Atlante delle lingue

Lingue dell’antichità

Armeni e georgiani

Il Caucaso · dall’alfabeto di Maštoc’ alle tre scritture georgiane

All’inizio del V secolo due popoli cristiani del Caucaso meridionale si dotarono di scritture proprie. L’alfabeto armeno, ideato secondo la tradizione intorno al 405 dal monaco Mesrop Maštoc’, e la scrittura georgiana, la cui origine è tuttora discussa, sono in uso ininterrotto da più di millecinquecento anni. Le lingue che trascrivono non sono imparentate: l’armeno costituisce un ramo a sé all’interno della famiglia indoeuropea, mentre il georgiano appartiene alla piccola famiglia cartvelica, per la quale non è stata dimostrata alcuna parentela con altre lingue.

Tra Roma e la Persia

L’Armenia si trovava sull’altopiano armeno, tra l’Asia Minore, la Mesopotamia e il Caucaso, in terre un tempo dominate dall’Urartu. Dall’inizio del II secolo a.C. fu governata da una dinastia locale, gli Artassidi, e in seguito da un ramo degli Arsacidi partici. Per secoli il paese si trovò tra due grandi potenze, Roma e l’impero partico, poi sasanide. Nel 387 i due imperi se lo spartirono; circa quattro quinti andarono alla Persia, e il regno armeno che vi sorgeva fu abolito nel 428.

A nord dell’Armenia si trovavano i regni georgiani: a est il Kartli, che gli autori greci e romani chiamavano Iberia, con capitale Mtskheta; a ovest, sul Mar Nero, la Colchide. Entrambi i paesi divennero cristiani nel IV secolo: l’Armenia secondo la tradizione nel 301 sotto il re Tiridate III (alcuni studiosi preferiscono una data più tarda), il Kartli sotto il re Mirian III nel 326 o nel 337. Prima di allora entrambi scrivevano in lingue e scritture straniere, soprattutto aramaico e greco: la lapide funeraria bilingue greco-aramaica di Armazi presso Mtskheta risale ai primi secoli d.C., e i re armeni coniavano monete con legende aramaiche e greche.

Monete attribuite al re armeno Artassia (Artashes): in alto, della serie più antica con legenda aramaica; in basso, della serie più tarda con legenda greca e una cornucopia sul rovescio. Prima di avere una scrittura propria, gli armeni scrivevano in aramaico e in greco.
Monete attribuite al re armeno Artassia (Artashes): in alto, della serie più antica con legenda aramaica; in basso, della serie più tarda con legenda greca e una cornucopia sul rovescio. Prima di avere una scrittura propria, gli armeni scrivevano in aramaico e in greco. Foto: Leu Numismatik, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Due lingue non imparentate

L’armeno costituisce un ramo a sé all’interno della famiglia indoeuropea, come il greco o l’albanese. La sua parentela con le altre lingue indoeuropee è mascherata dai mutamenti fonetici: l’armeno hayr “padre” corrisponde al latino pater perché in armeno la p iniziale è diventata h. Secondo Gevorg Jahukyan, dal protoindoeuropeo sopravvivono solo circa 1500 parole; molte altre furono prese in prestito da lingue iraniche, soprattutto dal partico. Per questo l’armeno fu a lungo ritenuto una lingua iranica, finché nel 1875 Heinrich Hübschmann non applicò il metodo comparativo per separare i prestiti iranici dal lessico ereditato. Un’ipotesi molto diffusa (Holger Pedersen, Antoine Meillet) vede nel greco il suo parente più stretto; la questione resta aperta.

Il georgiano appartiene alla famiglia cartvelica insieme al mingrelio, al laz e allo svano. Non è stata dimostrata alcuna parentela con altre famiglie, comprese le altre famiglie caucasiche. Il georgiano è agglutinante: un verbo può marcare sia il soggetto sia l’oggetto e può contenere fino a otto morfemi; il soggetto di un verbo transitivo al passato sta al caso ergativo; non c’è genere grammaticale né articolo; e i numeri da 20 a 99 si contano per ventine. In georgiano mama significa “padre” e deda “madre”; la somiglianza con le parole infantili di altre lingue è casuale.

