepe e vi trovò circa mille tavolette di mercanti assiri: proprio a Kanesh, la città il cui nome è conservato nella parola ittita che designa la lingua.
Parole che riconoscerai
L’ittita è un lontano parente dell’inglese, del latino e del ceco. La parentela si vede nelle parole comuni ereditate dal protoindoeuropeo:
| ittita | significato | parole affini |
|---|---|---|
| wātar | acqua | ingl. water, ted. Wasser, ceco voda |
| ed-, ezza- | mangiare | ingl. eat, lat. edere, ted. essen |
| nepiš | cielo | ceco nebe, gr. nephos “nuvola”, lat. nebula |
| newa- | nuovo | ingl. new, lat. novus |
| kard- | cuore | ingl. heart, gr. kardia, lat. cor |
| kuiš | chi | lat. quis, ingl. who |
| genu | ginocchio | ingl. knee, lat. genu, gr. gony |
Come funzionava l’ittita
L’ittita distingueva soltanto due generi: il comune (per gli esseri viventi come per le cose) e il neutro. Il genere femminile noto da altre lingue indoeuropee non esisteva. Il verbo aveva solo due tempi, presente e passato; il futuro si esprimeva con il presente, ed è per questo che “ezzatteni” significa sia “mangiate” sia “mangerete”.
L’ordine abituale delle parole era soggetto – oggetto – verbo. La frase si apriva spesso con un connettivo (nu, ta, šu), seguito da una catena di piccole enclitiche come pronomi e particelle. Nei testi ittiti gli scribi segnalavano spesso le parole luvie con un cuneo speciale, il cosiddetto cuneo di glossa.
Un archivio in otto lingue
Da Hattusa provengono circa 30 000 tavolette d’argilla e frammenti: leggi, trattati, annali, preghiere, oracoli e rituali. Oltre all’ittita contengono testi in luvio, palaico, hattico e hurrita, in accadico e in sumerico, e anche parole indoarie. Un trattato sull’addestramento dei cavalli da carro, compilato secondo gli insegnamenti dell’addestratore mitannico Kikkuli, conta con numerali indoari: aika “uno”, tera “tre”, panza “cinque”, satta “sette”.
La lingua internazionale della diplomazia era l’accadico. Per questo anche la versione ittita di uno dei più antichi trattati di pace conservati – l’accordo del re Hattusili III con il faraone egizio Ramses II, del 1259 a.C. circa – è scritta in accadico. La versione egizia è incisa in geroglifici sulle pareti dei templi di Karnak e del Ramesseum; una copia ingrandita della tavoletta ittita è esposta nella sede delle Nazioni Unite a New York.

Geroglifici per re e dèi
Per i sigilli e le iscrizioni rupestri i re ittiti usavano un’altra scrittura ancora: i geroglifici anatolici. Servivano a scrivere il luvio, una lingua parlata da molti abitanti dell’impero. La scrittura conta circa cinquecento segni – logogrammi e sillabe – e le righe corrono alternativamente da sinistra a destra e da destra a sinistra, come un campo arato.
I geroglifici sopravvissero all’impero di cinque secoli. La loro decifrazione deve molto all’iscrizione bilingue di Karatepe, scavata a partire dal 1947: lo stesso testo vi compare in luvio geroglifico e nel leggibile alfabeto fenicio. Il segno 𔐀, una figura che indica sé stessa, significa “io”, e molte iscrizioni cominciano proprio così: “Io sono…”

I mille dèi di Hatti
Gli ittiti parlavano dei “mille dèi della terra di Hatti”: adottavano le divinità dei popoli conquistati e vicini e ne scrivevano i nomi nella lingua d’origine. Nel santuario rupestre di Yazılıkaya, presso Hattusa, scolpirono nel XIII secolo a.C. lunghe processioni di dèi e dee che si incontrano presso il dio della tempesta Teššub e la dea Hebat.

Hattusa oggi



Fine ed eredità
Intorno al 1180 a.C., quando crollarono molti stati del Mediterraneo orientale, l’impero ittita giunse alla fine e Hattusa fu abbandonata. Nella Siria settentrionale e nell’Anatolia sudorientale, tuttavia, gli stati neoittiti come Karkemiš sopravvissero fino alla fine dell’VIII secolo a.C., scrivendo in geroglifici luvi.
Gli ittiti furono poi dimenticati per due millenni e mezzo, ricordati soltanto nella Bibbia. Il viaggiatore francese Charles Texier descrisse le rovine presso il villaggio di Boğazköy negli anni Trenta dell’Ottocento, ma a lungo nessuno seppe di chi fosse stata quella città. Solo l’archivio di tavolette e la decifrazione di Hrozný restituirono agli ittiti la loro storia e la loro lingua.

Cronologia
- XX–XVIII sec. a.C.I mercanti assiri di Kanesh registrano nomi ittiti, le più antiche tracce della lingua.
- circa 1650 a.C.Labarna trasferisce la sua sede a Hattusa e assume il nome di Hattusili.
- XVI sec. a.C.Mursili I saccheggia Babilonia.
- XIV sec. a.C.Sotto Suppiluliuma I Hatti diventa una grande potenza.
- 1274 a.C.Battaglia di Qadeš tra Muwatalli II e Ramses II.
- circa 1259 a.C.Trattato di pace con l’Egitto.
- XIII sec. a.C.Rilievi nel santuario di Yazılıkaya.
- circa 1180 a.C.Fine dell’impero; Hattusa viene abbandonata.
- fino alla fine dell’VIII sec. a.C.Gli stati neoittiti scrivono in geroglifici luvi.
- 1906Hugo Winckler porta alla luce l’archivio di Boğazköy.
- 1915Bedřich Hrozný annuncia la decifrazione dell’ittita.
- 1947Iniziano gli scavi di Karatepe, con la sua iscrizione bilingue.
- 1986Hattusa viene iscritta nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Le lingue dell’impero sul globo
Tutte queste lingue sono estinte. Tocca per mostrarle sul globo:
Fonti e letture di approfondimento
- Harry A. Hoffner, H. Craig Melchert: A Grammar of the Hittite Language. Eisenbrauns 2008.
- Trevor Bryce: The Kingdom of the Hittites. Oxford University Press 2005.
- Bedřich Hrozný: Die Sprache der Hethiter. Leipzig 1917.
- The Chicago Hittite Dictionary; Hethitologie-Portal Mainz (hethiter.net).
- Glottolog 5 (lingue e loro classificazione).