
Storie delle lingue
Il tè e altre parole viaggiatrici
Il cinese 茶 per terra e per mare · parole che viaggiano
Nella maggior parte delle lingue per cui disponiamo di dati, la parola per «tè» deriva dal cinese 茶. Si è però diffusa in due forme: come cha, la pronuncia della maggior parte delle varietà cinesi, e come te, la pronuncia di Xiamen, porto della Cina meridionale. La forma che una lingua possiede rivela da dove il tè è giunto ai suoi parlanti e per quale via. Il ceco appartiene alle lingue di tipo cha: ha preso in prestito čaj dal russo.
Un carattere, molte pronunce
In cinese la parola per «tè» si scrive 茶. Il carattere si è sviluppato da uno più antico, 荼 (tu), che indicava varie piante amare e, all'epoca della dinastia Han (202 a.C. – 220 d.C.), anche il tè; la forma 茶, con un tratto orizzontale in meno, divenne standard sotto i Tang (618–907). Il carattere è uno solo, ma le pronunce nelle lingue cinesi sono molte: chá in mandarino, caa in cantonese, zo nel dialetto di Shanghai e tê nelle varietà min meridionali della costa del Fujian.
Gli studiosi di fonologia storica ritengono che tutte queste forme risalgano a un'unica forma del cinese medio, ricostruita approssimativamente come dra (dove dr- rappresenta un'unica consonante retroflessa), e che si siano differenziate per effetto di mutamenti fonetici regolari. Secondo un'ipotesi, la parola cinese stessa potrebbe essere stata presa in prestito dalle lingue austroasiatiche della patria d'origine della pianta del tè, nella Cina sud-occidentale e nella Birmania settentrionale, dove si ricostruisce una radice con il significato di ‘foglia’. L'ipotesi resta non dimostrata.
Le lingue che conobbero il tè dalla Cina adottarono la pronuncia con cui entrarono in contatto, perciò le parole per «tè» si dividono in due tipi principali, cha e te. Accanto a questi esistono parole di altra origine, soprattutto nelle regioni in cui la pianta del tè è usata da tempo immemorabile; in birmano, per esempio, le foglie di tè fermentate si chiamano lahpet.

Cha: le vie di terra
La forma cha viaggiò soprattutto via terra, dalla Cina interna all'Asia centrale e alla Persia. Lungo il percorso acquisì una -y finale: il persiano ha chāy, il turco çay, l'arabo shāy, l'hindi e l'urdu chāy. Secondo Victor Mair ed Erling Hoh si tratta di una desinenza persiana, con la quale la parola proseguì verso ovest e verso sud; raggiunse l'hindi e l'urdu sotto l'influenza della corte moghul.
Anche in Russia il tè arrivò via terra. Nel 1638 lo zar Michele ricevette in dono da un khan mongolo quattro pud (circa 65 kg) di tè, che in seguito fu portato in Russia con le carovane. Il russo чай (chay) ha la stessa -y finale della parola persiana; il modo esatto in cui sia giunto in russo – attraverso il persiano, le lingue turche o il mongolo – è spiegato in modi diversi.
Il giapponese, il coreano e il vietnamita presero in prestito la parola molto prima, da fasi più antiche del cinese e indipendentemente dal commercio del Cinquecento. Il giapponese dice cha (in forma cortese ocha) e conosce anche la lettura sa, come in sadō, ‘la cerimonia del tè’. Il coreano ha cha, il vietnamita due forme, trà e chè.

Te: le vie di mare
La forma te proviene dal dialetto amoy del min meridionale, parlato nel porto di Xiamen (un tempo Amoy) nella provincia del Fujian. Xiamen e la vicina Quanzhou erano tra i principali punti di contatto con i mercanti stranieri. Anche il malese, lingua del commercio nel Sud-Est asiatico, prese tê dai mercanti min meridionali, nella forma teh.
Furono gli olandesi a portarla in Europa. La Compagnia olandese delle Indie orientali trasportò il suo primo carico di tè da Macao a Giava nel 1607 e divenne presto il principale importatore di tè d'Europa. I suoi mercanti presero la parola thee o direttamente dai commercianti min meridionali del Fujian e di Taiwan, o attraverso il malese nel porto giavanese di Bantam; vengono proposte entrambe le vie.