Parenti ed estranei

Le parole armene hanno corrispondenti in altre lingue indoeuropee, anche se i mutamenti fonetici spesso li camuffano. Le parole georgiane dello stesso significato non sono imparentate:

armenocorrispondenti indoeuropeigeorgiano
մայր mayr “madre”latino māter, greco mḗtēr, inglese motherდედა deda
հայր hayr “padre”latino pater, greco patḗr, inglese fatherმამა mama
եղբայր ełbayr “fratello”latino frāter, inglese brotherძმა ʒma
դուստր dustr “figlia”greco thygátēr, inglese daughterქალიშვილი kališvili
կին kin “donna”greco gynḗ, inglese queenქალი kali
անուն anun “nome”latino nōmen, inglese nameსახელი saxeli
նոր nor “nuovo”latino novus, inglese newახალი axali
տուն tun “casa”latino domus, greco dómosსახლი saxli
դուռ duṙ “porta”greco thýra, inglese doorკარი ḳari
սիրտ sirt “cuore”latino cor, inglese heartგული guli
մուկ muk “topo”latino mūs, inglese mouseთაგვი tagvi
ութ utʻ “otto”latino octō, inglese eightრვა rva

Maštoc’ e l’alfabeto armeno

Le fonti armene concordano nel dire che l’alfabeto armeno fu creato da Mesrop Maštoc’ (circa 361–440). La fonte principale è la sua biografia, scritta negli anni Quaranta del V secolo dal suo discepolo Koriun. Maštoc’ conosceva il greco, il persiano e il siriaco e prestò servizio alla corte reale di Vagharshapat prima di diventare monaco e predicatore. A quel tempo le chiese armene leggevano libri greci e siriaci, e il testo doveva essere interpretato.

Con il sostegno del catholicos Sahak Part’ev e del re Vramshapuh si mise alla ricerca di una scrittura per l’armeno. Secondo Koriun provò dapprima le lettere conservate da un vescovo siro di nome Daniele (le cosiddette lettere danieliane), che però si rivelarono inadeguate. Si recò allora a Edessa e a Samosata, nella Mesopotamia settentrionale; lì completò un alfabeto di 36 lettere, e uno scriba greco di nome Rufino diede alle lettere la loro forma definitiva. Secondo la tradizione ciò avvenne nel 405; il linguista armeno Hrachia Acharian giunse al 404.

Maštoc’ fondò poi scuole in cui i giovani imparavano la nuova scrittura e mandò discepoli a Edessa, Costantinopoli, Alessandria e in altri centri di cultura per procurarsi manoscritti greci. La Bibbia fu tradotta prima dal siriaco e poi di nuovo dalla versione greca dei Settanta; questa versione, completata intorno al 434, è tuttora in uso nella Chiesa armena. Maštoc’ morì nel 440 ed è sepolto a Oshakan. La Chiesa armena lo venera come santo e, insieme ad altri, celebra la festa dei Santi Traduttori.

Mesrop Maštoc’ in un dipinto dell’artista veneziano Francesco Maggiotto (1750–1805): un angelo gli mostra delle lettere scritte su una tavoletta.
Mesrop Maštoc’ in un dipinto dell’artista veneziano Francesco Maggiotto (1750–1805): un angelo gli mostra delle lettere scritte su una tavoletta. Foto: Francesco Maggiotto, pubblico dominio, Wikimedia Commons

Čanačʻel zimastutʻiwn ew zxrat, imanal zbans hančaroy.

čanačʻel
conoscere (infinito)
z-imastutʻiwn
sapienza; la preposizione z- indica l’oggetto
ew
e
z-xrat
istruzione, disciplina
imanal
comprendere
z-bans
parole (ban “parola”, -s accusativo plurale)
hančaroy
della comprensione (hančar, -oy genitivo)
Per conoscere la sapienza e l’istruzione, per comprendere le parole dell’intelligenza.Proverbi 1,2 in armeno classico, secondo la tradizione la prima frase scritta con la scrittura di Maštoc’. La traduzione segue quasi parola per parola la versione greca dei Settanta: γνῶναι σοφίαν καὶ παιδείαν, νοῆσαί τε λόγους φρονήσεως. Il suono u è scritto con la coppia ու (o + w), proprio come il greco scrive ου. Gli etimologi collegano il verbo čanačʻel all’inglese know, al latino (g)nōscere e al greco gignṓskō.