Dall'olandese la parola si diffuse in altre lingue dell'Europa occidentale: inglese tea, francese thé, tedesco Tee, spagnolo té. Nel 1660 Samuel Pepys annotò nel suo diario di aver bevuto per la prima volta «a cup of tee (a China drink)». Poiché il tè raggiunse l'Europa occidentale per nave, la forma te viene associata al commercio marittimo e cha alle vie di terra. È una regola pratica utile, ma una semplificazione.
Il ceco: da thé a čaj
Il ceco appartiene al tipo cha. Secondo i dizionari etimologici cechi ha preso in prestito čaj dal russo; la -j finale rimanda al ramo passato per l'Asia centrale. Lo slovacco e le lingue slave meridionali hanno la stessa parola (serbo e croato čaj, bulgaro чай).
I vicini del ceco si comportano diversamente. Il tedesco (Tee) e l'ungherese (tea) appartengono al tipo te. Il polacco ha herbata, dal latino moderno herba thea (thee), ‘erba del tè’, e il lituano arbata è stato preso in prestito dal polacco; anche lì, quindi, c'è te, nascosto in una locuzione con la parola per ‘erba’. Il WALS classifica perciò il polacco tra le lingue con un'altra parola. Il bollitore, però, in polacco si chiama czajnik, dal russo чай.
Nemmeno il ceco ha sempre avuto soltanto čaj. La parola più antica era thé (té), probabilmente presa dal tedesco ma scritta alla francese. Čaj entrò nella lingua standard nel XIX secolo come russismo e verso l'inizio del Novecento aveva soppiantato thé; oggi thé è antiquato. Attualmente čaj indica anche infusi di piante diverse dalla pianta del tè, come il tè alla frutta o la tisana di erbe.
Il tè in diverse lingue
Una selezione di lingue per tipo. Le traslitterazioni delle scritture non latine sono semplificate.
| parola | lingua | tipo | origine e percorso |
|---|---|---|---|
| 茶 chá | Cinese mandarino | cha | la pronuncia della maggior parte delle varietà cinesi |
| 茶 tê | Cinese min meridionale (amoy) | te | il porto di Xiamen, punto di partenza del commercio marittimo |
| 茶 caa4 | Cantonese | cha | Canton e Macao; da qui il portoghese chá |
| 茶 cha, ocha | Giapponese | cha | un prestito più antico dal cinese |
| trà, chè | Vietnamita | cha | due forme prese in prestito dal cinese |
| chá | Portoghese | cha | per mare, dal cantonese a Macao, XVI secolo |
| چای chāy | Persiano | cha | via terra attraverso l'Asia centrale; -y finale |
| çay | Turco | cha | dalla forma persiana |
| شاي shāy | Arabo | cha | dalla forma persiana |
| चाय chāy | Hindi | cha | dal persiano, sotto l'influenza moghul |
| чай chay | Russo | cha | via terra; il tè in Russia dal XVII secolo |
| čaj | Ceco | cha | dal russo, XIX secolo; in precedenza thé |
| herbata | Polacco | altro (WALS); te nascosto in una locuzione | dal latino moderno herba thea (thee) |
| thee | Olandese | te | da mercanti min meridionali o malesi, XVII secolo |
| tea | Inglese | te | dall'olandese, XVII secolo; anche cha e chai |
| Tee | Tedesco | te | dall'olandese |
| thé | Francese | te | dall'olandese |
| tea | Ungherese | te | dalle lingue dell'Europa occidentale |
| teh | Malese | te | direttamente dai mercanti min meridionali |
Il tè sulla mappa del mondo
Il World Atlas of Language Structures (WALS) dedica un intero capitolo alla parola per «tè», scritto dal linguista svedese Östen Dahl. Per 230 lingue distingue tre valori: parole derivate dal cinese cha, parole derivate dal min meridionale te e parole di altra origine. Poco meno della metà delle lingue del campione ha il tipo cha, poco più di un terzo il tipo te e le restanti un'altra parola. Il globo ne mostra 222; le altre lingue del WALS non hanno una localizzazione in Glottolog.