Lettere su modello greco

La scrittura armena è un vero alfabeto: a differenza delle scritture siriaca o pahlavi, ha lettere distinte per tutte le vocali, come il greco. Secondo l’opinione prevalente il greco ne fu anche il modello. L’ordine delle lettere segue a grandi linee l’alfabeto greco, con lettere per suoni che mancano al greco (come ž, x, c o č) inserite tra di esse, e la forma di alcune lettere, come թ, փ e բ, ricorda il greco θ, φ e β. Altri studiosi hanno cercato modelli anche nelle scritture pahlavi o siriaca; non si sa con esattezza come Maštoc’ abbia disegnato le forme delle lettere.

Le lettere servivano anche da numerali, come in greco: le prime nove indicano le unità, le nove successive le decine, poi le centinaia e le migliaia fino a Ք = 9000. Nel Medioevo furono aggiunte due lettere, Օ per o e Ֆ per f, portando l’alfabeto a 38 lettere. La grafia più antica è la maiuscola erkatagir (“lettere di ferro”); dal X secolo da essa nacquero il più tondeggiante bolorgir, base dei caratteri a stampa dal XVI secolo, e altre grafie corsive. L’Armenia sovietica riformò l’ortografia negli anni Venti. Gli armeni della diaspora, che per lo più parlano l’armeno occidentale, e gli armeni dell’Iran continuano a usare l’ortografia tradizionale.

L’alfabeto armeno

  • aayb · 1
  • bben · 2
  • ggim · 3
  • dda · 4
  • eečʻ · 5
  • zza · 6
  • ēē · 7
  • əətʻ · 8; vocale ridotta (scevà)
  • tʻtʻo · 9; t aspirata
  • žžē · 10
  • iini · 20
  • lliwn · 30
  • xxē · 40; come nello scozzese loch
  • łłat · 90; l velare, oggi ɣ
  • mmen · 200
  • nnu · 400
  • kʻkʻē · 9000; l’ultima delle 36 originarie
  • ōō; aggiunta nel Medioevo
  • ffē; aggiunta nel Medioevo

HayastanArmenia: hay “armeno” con il suffisso -astan “terra”, di origine iranica

Una selezione di lettere; a sinistra la maiuscola, a destra la minuscola; dopo il punto, il nome tradizionale della lettera e il suo valore numerico. Traslitterazione secondo Hübschmann e Meillet, con ʻ a indicare una consonante aspirata. In Unicode (blocco U+0530–U+058F) le lettere hanno nomi inglesi come ARMENIAN CAPITAL LETTER AYB; ղ vi si chiama GHAD e ն NOW. I caratteri sono resi con il font Noto Serif Armenian.

Un muro coperto di iscrizioni armene nel monastero di Hovhannavank, sopra la gola del Kasagh, presso Erevan. Sono incise nella maiuscola erkatagir, ancora oggi la grafia preferita per le iscrizioni.
Un muro coperto di iscrizioni armene nel monastero di Hovhannavank, sopra la gola del Kasagh, presso Erevan. Sono incise nella maiuscola erkatagir, ancora oggi la grafia preferita per le iscrizioni. Foto: Adam Jones, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons

Il grabar: la lingua dei traduttori e dei dotti

L’armeno del V secolo si chiama grabar, “la lingua letteraria”; è la più antica forma attestata dell’armeno. I discepoli di Maštoc’ tradussero non solo la Bibbia ma anche la liturgia, i decreti dei concili e opere dei Padri della Chiesa greci e siriaci. Alcune opere sopravvivono solo in armeno: la prima parte del Chronicon di Eusebio (la Cronografia), per esempio, di cui in greco restano solo frammenti, è nota per intero soltanto dalla traduzione armena. Nacquero anche una letteratura originale, una storiografia e una filosofia, e la tradizione armena considera il V secolo un’età dell’oro.

Il grabar rimase la lingua letteraria fino al XIX secolo; perfino il primo periodico armeno, Azdarar, pubblicato dal 1794 a Madras, in India, usciva in grabar. Nel frattempo l’armeno parlato era cambiato, e nel XIX secolo si affermarono due nuove norme letterarie: l’armeno orientale, con centro a Tbilisi e poi a Erevan, e l’armeno occidentale a Istanbul. Il grabar resta la lingua liturgica della Chiesa armena e per la linguistica comparativa è un testimone importante nella ricostruzione del protoindoeuropeo.

Un manoscritto armeno copiato dallo scriba Khachatur nel 1795. Il testo principale è un’opera sui moti celesti dello studioso del XIII secolo Hovhannes Erznkatsi; a sinistra, un astronomo con un telescopio sotto il sole e la luna. Wellcome Collection, Londra.
Un manoscritto armeno copiato dallo scriba Khachatur nel 1795. Il testo principale è un’opera sui moti celesti dello studioso del XIII secolo Hovhannes Erznkatsi; a sinistra, un astronomo con un telescopio sotto il sole e la luna. Wellcome Collection, Londra. Foto: Wellcome Collection, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Il Matenadaran

Si è conservato un numero eccezionalmente alto di manoscritti armeni, sebbene molti siano andati perduti nelle guerre: secondo lo storico medievale Stepanos Orbelian, nel 1170 i Selgiuchidi bruciarono più di 10 000 manoscritti nella fortezza di Baghaberd. Erano custoditi nelle biblioteche dei grandi monasteri, come Haghpat, Sanahin o Tatev. In armeno una tale biblioteca si chiama matenadaran, “deposito di libri”; entrambe le parti della parola sono di origine medio persiana.

La collezione più grande è oggi quella del Matenadaran di Erevan, l’Istituto Mesrop Maštoc’ di manoscritti antichi. Il suo nucleo è la biblioteca del catolicosato di Etchmiadzin, nazionalizzata nel 1920; l’istituto in quanto tale fu fondato nel 1959 e porta il nome di Maštoc’ dal 1962. Conserva circa 23 000 manoscritti e frammenti, in armeno e in altre lingue, e dal 1997 la sua collezione è iscritta nel registro Memoria del mondo dell’UNESCO. Il Vangelo di Vehamor, probabilmente del VII secolo, è considerato il più antico libro armeno completo; anche il Vangelo di Lazarian dell’887 (che prende il nome dall’Istituto Lazarev di Mosca) è tra i volumi più antichi della collezione. Il Vangelo di Etchmiadzin del 989 è rilegato in copertine d’avorio del VI secolo.

Il Matenadaran di Erevan. Davanti si trova la statua di Mesrop Maštoc’ con il suo discepolo Koriun, opera di Ghukas Chubaryan (1962, in basalto 1967), e più in alto le statue di sei dotti armeni medievali.
Il Matenadaran di Erevan. Davanti si trova la statua di Mesrop Maštoc’ con il suo discepolo Koriun, opera di Ghukas Chubaryan (1962, in basalto 1967), e più in alto le statue di sei dotti armeni medievali. Foto: Vyacheslav Argenberg, CC BY 4.0, Wikimedia Commons

Il Vangelo di Etchmiadzin

La copertina anteriore in avorio del Vangelo di Etchmiadzin, probabilmente opera bizantina del VI secolo, con la Vergine e il Bambino al centro. Matenadaran, Erevan.
La copertina anteriore in avorio del Vangelo di Etchmiadzin, probabilmente opera bizantina del VI secolo, con la Vergine e il Bambino al centro. Matenadaran, Erevan. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons
Cristo in trono tra due santi sotto un arco ornato, miniatura dal Vangelo di Etchmiadzin, manoscritto completato nel 989.
Cristo in trono tra due santi sotto un arco ornato, miniatura dal Vangelo di Etchmiadzin, manoscritto completato nel 989. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons
Una pagina del Vangelo di Etchmiadzin (Matenadaran, MS 2374, 989) scritta nella maiuscola erkatagir. I piccoli segni nel testo sono segni ecfonetici che guidano la lettura cantata.
Una pagina del Vangelo di Etchmiadzin (Matenadaran, MS 2374, 989) scritta nella maiuscola erkatagir. I piccoli segni nel testo sono segni ecfonetici che guidano la lettura cantata. Foto: pubblico dominio, Wikimedia Commons
Un evangeliario scritto e miniato nel 1337 a Soltaniyeh, nell’Iran nord-occidentale, dallo scriba e pittore Avag. Matenadaran, Erevan.
Un evangeliario scritto e miniato nel 1337 a Soltaniyeh, nell’Iran nord-occidentale, dallo scriba e pittore Avag. Matenadaran, Erevan. Foto: Poshotenk, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons
Il monastero di Tatev nell’Armenia meridionale, sopra la gola del Vorotan. Fondato nel IX secolo, nel XIV e XV secolo ospitò una delle più importanti università armene medievali.
Il monastero di Tatev nell’Armenia meridionale, sopra la gola del Vorotan. Fondato nel IX secolo, nel XIV e XV secolo ospitò una delle più importanti università armene medievali. Foto: Diego Delso, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Gli inizi della scrittura georgiana