La mappa colora le lingue sul globo secondo questi tre valori. Il tipo te prevale nell'Europa occidentale e nelle lingue che conobbero il tè tramite mercanti navigatori, il tipo cha in una fascia che va dall'Europa orientale, attraverso il Medio Oriente e l'Asia centrale, fino all'India e all'Asia orientale. La mappa mostra solo le lingue del campione WALS, non tutte le lingue del mondo.
Mostra sul globoI viaggi delle parole sul globo
Il globo mostra come le parole per tè, caffè, zucchero e arancia hanno viaggiato da una lingua all'altra: gli archi vengono tracciati passo dopo passo a partire dalla lingua di origine, e una linea tratteggiata indica un percorso controverso. Allo stesso modo si possono seguire altre parole che hanno fatto il giro del mondo: cioccolato e pomodoro dal nahuatl, scacco e matto dal persiano, alcol dall'arabo, zero e cifra dall'arabo ṣifr (il ceco nula viene dal latino) e shampoo dall'hindustani.
Prestito o eredità?
Le parole di lingue diverse possono somigliarsi per due ragioni. Le parole affini (cognate) sono ereditate da lingue imparentate da un antenato comune: il ceco tři, il latino trēs e l'inglese three si somigliano perché risalgono tutti allo stesso numerale indoeuropeo, e i mutamenti fonetici che li hanno allontanati sono regolari. I prestiti, invece, sono ripresi da un'altra lingua, che non è necessariamente imparentata. L'inglese e l'ungherese tea si scrivono allo stesso modo, sebbene l'inglese sia una lingua indoeuropea e l'ungherese uralica; hanno in comune soltanto il fatto di aver preso entrambi in prestito la parola.
Un prestito che si è diffuso in molte lingue, spesso lontane e non imparentate, si chiama parola viaggiatrice o migrante; i linguisti usano anche il termine tedesco Wanderwort (plurale Wanderwörter). Parole di questo tipo viaggiano di solito con merci, colture, animali o nuove tecniche. Per le Wanderwörter antiche, come le parole per rame, argento, vino o canapa, è spesso difficile stabilire da quale lingua siano partite. Il tè è un caso insolito, perché si è diffuso relativamente tardi e i suoi percorsi sono ben documentati.
Termini chiave
Termini usati per ricostruire l'origine delle parole:
- prestito
- Parola ripresa da un'altra lingua, di solito adattata ai suoni e alla grammatica della lingua che la accoglie.ceco čaj dal russo, cukr ‘zucchero’ dal tedesco
- lingua intermediaria
- Lingua attraverso cui una parola è passata nel suo percorso dalla lingua di origine a quella che la prende in prestito.il russo per il ceco čaj, l'olandese per l'inglese tea
- calco
- Prestito in cui non viene ripresa la parola straniera in sé; se ne imitano la struttura o il significato con materiale nativo.ceco rajské jablko ‘mela del paradiso’ sul modello del tedesco Paradiesapfel
- parola affine (cognata)
- Parola ereditata da una lingua antenata comune; la somiglianza deriva dalla discendenza, non dal prestito.tři – trēs – three
- Wanderwort (parola viaggiatrice)
- Prestito diffuso in molte lingue, spesso non imparentate, di solito insieme alla cosa che designa.tè, zucchero, caffè
Caffè, zucchero, arancia e altre
Il tè non è l'unica parola che ha viaggiato con le merci. In modo analogo si sono diffusi i nomi di colture e alimenti che l'Europa conobbe dall'Asia, dall'Africa e dalle Americhe. Per la maggior parte di essi il percorso è ben documentato; per alcuni il punto di partenza resta incerto.
Caffè: l'arabo qahwa giunse nelle lingue europee attraverso il turco ottomano (kahve), e in inglese nel 1582 attraverso l'olandese koffie. È una parola araba che un tempo significava anche vino; deriva o da un verbo che significa ‘non avere appetito’ o da una radice che indica un colore scuro. Il collegamento, spesso citato, con la regione etiope di Kaffa è meno sicuro.
Cioccolato: lo spagnolo chocolate è attestato dal 1579, ma la sua origine precedente è controversa. L'opinione diffusa secondo cui deriverebbe dal nahuatl chocolatl non trova fondamento nelle fonti: i primi testi in nahuatl chiamano la bevanda al cioccolato cacahuatl, ‘acqua di cacao’. Una derivazione da un ipotetico xocoatl, ‘bevanda amara’, incontra difficoltà fonologiche; alcuni studiosi collegano la parola al nawat chikola:tl, ma anche questo non è certo.
I percorsi di altre parole
In forma semplificata, dalla forma attestata più antica fino al ceco:
| ceco | parola di partenza | percorso |
|---|---|---|
| káva ‘caffè’ | arabo قهوة qahwa | turco ottomano kahve → lingue europee (italiano caffè → francese café → tedesco Kaffee; olandese koffie → inglese coffee); il ceco káva fu introdotto dagli scrittori della Rinascita nazionale ceca sul modello del polacco kawa, al posto di kafe dal tedesco |
| cukr ‘zucchero’ | sanscrito शर्करा śarkarā, ‘zucchero macinato o candito’ | persiano shakar → arabo sukkar → latino medievale succarum, italiano zucchero → tedesco Zucker → ceco |
| pomeranč ‘arancia (frutto)’, oranžový ‘arancione (colore)’ | una lingua dravidica (forse il tamil o il telugu) → sanscrito nāraṅga | persiano nārang → arabo nāranj → italiano arancia, francese orange (la n- iniziale è caduta; lo spagnolo naranja la conserva); pomeranč attraverso il tedesco Pomeranze dal latino medievale pomerancia (latino pōmum ‘frutto, mela’ + arancia), oranžový dal francese |
| rajče ‘pomodoro’, tomatový | nahuatl tomatl (soprattutto il tomatillo; il pomodoro rosso è xitomatl) | spagnolo tomate → lingue europee (inglese tomato, tedesco Tomate); il ceco rajče è una parola nativa derivata da rajské jablko ‘mela del paradiso’, calco del tedesco Paradiesapfel; il prestito sopravvive nell'aggettivo tomatový |
| čokoláda ‘cioccolato’ | spagnolo chocolate (1579) | poi nelle lingue europee; il modo in cui la parola sia entrata in spagnolo è controverso |
Le colture dietro le parole viaggiatrici


Cronologia
- 202 a.C. – 220 d.C.Dinastia Han: il carattere 荼 (tu, ‘pianta amara’) indica anche il tè.
- 618–907Dinastia Tang: il carattere 茶 diventa standard; nell'VIII secolo Lu Yu scrive il Canone del tè.
- anni Cinquanta del CinquecentoI portoghesi commerciano a Macao e adottano il cantonese cha.
- 1559Il secondo volume delle Navigationi et viaggi di Ramusio, pubblicato postumo, menziona il «Chiai Catai» – considerato di solito il primo riferimento al tè nella letteratura europea.
- 1598La traduzione inglese dei viaggi di Linschoten riporta chaa.
- 1607La Compagnia olandese delle Indie orientali trasporta il suo primo carico di tè da Macao a Giava.
- 1615Richard Wickham scrive di «chaw» – una delle prime attestazioni inglesi.
- 1638Lo zar Michele riceve in dono il tè da un khan mongolo.
- 1660Samuel Pepys annota «a cup of tee» nel suo diario.
- 1662Caterina di Braganza introduce l'uso del tè alla corte inglese.
- 1836I britannici iniziano a coltivare in India la pianta del tè cinese.
- XX secoloChai (tè speziato), dall'hindi e dall'urdu, entra in inglese.
- 2005Esce il World Atlas of Language Structures (WALS), con il capitolo di Östen Dahl sulla parola per «tè».
Le lingue sul globo
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Fonti e letture consigliate
- Victor H. Mair, Erling Hoh: The True History of Tea. Thames & Hudson 2009.
- Östen Dahl: Tea. In: Matthew S. Dryer, Martin Haspelmath (eds.): The World Atlas of Language Structures Online, ch. 138. Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Leipzig 2013.
- Martin Haspelmath, Uri Tadmor (eds.): Loanwords in the World's Languages. A Comparative Handbook. De Gruyter Mouton 2009.
- Jiří Rejzek: Český etymologický slovník. Leda 2001.
- Václav Machek: Etymologický slovník jazyka českého. Academia, 2nd ed. 1968.
- Sophie D. Coe, Michael D. Coe: The True History of Chocolate. Thames & Hudson 1996.