La scrittura georgiana è attestata dal V secolo. La maggior parte degli studiosi ne collega la creazione alla cristianizzazione del Kartli, quindi molto probabilmente nacque tra la conversione del re Mirian III e le più antiche iscrizioni conservate. Fin dall’inizio servì a tradurre la Bibbia e i testi ecclesiastici, opera di monaci sia in Georgia sia in Palestina. Le iscrizioni frammentarie di Nekresi, in Cachezia, che Levan Chilashvili negli anni Ottanta datò al II o I secolo a.C., non sono state accettate come così antiche dagli altri studiosi.

Le più antiche iscrizioni georgiane conservate non vengono dalla Georgia ma dalla Terra Santa. Nel 1952 l’archeologo italiano Virgilio Canio Corbo scavò un monastero georgiano a Bir el Qutt, circa 2 km a nord di Betlemme, con un pavimento a mosaico che reca quattro iscrizioni in asomtavruli. Due di esse sono datate convenzionalmente intorno al 430; una, secondo la lettura corrente, nomina Pietro l’Iberico, principe georgiano e poi monaco, ancora con il suo nome secolare Maruan. La datazione si basa sulle persone nominate nelle iscrizioni e non è del tutto sicura. Le iscrizioni conservate si trovano al Terra Sancta Museum (Studium Biblicum Franciscanum) di Gerusalemme; quella con il nome di Maruan è andata perduta. Nella Georgia stessa le iscrizioni più antiche sono nella cattedrale di Sioni a Bolnisi, a sud-ovest di Tbilisi: secondo una di esse la costruzione iniziò nel 20° anno del re persiano Peroz e fu completata 15 anni dopo, cioè nel 493/494.

Un’iscrizione in asomtavruli dalla cattedrale di Sioni a Bolnisi, datata 493/494, una delle più antiche iscrizioni georgiane. Chiede a Cristo di avere misericordia del vescovo Davide e di coloro che costruirono la chiesa. Al centro c’è una croce del cosiddetto tipo di Bolnisi.
Un’iscrizione in asomtavruli dalla cattedrale di Sioni a Bolnisi, datata 493/494, una delle più antiche iscrizioni georgiane. Chiede a Cristo di avere misericordia del vescovo Davide e di coloro che costruirono la chiesa. Al centro c’è una croce del cosiddetto tipo di Bolnisi. Foto: Kober, pubblico dominio, Wikimedia Commons

Tre scritture, un alfabeto

Nel corso della sua storia il georgiano è stato scritto con tre scritture, che hanno gli stessi nomi delle lettere e lo stesso ordine e si scrivono da sinistra a destra. La più antica è l’asomtavruli (“lettere capitali”, detta anche mrgvlovani, “rotonda”), del V secolo: lettere di uguale altezza fatte di curve e di angoli retti. Nel IX secolo si sviluppò nel nuskhuri, inclinato e più angoloso; l’iscrizione più antica in questa scrittura, dell’835, si trova nella chiesa di Ateni Sioni, e i manoscritti più antichi risalgono all’864. I manoscritti ecclesiastici scritti in nuskhuri con maiuscole in asomtavruli nei titoli e all’inizio dei paragrafi si chiamano khutsuri, “scrittura ecclesiastica”.

La terza scrittura, il mkhedruli (“dei cavalieri, militare”), compare nel X secolo; anche la sua iscrizione più antica, del 982, è ad Ateni Sioni. Dapprima serviva a scopi profani, per esempio nei diplomi reali di Bagrat IV nell’XI secolo, e nel XIX secolo, con la stampa, divenne l’unica scrittura d’uso quotidiano per il georgiano. L’alfabeto aveva in origine 38 lettere; la Società per la diffusione dell’alfabetizzazione tra i georgiani, fondata nel 1879 da Ilia Chavchavadze, ne eliminò cinque superflue, lasciando le 33 in uso oggi. Il mkhedruli non distingue maiuscole e minuscole; le forme capitali chiamate mtavruli si usano solo nei testi tutti in maiuscolo e sono state aggiunte a Unicode nel 2018. Nel 2016 l’UNESCO ha iscritto la cultura vivente delle tre scritture georgiane nella lista del Patrimonio culturale immateriale.

L’ordine e i valori numerici delle lettere corrispondono all’alfabeto greco: vin, al sesto posto, ha il valore 6, come il digamma greco; he, all’ottavo posto, corrisponde all’eta greca; e hie, con il valore 60, allo xi greco. Le lettere per suoni che mancano al greco, come š, č, c, x o ǯ, stanno per lo più alla fine. L’asomtavruli scriveva il suono u con la coppia ႭჃ (o + w), come il greco ου; nel nuskhuri la coppia divenne un’unica lettera.

L’alfabeto georgiano in tre scritture

  • aan · 1
  • bban · 2
  • ggan · 3
  • ddon · 4
  • een · 5
  • vvin · 6; al posto del digamma greco
  • zzen · 7
  • ēhe · 8; al posto dell’eta greca, oggi in disuso
  • ttan · 9; t aspirata, come il greco θ
  • iin · 10
  • ḳḳan · 20; k eiettiva
  • llas · 30
  • mman · 40
  • nnar · 50
  • ṭṭar · 300; t eiettiva
  • q̇q̇ar · 800; q eiettiva
  • ššin · 900
  • ǯǯan · 8000; l’unica lettera asomtavruli con angoli acuti
  • hhae · 9000

kartuli“georgiano” in asomtavruli (con la u scritta come coppia ႭჃ) e in mkhedruli; cfr. საქართველო Sakartvelo “Georgia”, letteralmente “terra dei cartveli”

Una selezione di lettere; ogni riga mostra asomtavruli, nuskhuri e mkhedruli; dopo il punto, il nome della lettera e il suo valore numerico. Traslitterazione scientifica: ḳ, ṭ e q̇ sono consonanti eiettive pronunciate con un colpo di glottide, ʒ è dz e ǯ è g (come in giorno). Unicode distingue l’asomtavruli (GEORGIAN CAPITAL LETTER AN, U+10A0), il nuskhuri (GEORGIAN SMALL LETTER AN, U+2D00) e il mkhedruli (GEORGIAN LETTER AN, U+10D0); alcuni nomi differiscono da quelli georgiani, per esempio ჯ è JHAN. I caratteri sono resi con il font Noto Serif Georgian.

Una pagina dell’Iadgari, raccolta di inni liturgici compilata da Mikael Modrekili nel X secolo. Il testo è in nuskhuri con iniziali rosse in asomtavruli, la combinazione nota come khutsuri.
Una pagina dell’Iadgari, raccolta di inni liturgici compilata da Mikael Modrekili nel X secolo. Il testo è in nuskhuri con iniziali rosse in asomtavruli, la combinazione nota come khutsuri. Foto: Mikael Modrekili, pubblico dominio, Wikimedia Commons

L’antico georgiano

La lingua dei testi più antichi si chiama antico georgiano (V–XI secolo). Nel suo strato più antico (V–VIII secolo) si distinguono due varietà, khanmeti e haemeti, dette così da un prefisso verbale kh- o h- dove il successivo antico georgiano classico ha h-, s- o nulla. Di questo periodo sopravvivono solo una dozzina circa di iscrizioni e otto manoscritti con testi religiosi, spesso palinsesti, cioè pergamene il cui testo originale fu raschiato e sovrascritto. L’opera letteraria più antica è il Martirio della santa regina Shushanik, attribuito a Iakob Tsurtaveli nel V secolo.

Fin dall’inizio i monaci georgiani operarono anche all’estero: in Palestina, nel Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai e, dal X secolo, sul Monte Athos, dove fu fondato il monastero georgiano di Iviron. L’antico georgiano rimase la lingua della Chiesa ortodossa georgiana, e i georgiani di oggi lo comprendono in larga misura. Nell’XI–XII secolo lasciò il posto al medio georgiano, la cui opera più famosa è il poema epico di Shota Rustaveli Il cavaliere dalla pelle di tigre, del XII secolo. I primi libri stampati (in parte) in georgiano uscirono nel 1629.

Il monastero di Jvari sopra Mtskheta, l’antica capitale del Kartli, con la sua chiesa della fine del VI – inizio del VII secolo.
Il monastero di Jvari sopra Mtskheta, l’antica capitale del Kartli, con la sua chiesa della fine del VI – inizio del VII secolo. Foto: Bernard Gagnon, CC BY 4.0, Wikimedia Commons
Iscrizioni dipinte in asomtavruli nel Monastero georgiano della Croce a Gerusalemme. Le parole sono separate da segni simili ai due punti, come nei manoscritti medievali.
Iscrizioni dipinte in asomtavruli nel Monastero georgiano della Croce a Gerusalemme. Le parole sono separate da segni simili ai due punti, come nei manoscritti medievali. Foto: Uri ZACKHEM, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons

La terza scrittura del Caucaso

Koriun attribuisce a Maštoc’ anche una scrittura per gli albani del Caucaso, un popolo che viveva nell’odierno Azerbaigian e nel Daghestan meridionale e parlava una lingua caucasica nord-orientale. La scrittura fu in uso dal V al XII secolo e poi cadde nell’oblio. Solo nel 1937 lo studioso georgiano Ilia Abuladze ne trovò l’alfabeto in un manoscritto armeno del XV secolo conservato al Matenadaran (n. 7117), che mette a confronto diversi alfabeti. Seguirono nel 1947–1952 brevi iscrizioni dagli scavi di Mingachevir.

Testi continui sono stati trovati solo nel Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai: nel 1996 lo studioso georgiano Zaza Aleksidze riconobbe, sotto il testo georgiano di alcuni palinsesti, uno strato inferiore scritto in alfabeto albano (annunciato nel 1997). Contiene frammenti di un lezionario e del Vangelo di Giovanni, pubblicati nel 2008 da Aleksidze, Jost Gippert e altri; solo grazie a essi oggi la lingua si può leggere in larga parte. L’alfabeto ha 52 lettere e, secondo Gippert, la sua struttura dipende dall’alfabeto armeno più o meno come quello armeno dipende dal greco. L’udi, parlato da circa 8000 persone, è considerato l’ultimo discendente dell’albano caucasico.

Cronologia

  1. circa 189 a.C.Artassia I fonda la dinastia artasside in Armenia.
  2. 301 (secondo la tradizione)L’Armenia adotta il cristianesimo.
  3. 326 o 337Il Kartli (Iberia) adotta il cristianesimo sotto il re Mirian III.
  4. 387L’Armenia è spartita tra Roma e la Persia.
  5. circa 405Mesrop Maštoc’ crea l’alfabeto armeno.
  6. circa 430Iscrizioni georgiane a Bir el Qutt presso Betlemme (datazione incerta).
  7. circa 434Viene completata la traduzione armena della Bibbia dal greco.
  8. 440Morte di Mesrop Maštoc’.
  9. 493/494Iscrizioni nella cattedrale di Sioni a Bolnisi.
  10. 835 e 982Le più antiche iscrizioni in nuskhuri e in mkhedruli (Ateni Sioni).
  11. 989Il Vangelo di Etchmiadzin.
  12. 1512Esce a Venezia il primo libro armeno a stampa.
  13. 1879Viene fondata la Società per la diffusione dell’alfabetizzazione tra i georgiani; eliminerà dall’alfabeto cinque lettere superflue.
  14. 1937Ilia Abuladze trova l’alfabeto albano caucasico nel Matenadaran.
  15. 1959Viene fondato il Matenadaran di Erevan.
  16. 1996Zaza Aleksidze identifica i palinsesti albano-caucasici del Sinai (annunciati nel 1997, pubblicati nel 2008).

L’armeno e il georgiano sul globo

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Fonti e letture consigliate

  • Robert W. Thomson: An Introduction to Classical Armenian. Caravan Books, 1975.
  • Peter T. Daniels, William Bright (eds.): The World's Writing Systems. Oxford University Press, 1996.
  • Donald Rayfield: The Literature of Georgia: A History. RoutledgeCurzon, 2nd ed. 2000.
  • Jost Gippert, Wolfgang Schulze, Zaza Aleksidze, Jean-Pierre Mahé: The Caucasian Albanian Palimpsests of Mount Sinai. Brepols, 2008.
  • Koriwn: The Life of Mashtots. Transl. Bedros Norehad, 1964.
  • B. George Hewitt: Georgian: A Structural Reference Grammar. John Benjamins, 1995.
  • Glottolog 5 (le lingue e la loro classificazione).

Illustrazione: Atlante delle lingue. Fotografie: Wikimedia Commons, con autori e licenze indicati accanto a ogni immagine. Testo: Atlante delle lingue, in base alla letteratura scientifica citata sopra.

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